Ross The Boss – Born Of Fire (2020)

Titolo: Born Of Fire
Autore: Ross The Boss
Genere: Heavy Metal
Anno: 2020
Voto: 6/7

Visualizzazioni post:414

L’immarcescibile Ross The Boss è tornato a brutalizzarci le carni equipaggiato dell’arma più letale che la vita gli abbia messo a disposizione: la sua chitarra. Sempre tagliente, sempre arrembante, sempre piena nella sua selvaggia prorompenza. Se con The Dictators contribuì a delineare i contorni del punk primevo, prima che il gruppo collassasse a causa delle solite implicazioni finanziarie e se con gli Shakin’ Street (coraggiosamente fronteggiati da una voce femminile) fece un passo che fu molto naturale, buttandosi in un certo hard rock stradaiolo, sono sicuro che la stragrande maggioranza dei lettori lo conosca per la sua decisiva militanza negli insostituibili Manowar, grazie ai primi sei album nei quali Ross ha scritto il suo nome a caratteri cubitali nella storia dell’heavy metal.

Dopo essersi in seguito riunito con Rhino negli ovvii Death Dealer, il nostro ha iniziato una carriera solista fiancheggiato da musicisti tedeschi e producendo album che a mano a mano si liberavano sempre di più dell’impronta Manowar, pur sempre solidamente conficcati in terreno metallico. Dopo quasi un decennio di pausa discografica, Friedman ritorna alcuni anni fa, con musicisti ora tutti statunitensi – tra cui spicca quel mezzo funambolo di Mike LePond, di casa Symphony X – e l’album “By Blood Sworn”. Stabilizzata infine la formazione nel 2018, con l’ingresso di Steve Bolognese (sostituto di Rhino nei Death Dealer) prima del tour di “By Blood Sworn”, il nostro ha preparato ora questo “Born Of Fire”, che si libera quasi del tutto della pesante eredità del suo ex-gruppo più celebre.

Lo stile di Capo Ross è sempre una garanzia. Se la sua ritmica è un fiume in piena, la solista ha gusto, colore ed un grandissimo senso della misura.

Poche vergate ad un incolpevole piatto ci scagliano nella mischia e la solita batteria di gomma ci ricorda che il 1990 è molto, troppo lontano. È subito violenza. Marc Lopes mette immediatamente le cose in chiaro e sbraita la sua furia senza ripensamenti, mentre LePond frulla impietoso e Bolognese si svita i polsi. Questa era “Glory To The Slain”. Ora tocca ad “I Am The Sword” scoccarci un’altra freccia nel centro del cervello: ritmo sostenuto, parte vocale impegnativa, durata perfetta, assolo inappuntabile. In chiusura del disco troviamo i pezzi forse più interessanti: “Godkiller” ha struttura semplice e solida e presenta interessantissimi assoli sovraincisi e sovrapposti, oltre ad essere l’unica che porta alla mente i Re Del Metallo. “Waking The Moon” è scandita da giri sulfurei e circolari e spezzato dal brevissimo intervento del baffuto LePond. In chiusura troviamo l’ottima “The Blackest Heart”: batteria e pianoforte fanno gli onori di casa mentre un meraviglioso vinile fruscia in sottofondo; il brano ha dalla sua la solita chitarra rocciosa e ficcante (ed ancora assoli sovrapposti) ed un andamento notturno ad un passo dal doom metal. Un’ultima menzione va a “Denied By The Cross”, graziato da un giro portante speed/thrash che si alterna a parti heavy cadenzate e da una bella prova di Bolognese.

Oltre ad avere la lingua madre dalla propria, Lopes ha sicuramente più colore – e probabilmente bronchi – del suo predecessore Fuchs e questo contribuisce non poco al lavoro. Personalmente, anche se ho trovata troppo pesante la sua tendenza ad un’eccessiva reiterazione dei ritornelli, ho molto gradito le occasionali strizzate d’occhio al gusto che fu appannaggio dell’incommensurabile Warrel Dane.

In definitiva, che dire? L’impressione è che il quartetto abbia colpito nel segno solo in parte, con almeno tre pezzi piuttosto brutti ed altri che avrebbero potuto essere pensati altrimenti. Ciò nonostante, essendo d’obbligo assegnare una votazione, non ce la si sente di dare un’insufficienza. Bentornato, Ross.

Tracce:

1 – Glory To The Slain
2 – I Am The Sword
3 – Fight The Fight
4 – Shotgun Evolution
5 – Denied By The Cross
6 – Maiden Of Shadows
7 – Born Of Fire
8 – Demon Holiday
9 – Godkiller
10 – Waking The Moon
11 – Undying
12 – The Blackest Heart

Formazione:

Ross The Boss: chitarra (artista)
Marc Lopes: voce (turnista)
Mike LePond: basso (turnista)
Steve Bolognese: batteria (turnista)

https://www.ross-the-boss.com/
https://www.afm-records.de/en/

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