Kvelertak – Splid (2020)

Titolo: Splid
Autore: Kvelertak
Genere: Rock / Metal
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:529

Kurt Ballou è uno dei pochi produttori di grido ai quali non aprirei lentamente la faccia in due con una sega da legno (andrebbe decapitato, certo, ma nulla di più cruento). Un discreto incentivo all’ascolto. Almeno si può, per una volta, sospettare che un gruppo sia andato in studio, abbia suonato degli strumenti rock – addirittura davanti a dei microfoni – e che il risultato di ciò sia poi in certa parte finito sul disco di turno per regalarci l’ennesima emozione.
Avevo lasciato gli Kvelertak con il roboante “Meir”, lavoro che mi colpì sinceramente. Troppe volte tatuaggi sul giusto muscolo, barbe corvine e ciuffi disorbitanti sono equivalsi ad uno squallido pop di bassa lega e nullo gusto, spacciato per tutt’altro da chi ha la gommapane nel cervello a chi ha il pesticida nelle orecchie. Gli Kvelertak hanno invece un po’ più di gusto; per la gioia del nostro sdrucito stereo.
Punto a loro favore è di certo il cantato prevalentemente in lingua madre… finalmente un calcio in bocca al solito, stereotipato, soffocante idioma che ci mette in croce giornalmente.
“Splid” tiene fede al proprio titolo e presenta per lo più dei brani di cui magari digerirete solamente i primi due minuti e poi gli ultimi quaranta secondi, tanta è la carne (umana, beninteso) messa al fuoco. Prendiamo “Fanden Ta Dette Hull!”, ad esempio: inizia praticamente à la The Hellacopters, poi ci sorprende uno stacco thrash, lo segue un assolo slayeriano che introduce una sfuriata anch’essa figlia dei demonici quattro, dopodiché torna sui suoi rock ‘n’ rolleggianti passi. Oppure, ancora, “Bråtebrann”: matrimonio tra rock ‘n’ roll, heavy metal e ritornello che sembra orgogliosamente intonato da un gruppo di Vichinghi a bordo di una navicella spaziale.
“Delirium Tremens” si spinge un pelo più in là, con la sua prima metà pop intramezzata da un altro furto/tributo alla premiata coppia Hannemann-King, per sfociare infine in un death svedese di quello melodico e tirato (vengono in mente per un attimo Unanimated e Dawn) mentre una chitarra acustica sullo sfondo tiene che è una meraviglia, appena prima di sfiorare certi Soilent Green e i loro fraseggi impazziti, a pochi secondi dalla fine del pezzo. Corroborante.
Il difetto che salta al mio ascolto è però quel goccio di orecchiabilità di troppo, che rivela una certa qual voglia di classifica – “Uglas Hegemoni” sarebbe un gran singolo, sotto quel profilo – e qui lo sposalizio con l’altalenante Rise Records acquista sicuramente più senso. C’è da chiedersi solo se la colpa sia dell’uovo o della gallina.

Tracce:

1. Rogaland
2. Crack Of Doom
3. Necrosoft
4. Bråtebrann
5. Uglas Hegemoni
6. Fanden Ta Dette Hull!
7. Tevling
8. Stevnemøte Med Satan
9. Delirium Tremens
10. Ved Bredden Av Nihil

Formazione:

Marvin Nygaard: basso
Vidar Landa: chitarra
Bjarte Lund Rolland: chitarra
Maciek Ofstad: chitarra e voce
Håvard Takle Ohr: batteria
Ivar Nikolaisen: voce

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