16/02/2020 : Five Finger Death Punch + Megadeth + Bad Wolves (Alcatraz – MI)

Visualizzazioni post:760

16/02/2020 : FIVE FINGER DEATH PUNCH + MEGADETH + BAD WOLVES

Il pacchetto di oggi prevede tre gruppi di alto livello e le aspettative saranno difficili da appagare. Abbiamo Bad Wolves e Megadeth come supporter degli headliner della serata: i Five Finger Death Punch. Fuori da ogni critica di abbinamento, il combo di Las Vegas ha fatto il botto come si suol dire ed in soli 15 anni ha registrato record di vendite ed incassi facendo il tutto esaurito in molte venue di tutto il mondo. Naturalmente la data di questa sera all’Alcatraz di Milano non fa eccezione. Una fila chilometrica circonda l’isolato della location meneghina stracolma ed è difficilissimo trovare un biglietto persino dai bagarini accorsi come falchi alla ricerca di tagliandi da poter poi rivendere a prezzi maggiorati.  C’è da dire che di tutto il tour, questo è il locale più raccolto ed intimo, dato che per l’estero sono stati riempiti interi palazzetti. Cosa dire… per noi è molto meglio perché ci godremo forse per l’ultima volta un concerto di tale caratura più da vicino, prima della consacrazione vera e propria, che è ormai dietro l’angolo. Unica amarezza sarà quella di vedere un palco non all’altezza di questo tour privo di una certa scenografia, fuochi pirotecnici, fiamme ed altre sorprese escluse questa sera per problemi di sicurezza e logistica.

BAD WOLVES

Tocca ai protetti di Zoltan Bathory aprire la serata. Il chitarrista dei Five Finger Death Punch è infatti il manager di questa promettente band californiana di indubbio spessore e notorietà, dovuti alle precedenti ed importanti esperienze di ogni singolo membro. Parliamo quasi di un supergruppo dato che ci riferiamo a nomi come God Forbid, Devildriver e Lamb of God. Noti, acclamati e criticati per la cover groove dei Cranberries, “Zombie”, la formazione losangelina ha a sua disposizione meno di un’ora e non sprecherà di certo la sua occasione. Li vediamo carichi, energici e con l’esperienza di aver già affrontato palchi ben più grandi per questo tour, ma un Alcatraz gremito non è certo da sottovalutare. Il pubblico è folto e caldissimo e bastano un paio di colpi ben assestati come “No Messiah” e “Learn To Live” per far capire alla folla che i Bad Wolves non sono solo una pop-rock band, soprattutto grazie ad un growl ben assestato direttamente dalle corde vocali profonde e gravi del singer Tommy Vext.  Si va avanti spediti con “Remember When” e “No Master” e con i riff ben rodati degli esperti axeman Doc Coyle e Chris Cain. Una setlist compatta e valida, composta da tracce degli unici due lavori del combo statunitense “Disobey” e “N.A.T.I.O.N.”. Si arriva presto alla fine della performance. Come spesso succede nei gruppi in apertura il suono non è dei migliori e probabilmente sul palco è ancora peggio. Per questo motivo il frontman Vext decide di scendere dal palco per concludere in mezzo alla folla – naturalmente con la controversa cover della celeberrima band irlandese sopracitata – ed è subito entusiasmo, follia e tanto feeling con il pubblico incredulo. Il modo migliore per cercare consensi e dimostrare al pubblico di che pasta sono fatti i Bad Wolves… direi che i lupacchiotti sono stati già svezzati ed è ora di uscire presto allo scoperto con un tour da headliner. Li aspetteremo il prossimo inverno, come da promessa.

Scaletta:
No Messiah
Learn to Live
Remember When
No Masters
Killing Me Slowly
Sober
I’ll Be There
Zombie

Formazione:
Tommy Vext – voce
Doc Coyle – chitarra solista,
Chris Cain – chitarra ritmica, voce secondaria
Kyle Konkiel– basso, voce secondaria
John Boecklin – batteria, percussioni

MEGADETH

Un’insolita posizione in scaletta per un gruppo storico fa sempre discutere. Per quanto mi riguarda a volte è bello andare a vedere anche una band al top del successo e trovarsi come “regalo” un pezzo di storia, che in questo caso ha il nome di Megadeth. Per chi come il sottoscritto li ha già visti in azione più volte dunque una buona occasione di rivederli, per chi invece non li ha mai visti, sarà una buona opportunità di un assaggio in previsione magari di un concerto da headliner. Fuori da tutte le discussioni veniamo a noi. Parto prevenuto sapendo che la scaletta sarà dunque ridotta e che Dave Mustaine è appena uscito da un intervento per un tumore alla gola. C’è da dire, d’altra parte, che l’ultima esibizione al Rock The Castle fu un grande successo con la medesima formazione. Spazziamo via subito tutti i dubbi e diciamo che anche questa sera non è andata affatto male. Una partenza col botto, nonostante un po’ di voce impastata e un sound da sistemare, con “Hangar 18” ci fa sperare bene. Si prosegue con “The Threat Is Real” e “Sweating Bullets” e ci accorgiamo quanto Dave Mustaine sia teso ed impegnato a garantire il massimo come ha sempre fatto. Ci si rende conto inoltre della versatilità dei più giovani Kiko Loureiro e Dirk Verbeuren sorridenti e dotati di grande carisma e professionalità su pezzi vecchi, nuovi o anche alcuni ripescaggi. La scaletta di oggi riserva più di una sorpresa su titoli come “Trust” o “Angry Again”, ma soprattutto altri come “Dread And the Fugitive Mind” (con un assolo stravolto magistralmente da un eccellente Kiko Louriero) o “Dystopia”, preferite a grandi classici oggi assenti di cui ci rammarichiamo come “Tornado Of Souls” o “A Tout Le Monde”. Restano invece a tenere alto il vessillo dei brani old school le impossibili da eliminare da ogni scaletta “Symphony Of Destruction”, “Peace Sells” e la conclusiva “Holy Wars…”. Stasera non possiamo dire di aver visto uno dei più bei concerti dei Megadeth, ma sicuramente abbiamo avuto occasione di assistere ad uno spettacolo molto intimo di una band che ha influenzato il thrash metal a 360° in una delle sue migliori formazioni. Inoltre questa serata ho trovato un Dave Mustaine chiacchierino e a suo modo molto umano nel raccontare il suo problema con la malattia che lo ha afflitto e spaventato come è giusto che sia, fino ad arrivare a combattere e vincere per tornare sano al 100%. Condividere questa cosa sul palco è stato un modo molto toccante per ringraziare la famiglia e i fan che lo hanno aiutato a non mollare. Abbiamo in fondo assistito ad una band storica formata oggi da grandi professionisti, una scaletta insolita e un’esibizione non perfetta, ma lontana dalla delusione.

Scaletta:
Hangar 18
The Threat Is Real
Sweating Bullets
Conquer Or Die!
Trust
Angry Again
Dread and the Fugitive Mind
Dystopia
Symphony of Destruction
Peace Sells
Holy Wars… The Punishment Due

Formazione:
Dave Mustaine – voce e chitarra
David Ellefson – basso
Kiko Loureiro – chitarra
Dirk Verbeuren – batteria

FIVE FINGER DEATH PUNCH

Gli occhi per questa sera sono puntati tutti sull’headliner della serata. I Five Finger Death  Punch. Dunque entriamo nello specifico per sapere a cosa abbiamo assistito questa sera…! La prima nota positiva è vedere un Ivan Moody carico e scoppiettante, in seguito al periodo di riabilitazione per dipendenza da alcool. Il tour del riscatto per una band che rischiava il declino in così pochi anni. L’eclettico cantante appare vigoroso e ricco di energia. Incredibilmente si inizia con “Lift Me Up”, famosa per il suo duetto con il singer dei Judas Priest, Rob Halford, ovviamente assente questa sera. Si prosegue con “Trouble” e “Wash It All Away”, ormai grandi classici della band di Las Vegas. Una folla in delirio acclama i propri beniamini ad ogni annuncio di ogni pezzo da “Jekyll And Hyde” a “Sham Pain” alla cover autocelebrativa dei “Bad Company”.
Lo stage è carico di emozioni e la versatile voce di Moody viaggia tra alti, bassi e growl, facendo di lui un vero mattatore da palco, frontman istrionico e di gran carisma. Cambio di vestito e faccia da matto, Ivan interagisce con i fan con maestria strappando sorrisi e consensi. Lontano dai problemi che non gli hanno consentito di finire un tour per andare in riabilitazione, il singer gira e si agita come una trottola risultando forse il personaggio più simpatico della serata. Il momento acustico della serata con “Wrong Side Of Heaven” e “Battle Born”, ben lontane da ballad noiose e deludenti, è utile per riposarsi prima di altre cavalcate ben più impegnative. Una su tutte “Never Enough”, prima del momento di gloria di Charlie Engen ed il suo assolo di batteria.. L’improvviso abbandono dal tour da parte di Jason Hooks ha lasciato il posto ad un chitarrista particolarmente preparato che risponde al nome di Andy James (il piccolo errore e relativa ripresa sull’acustica “Battle Born” è stata pura casualità, andate pure su Youtube e cercate a quali qualità corrisponde quel nome nda). Dunque Zoltan ha un valido compagno d’armi sul palco. Non dimentichiamo il barbuto Chris Kael al basso, sguardo cattivo e tocco potente sulle quattro corde. “Burn MF” chiude più che degnamente una setlist che terminerà definitivamente con una combo di due brani contrapposti. “Inside Out”, l’ultimo singolo del disco in uscita (recensione qui) e “The Bleeding”, un classicone firmato FFDP tratto dal disco “The Way Of The Fist”. Possiamo concludere dicendo che abbiamo visto un pacchetto di tre gruppi molto preparati dal punto di vista tecnico che ci hanno fatto assistere ad uno show privo di punti deboli. Una location forse un tantino stretta per quello che sono le effettive dimensioni di questi gruppi, ma in fondo siamo in Italia.

Scaletta:
Lift Me Up
Trouble
Wash It All Away
Jekyll and Hyde
Sham Pain
Bad Company (Bad Company cover)
Burn It Down
Got Your Six
The Agony of Regret
The Tragic Truth (acoustic,partial)
Wrong Side of Heaven (acoustic)
Battle Born
Blue on Black (Kenny Wayne Shepherd cover)
Coming Down
Never Enough
Drum Solo
Burn MF
Encore:
Inside Out
The Bleeding

Formazione:
Ivan Moody – voce
Zoltan Bathory – chitarra
Chris Kael – basso
Jason Hooks – chitarra sostituito questa sera da Andy James
Charlie Engen – batteria

Tutte le foto sono di Olga Bochenko.

Bad Wolves:

Megadeth:

 

Five Finger Death Punch:

 

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.