Psychotic Waltz – The God-Shaped Void (2020)

Titolo: The God-Shaped Void
Autore: Psychotic Waltz
Genere: Progressive Metal
Anno: 2020
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:1173

Ho sempre attribuito alla musica degli Psychotic Waltz un valore antropologico, quasi fossero autentici depositari di un sapere ancestrale. Come sciamani, giunti tra noi da un’era in cui i confini tra magia, religione e scienza erano impercettibili, in grado di stabilire un collegamento fra il mondo spirituale e quello terreno grazie alle emanazioni prodigiose della loro musica. Un lasso di tempo per noi così prolungato (23 anni, praticamente una generazione) è un semplice battito d’ali per questi Padri del progressive metal americano: “To Chase The Stars” è sempre stato l’obiettivo, “No Glory” la sentenza di un destino avverso, “Spiral Tower” il simbolo di un retaggio artistico senza eredi, raro ed irraggiungibile, come il demo (ascoltatelo su YT) a nome Aslan da cui tutto ha avuto origine, registrato nel 1986 dalla stessa formazione che ci dona questo “The God-Shaped Void”. A precederlo, dal 1990 al 1996, quattro album fondamentali, uno ogni due anni, espressione di un linguaggio progressivo immune alla verbosità barocca in voga nel decennio: anche i labirinti metallici creati nei primi due (capo)lavori, per quanto affini a certe strutture oblique già sperimentate in passato, erano proiettati in un immaginario cosmico ed insolito, costellato di charme psichedelico e stravaganti atmosfere oniriche, distante anni luce dai fraseggi strumentali (inconcludenti?) in voga nel progressive più “popolare”. Sette gli anni di lavorazione (a distanza, Devon Graves/Buddy Lackey vive a Vienna dal 1999), un processo creativo lungo ed articolato, cominciato all’indomani di quel “Power Of Metal” tour del 2011, al fianco di Nevermore e Symphony X, che ha sancito ufficialmente la riunione del gruppo. Musicalmente quasi nulla è cambiato dallo sfortunato “Bleeding” (qualcuno ricorderà lo spiacevole incidente durante le riprese di “Faded”) che aveva sospeso, fino ad oggi, gli effetti dell’incantesimo. Lo stesso fascino arcano pervade ogni nuova traccia, nel naturale proseguimento del percorso sonoro iniziato con “Mosquito”, maturato in quell’ultimo, ermetico capolavoro e perfezionato ora anche grazie al supporto tecnico in studio di Ulrich Wild, Josh Mallit e Jens Bogren (sigh); meno acrobazie quindi, meno aggressività e la ricerca continua di un clima malinconico ed oscuro, dai tratti quasi doom, in cui si susseguono momenti di psichedelia “cosmica” e sinfonie avvolgenti, puntellate dall’eleganza ritmica tribale di Norman Leggio e di un più dimesso Ward Evans. La perfetta sintonia tra Dan Rock e Brian McAlpin regala, come in passato, alcuni dei momenti di maggior pregio, tra assoli e scale raffinatissime, potenti riff spezzati e cascate iridescenti di chitarre acustiche: magia. Poi c’è Devon, con il suo flauto… ineguagliabile. Le metriche, le cadenze e le sfumature tenui della sua voce cangiante, ammaliano e colorano testi ancora una volta introspettivi e poetici, trasposti su tela dall’arte visionaria di Travis Smith. Le esperienze europee di Buddy con Dead Soul Tribe, Ayreon e The Shadow Theory hanno senza dubbio contribuito a mantenere vivo l’interesse per la musica dei californiani ed hanno inaugurato il rapporto di fiducia con Inside Out, ora promotrice di questo attesissimo ritorno. Attesissimo e riuscito forse oltre ogni più rosea aspettativa: il metal siderale di “Devils And Angels”, con il flauto magico in lontananza a guidare le danze, la melodia arabeggiante di “Stranded”, l’eco floydiana di “While The Spiders Spin”, l’urgenza drammatica di “Sisters Of The Dawn” ed il climax emotivo di “The Fallen” ci sbalzano nell’universo parallelo in cui questo gruppo di anime affini ha sempre soggiornato placidamente. L’atmosfera fiabesca di “Demystified”, l’andamento sinistro di “Pull The String”, il prog-groove di “All The Bad Men”, la catarsi vintage di “In The Silence”… ogni traccia suscita emozioni profonde e coinvolge l’ascoltatore assorbendolo completamente. Non è forse questo il più grande pregio degli hippies di El Cajon, la capacità di rapire gentilmente la mente ed il cuore (sciamani, si diceva?) e di congiungerli ad una dimensione incorporea altrimenti irraggiungibile? “There is a God-Shaped Void in the heart of each man which cannot be satisfied by any created thing”[B. Pascal] (Nel cuore d’ogni uomo c’è un vuoto che ha la forma di Dio che non può essere colmato da alcuna cosa creata…) almeno fino al 14 febbraio 2020, vorrei precisare. Mancava solo la data, ma Pascal non poteva saperlo…

Tracce:

1. Devils And Angels
2. Stranded
3. Back To Black
4. All The Bad Men
5. The Fallen
6. While The Spiders Spin
7. Pull The String
8. Demystified
9. Sisters Of The Dawn
10. In The Silence

Formazione:

Devon Graves – Voce e Flauto
Dan Rock – Chitarre e tastiere
Brian McAlpin – Chitarre
Ward Evans – Basso
Norman Leggio – Batteria

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