Five Finger Death Punch (Zoltan Bathory)

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FIVE FINGER DEATH PUNCH: The Rising

Arriviamo a Milano in largo anticipo per il concerto dei Five Finger Death Punch, dato che ci è stata data una grande opportunità. Avremo l’occasione di incontrare Zoltan Bathory, chitarrista della band americana, ma di origini ungheresi, il quale si occupa di tutte le attività manageriali del gruppo e non solo. L’incontro è all’hotel Excelsior Gallia di Milano, un famoso hotel 5 stelle di lusso proprio fuori dalla stazione. In tempi ancora non sospetti per gli allarmi del Coronavirus (ormai un mese fa, il 16.02), assisteremo ad un concerto completamente sold out presso l’Alcatraz di Milano. Abbiamo solo 15 minuti a disposizione per mettere sotto torchio Zoltan e siamo messi in guardia che alcune domande potrebbero disturbarlo, ma per fortuna dopo una breve presentazione, l’artista si scioglie completamente e riusciremo a trasformare le poche domande in una chiacchierata distesa e rilassante, che speriamo vi possa appagare su alcune nostre curiosità al celeberrimo chitarrista…

Allora Zoltan… la serata di stasera è ufficialmente sold out. Siete una band sulla cresta dell’onda e all’apice del vostro successo. Avete moltissimi fans e stasera avrete, oltre ai Bad Wolves, persino i Megadeth come supporters.. cosa dovremo aspettarci?

Il tour sta andando veramente bene. Devo dirlo.. Stasera suoneremo all’Alcatraz. Abbiamo fuochi pirotecnici, laser e abbiamo questa gigante mazza da baseball sul palco che non penso che entrerà là dentro. 60 piedi e non entrerebbe sicuramente in questa stanza per cui non so cosa potremo fare stasera sul palco! Non vorrei dirti che sarà il nostro show migliore perchè dipende dalla venue e l’Alcatraz è il luogo più piccolo dove ci esibiremo questa sera e non vorrei deludere le tue aspettative (infatti fuochi ed effetti pirotecnici verranno tagliati così come parte dello stage purtroppo, non essendo l’Alcatraz ai livelli delle arene nel resto del tour europeo nda).


Il palco del tour con le famose mazze che non sono entrate all’Alcatraz di Milano.

Avete iniziato questo tour in Russia passando per la Scandinavia e poi Nord Europa fino ad arrivare a noi. Ormai il tour è al termine per cui quali emozioni avete provato e cosa puoi dirmi di buono di queste date?

Questo tour è assolutamente folle.. siamo partiti da Russia e Ucraina. Sono luoghi dove non sempre molti gruppi passano e forse avremmo dovuto finire là. Tutti sold out e i fan conoscevano tutte le parole. Poi siamo passati per la Finlandia, la Norvegia e la Scandinavia in arene ancora più grosse e ci siamo stupiti ancora di più di suonare in luoghi più grossi come Wembley.. tutto surreale per noi. Quando hai una band metal non ti aspetti di diventare così famoso. Non siamo Eros Ramazzotti ahahah! Eppure ti rendi conto di poter suonare davanti a 50,000 persone…

Diamo uno sguardo al vostro ultimo disco “F8”… come mai questo titolo?

Beh intanto è il nostro ottavo disco e inizialmente avremmo voluto chiamarlo semplicemente “8”. Volevamo giocare con il simbolo dell’infinito. Ci siamo interfacciati e poi abbiamo voluto aggiungere la F per FFDP… avevamo pensato anche a 2020 dato che sarebbe l’anno di uscita e vedere le cose a 20/20 significa vedere la verità di una situazione. Ma guardando al titolo “F8” ho pensato che lo puoi anche leggere come FATE (in italiano destino) o come FAITH (in italiano fede), due parole diverse tra loro, l’opposto in qualche modo. Quindi ho riflettuto sul fatto che siamo diventati così famosi perchè era il nostro destino (FATE), ma anche per credere nelle nostre abilità e in quello che facciamo (FAITH). Questo è stato interessante e curioso e per questo abbiamo deciso questo. Anche i nostri testi giocano sul fatto che puoi vederci diverse cose. Li puoi capire ed intenderci più di un significato e dare una tua interpretazione.

In effetti immagino che i vostri testi siano molto personali e toccano diversi argomenti come guerra, veterani… non sono sicuro di capire sempre il vostro messaggio… cosa troveremo dunque in “F8”?

Quello che facciamo nei testi è quello che fanno tanti altri artisti.. c’è chi parla di storia nel metal con storie di vichinghi, guerrieri o Gengis Khan o chissà che altro. Noi non l’abbiamo mai fatto, ma abbiamo sempre preferito parlare di qualcosa di personale ed esperienze, così come cosa succede nel mondo. Qualcosa che succede a te succede anche ad altri milioni di persone. Pensiamo per esempio ad Adele che parla di cuori spezzati… questa è una cosa che capita a tutti, ma in maniera diversa e dunque personale, ma riguarda praticamente tutto il mondo. Ognuno nella band è stato influenzato da qualcosa di personale nella vita ed è ciò che smuove i nostri testi, anche se i significati sono poi interpretabili da ognuno in modo diverso.

Ivan Moody ha avuto non pochi problemi gli ultimi anni con la dipendenza da alcool e ha messo a rischio l’integrità della band. Ora è totalmente sobrio e molti artisti come Abbath o James Hetfield di recente hanno dovuto confrontarsi con questa realtà. Quanto è stato difficile questo periodo per la band e quanto è diverso oggi Ivan?

Da due anni a questa parte ognuno di noi è totalmente sobrio. I ragazzi sono stati in riabilitazione e questo è il primo disco che abbiamo scritto completamente sobri. Un’energia completamente diversa. L’eccitazione di tutti noi così focalizzati nello scrivere testi e musica ci ha portato a partorire questo nostro F8. “Inside Out” ad esempio è un pezzo super personale per Ivan… e parla di quando ha sbattuto contro il muro e si è reso conto che avrebbe potuto veramente morire. Molti di noi hanno cercato di aiutarlo, ma molte persone erano felici di vederlo così giù. Tutte queste emozioni di questo periodo sono in questa canzone.

Quali aspettative avevi quando hai formato questa band nel 2005 e quali influenze ti hanno portato a suonare la chitarra?

Nel 2005 ero in una band in Europa e ascoltavo molta musica. Ascoltavo molta musica classica che era ovunque.. Come chitarrista ho sempre seguito Yngwie Malmsteen e le sue armonie. Un modo molto europeo di approcciarmi alla musica. Negli Stati Uniti la contaminazione arriva invece più dal Rhythm and Blues. Questo gruppo è nel mezzo… io ho portato il mio groove europeo e abbiamo attinto dallo stile americano. La mia influenza da chitarrista arriva dal 2005. Non ero soddisfatto dagli anni ’90 e dal grunge. Mi spiace se è un insulto, ma adoro il metal e la musica classica. Per me i Nirvana, Pearl Jam… sono stata una disfatta della musica. Mi sono piaciuti molto invece i Korn, Slipknot, Limp Bizkit con le loro accordature così diverse. Anche i Killswitch Engage mi sono piaciuti molto. Ci ho trovato qualcosa di interessante in tutti questi gruppi, ma naturalmente ci ho voluto mettere del mio nel mio stile di suonare la chitarra. Ho ascoltato molto anche gli In Flames.

E cosa mi dici allora dei Disturbed?

Ah! Interessante! Mi leggi nel pensiero! Disturbed e Killswitch Engage erano sicuramente tra i miei gruppi preferiti. I Disturbed hanno un gran sound, ma hanno solo una chitarra e non abbastanza groove. I Killswitch invece hanno delle melodie europee, degli ottimi assoli, ma non dei pezzi così fantastici. Se i Killswitch avessero pezzi come quelli dei Disturbed sarebbero la band più cazzuta del pianeta! Ed è questo che dovrebbero essere i FFDP. Questo è quello di cui abbiamo bisogno! Il groove americano e le melodie europee sono il segreto.

Avete molte cover tra i vostri brani e tra tutte sceglierei “Bad Company” e “The House Of The Rising Sun”. Cosa rappresentano per te questi pezzi e come mai avete deciso di farli vostri?

Ci sono domande come questa che per me sono davvero interessanti. Siamo una band nata nell’Era di internet prima di Facebook e siamo la prima rock band nata al tempo dei social media e siamo esposti a tutto questo. Ora ci sono 7 miliardi di persone che guardano, commentano e hanno l’abilità di essere online e criticare o dare la loro opinione gratuita… ma non tutte le opinioni contano. Spesso ci hanno detto che siamo una cover band straordinaria. A dirla tutta siamo la prima rock band che passano nelle radio mainstream e “Inside Out” è un singolo particolarmente metal per essere passato alla radio, dato che è arrivato al numero 1. Solo perchè siamo così popolari siamo riusciti ad arrivarci e spero che possa essere motivo di aprire le porte ad altre band. Tuttavia abbiamo avuto 24 singoli nelle classifiche top10 e solo 4 di queste sono cover. Se guardiamo a tante altre hits ci sono tantissimi casi come “Knockin’ on Heaven’s Door” dei Guns ‘N Roses o “Sweet Dreams” di Marylin Manson… o Johnny Cash che ha coverizzato i “Nine Inch Nails” e sono tutte ottime. Un’altra fantastica per me è stata “Purple Haze” di Jimi Hendrix coverizzata dai Cure, e neanche mi piacciono i Cure! A volte è interessante vedere come viene reinterpretata una canzone che può diventare non solo una cover, ma un brano ancora migliore. E’ quello che cerchiamo di fare anche noi. Non ci interessa coverizzare un pezzo metal, ma abbiamo voluto reinterpretare dei classici del rock, per questo abbiamo scelto “Bad Company”. “The House Of The Rising Sun” è un pezzo folk preso dai The Animals e l’abbiamo scelta perchè avremmo potuto cambiarla molto e renderla nostra. Abbiamo cambiato il tempo in quattro quarti per questo motivo. Adoro anche la cover di Phil Collins dei Disturbed (“Land Of Confusion” nda). Un giorno mi piacerebbe sicuramente coverizzare qualcosa dei Beatles.

Dopo questo tour dovreste imbarcarvi per gli Stati Uniti con Papa Roach, I Prevail e Nine Inch Nails.. quali sono i piani per il nuovo tour e i festival estivi?

Questo disco esce il 28.02 e saremo tantissimo in tour. Ogni due anni cerchiamo di creare nuova musica e per noi è uno stop, dato che dal giorno dopo che finiamo le registrazioni usciamo e andiamo a suonare. Persino i nostri video sono fatti “in tour”, facciamo dei road video come nel caso di “The Pride” ed altri due o tre. Questo per noi è un disco grandissimo e per questo saremo praticamente sempre in tour. Probabilmente faremo qualche festival in estate. Dopo il tour con i Papa Roach forse faremo qualche video, altrimenti li avremo tutti uguali ahaha. E poi in autunno probabilmente torneremo in Canada, Europa e Giappone e nel 2021 faremo dei grossi festival, per quello che posso prevedere. Dobbiamo pianificare e schedulare tutto molto in anticipo, anche anni prima.

Il tour manager ci concede tempo per un’ultima domanda dato che Zoltan è molto divertito dall’intervista per cui riusciamo ad arrivare a 40 minuti di intervista invece dei 15 previsti…

So che sei il manager dei Bad Wolves che sono in tour con voi…

Vedo che ti sei preparato delle domande molto interessanti!

Ahahah Grazie! Ho studiato e mi sono preparato! Come sei arrivato a loro e come li stai gestendo?

Sono sempre stato nel “lato oscuro della musica” e mi piace essere Boba Fett ahaha! I componenti dei Bad Wolves erano in altre ottime band tra cui God Forbid o Divine Heresy e Devildriver e ognuna di queste band è stata in tour con noi, quindi possiamo considerarli già come una superband. Tommy mi ha mostrato il suo progetto e mi è piaciuto molto. Ho pensato che essendo in questa industria da molto tempo avrei potuto dargli dei consigli e fargli da manager. Naturalmente lo faccio solo avendo tempo e se penso che possa valerne la pena. Non scrivo canzoni per loro, ma faccio in modo da metterli in guardia dagli “iceberg” da evitare per non finire in mare aperto. Ci sono tante cose da cui stare attenti in questo mondo e io cerco di fare questo. Ci sono altri manager che organizzano altre parti del lavoro e io sono una sorta di consigliere. Ora sto aiutando anche i Fire From The Gods e sono la seconda band che ho deciso di prendere sotto il mio “lato oscuro” perchè penso che possano farcela. Non gli ordino mai cosa fare, ma cerco di consigliare loro cosa evitare, quali passi fare guardando la mia esperienza e a quello che abbiamo fatto. A volte vedo che ci sono grandi gruppi, ma sono svogliati, altri hanno delle dipendenze, altri hanno pezzi fiacchi. Ho un certo senso per capire chi potrebbe farcela e in questi due gruppi ci ho visto qualcosa in più, tra tanti dischi che ho ascoltato. Tuttavia nessuno può diventare una superstar da zero e bisogna essere pazienti e seguire con dolore i passi che ci sono da fare…

Ringrazio Zoltan per questa intervista e la Kinda Agency per averla resa possibile.

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