Deathwhite – Grave Image (2020)

Titolo: Grave Image
Autore: Deathwhite
Genere: Dark Melodic Metal
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:736

Ad ogni passo l’aria gelida è più rarefatta. Il gesto semplice e naturale, eseguito senza sforzo cosciente, di disporre in sequenza un respiro dopo l’altro per restare vivi, può diventare estenuante mentre la mente si annebbia ed il bianco accecante avvolge lentamente gli ignoti viandanti, insinuando in loro il torpore che anticipa il sonno pre-morte. L’imperativo è resistere, ancora pochi passi, ancora pochi attimi, l’enorme Santuario sulla sommità s’intravede, imponente, circondato da nere lapidi. Le gambe cominciano a cedere e lo sguardo si volge verso l’immensità del firmamento, così vicino eppur così distante, testimone insondabile d’ogni ultimo spasmo… I Deathwhite s’inerpicano adagio, asceti erranti, consapevoli del fatto che una volta raggiunta la cima sarà facile smettere di lottare ed abbandonarsi docilmente alla morte: niente più angoscia, né incomprensioni, né illusioni, né patimenti terreni di sorta. Tra le rocce nude e le poche fronde rattrappite dal gelo si aggirano inquieti gli spiriti guida che li sospingono lungo la lenta risalita. Hanno sembianze tenebrose, mitizzate nel tempo ed i loro nomi incutono un timore reverenziale che suscita profonda devozione: Katatonia, Novembre, Paradise Lost, Anathema, Woods Of Ypres, Ghost Brigade… il loro credo, il mantra che sussurrano alle anime in transito e che esse ripetono, è un doom accorato, metallico e potente, venato di melodia gotica, drammatico nella sua purezza e nel messaggio che l’accompagna: non è forse la terra uno sconfinato, meraviglioso sepolcro in cui adagiarsi e riposare per sempre? Grembo e tomba, creatrice e distruttrice, sorgente di vita e ricettacolo di morte, in un ciclo apparentemente interminabile. Accorato, si diceva, pervaso da un’afflizione sottile che si incunea sottopelle, infida e vibrante, ingrediente imprescindibile nella materia doom/gothic che il gruppo americano plasma mescolando ogni sfumatura di grigio; metallico e possente come i riff asciutti e taglienti di certo modern metal (producono Shane Mayer ed Art Paiz, mastering affidato a Dan Swanö) e le frequenti sottolineature ritmiche di una doppia cassa misurata ma efficace; melodico, grazie a toccanti intarsi acustici, a riverberi dark ed a brevi, intensi assoli ma soprattutto a linee vocali terse, nitide e cariche di delicata amarezza (senza ricorso all’avvicendamento, consueto nel genere, con growl o scream): par di sentire, in lontananza, il canto limpido ed affranto di Mikael Åkerfeldt, Mariusz Duda o Carmelo Orlando. Citazione d’obbligo per la katatonica “Grave Image”, che intitola questo secondo album, per la struggente “Plague Of Virtue”, impreziosita da un chorus capolavoro (“Can’t you feel what I feel?”) e per la conclusiva “Return To Silence”, riassunto commovente di quel Dark Melodic Metal scelto da Season Of Mist come indicazione di stile per la promozione del disco. Gli eremiti di Pittsburgh arrancano, stremati ma finalmente sereni, ora che pochi metri li separano dalle pietre tombali che attendono d’essere incise con i loro nomi…  se mai saranno rivelati.

Tracce:

1. Funeral Ground (05:05)
2. In Eclipse (04:46)
3. Further from Salvation (04:56)
4. Grave Image (04:50)
5. Among Us (04:11)
6. Words of Dead Men (03:56)
7. No Horizon (05:29)
8. Plague of Virtue (04:14)
9. A Servant (04:43)
10. Return to Silence (06:38)

Formazione:
Ignota

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http://deathwhite.com/

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