Grave-T – Silent Water (2020)

Titolo: Silent Water
Autore: Grave-T
Genere: Noise Core-Hard Rock
Anno: 2020
Voto: 2

Visualizzazioni post:486

Dalle terre di Righeira, Negazione, Circus 2000 e Marco Carena vengono posti alla nostra attenzione i Grave-T.
Un merito evidente dei quattro Piemontesi è non aver soffocato il loro disco con eccessivi artifici di studio, offrendoci una credibile finestra su quei tanti mercoledì e venerdì sera trascorsi a macinar note in chissà quale garage poco fuori dal centro. L’onestà è il dono più prezioso che un Artista (la A è volutamente maiuscola) possa fare al resto del mondo nel momento in cui decide di rivelare la propria idea.
Tanta onestà permette, tuttavia, di constatare inequivocabilmente quanto il loro album di debutto, “Silent Water”, sia un lavoro in cui la mediocrità compositiva la fa da pressoché assoluta padrona.
Quasi spiace dover essere così schietti, particolarmente con chi non ha più vent’anni ma ancora passione sufficiente per uscirsene allo scoperto nel 2020, ma è davvero innegabile che queste canzoni generino essenzialmente fastidio. Siamo di fronte ad un insensato guazzabuglio sonoro che raramente si prende la briga di scansare il velo di rossore: alcuni momenti di hard rock doom psicodelico in “Human Impact”, il giro d’apertura noise-seattleiano di “Sick”; “Maiden”, pure, è un pezzo con alcuni guizzi creativi e, siamo sinceri, “Grave T Wonder” parte con un godibile giro praticamente metal. Il resto sgomita casualmente attraverso una qualche forma di noise-core come ce n’era in giro in Italia e metà Novanta e certo hard rock quando era lì lì per diventare heavy metal. A tratti, ho pensato ad una versione piuttosto scadente dei venerabili Out Of Order.
Ora, permettetemi, è sì sbagliato affidare alla voce successo od insuccesso di un brano, ma, se c’è un elemento che ha una-possibilità-una di ribaltare le sorti di una canzone mediocre, quell’elemento è spesso la voce. Qui il lavoro svolto dal cantante è praticamente opposto: affossare ulteriormente – se mai possibile – il disastro partorito dal resto della ciurma. Il risultato è terribile sotto qualunque (qualunque) profilo si decida di analizzarla: linee melodiche, esecuzione, pronuncia, timbro, requisiti canori base; inoltre, non ho sottomano i testi ma sospetto che non rivelino il quarto segreto di Fatima.
Se mi è concesso di prolungare la digressione, fino all’ultimo dei miei giorni in terra non riuscirò a giustificare la scelta di esprimersi in una lingua che non sia quella di appartenenza (questo vale anche per gruppi turchi, tedeschi, norvegesi, nepalesi, svedesi e qualunque altra nazione vi venga in mente). Intendiamoci, un conto è provare un’insormontabile urgenza interiore ed affidare a questo o quell’idioma l’espressione di sé, un conto è comporre in altre lingue per un vezzo o colore compositivo (ma i Grave-T non sono Franco Battiato) ed un conto ancora è essere bilingui di nascita. Però, a meno che io venga smentito, non è questo il caso. Qui la scelta è una mancata scelta, un obbligo pre-costituito. È così perché. Parte del problema è anche un’errata maniera di porsi nei confronti della musica, un riflesso esacerbato che si ha di sé stessi ancora imprigionati in cameretta a mimare la chitarra, oltre ad un malcelato desiderio di forzatura sulla percezione altrui.
Non ci siamo nemmeno per sbaglio.

Tracce:

1. Bloody Fountain
2. Grave T Wonder
3. Two Good Sisters
4. Sick
5. Silent Water
6. Blue Whale
7. Human Impact
8. Viper
9. Maiden
10. Era Horizon

Formazione:

Nick Diamon: chitarre e voce
Marco Magnani: voce
Davide “Pappa” Paparella: batteria
Adriano Serafini: basso

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