The Unity – Pride (2020)

The Unity - Pride
Titolo: Pride
Autore: The Unity
Genere: Heavy / Power Metal
Anno: 2020
Voto: 6,5

Visualizzazioni post:320

Ritornano a distanza di due anni da “Rise”, i The Unity, band al limite del supergruppo con ex membri dei Gamma Ray (di Kai Hansen) e Live.Might.Kill.
In soli quattro anni dalla nascita hanno sfornato ben tre album di cui questo “Pride”, uscito sotto l’ala protettrice della tedesca SteamHammer punta ad essere la summa “teologica” di ciò che è stato assorbito con le esperienze dei primi due dischi.
Il genere proposto resta figlio di un sound prettamente Europeo, i più maliziosi potrebbero dire teutonico, ma non prende spunto dalle band “originarie” dei singoli componenti, bensì portando avanti il discorso iniziato con l’omonimo debut e il sequel “Rise”, un Heavy Metal roccioso ma mai troppo aggressivo a volte sporcato di Hard Rock, a volte quasi di Glam per le melodie vocali molto orecchiabili.
Ed è proprio sulla voce che i nostri trovano un punto di forza non da poco, impersonato dal nostrano Jan Battista Manenti, che riesce a scaldare con la sua voce potente le canzoni governate dalle chitarre di Henjo Richter e Stefan Ellerhorst.
Già… le canzoni! Nonostante le tastiere di Sascha Onnen a variare il sound, non bastano le prime tracce quasi perfette (“Hands Of Time”, il singolo “Line And Sinker” e la antemica “We Don’t Need Them Here”) a far sollevare del tutto l’album nella sua interezza, poiché sui mid-tempo e i lenti la band fatica a mantenere la qualità compositiva che mantiene l’ascoltatore attaccato alle casse (o alle cuffie).
Canzoni come “Wave Of Fear”, “Destination Unknown” e la lenta “Angel Of Dawn” pur nella loro semplicità non restano stampate nella mente come dovrebbero. Stesso discorso per la vena pesantemente Hard Rock della coppia “Guess How I Hate This” e “You Don’t Walk Alone” che passano senza lasciare segni indelebili, mentre due episodi ben riusciti sono le due songs più figlie del power teutonico per antonomasia, ovvero “Scenery Of Hate” (con una grande prova del singer Jan Manenti) e “Damn Nation”.
Cito a conclusione la scanzonata “Rusty Cadillac” che lascia ampio spazio alle tastiere e ad una sezione fiati per una song a metà fra lo speed e l’hard rock, forse la più interessante e strana dell’album.
La produzione risulta ottima, cristallina e perfettamente bilanciata su tutti gli strumenti. Le registrazioni sono avvenute al B-Castle studio di Nordenham, di proprietà del batterista Michael Ehré, mentre mix e master sono stati in mano ad Achim Köhler degli Indiscreet Audio Studios.
Non mi sento di sconsigliare questo “Pride”, ma probabilmente anche i più sfegatati fan del genere potrebbero storcere il naso nel lungo periodo, tolti i brani chiave che fungono da singoli apripista. Sicuramente sono canzoni la cui resa in sede live sarà decisamente più ammiccante che su disco.

Tracce:

01. The New Pandora
02. Hands Of Time
03. Line And Sinker
04. We Don´t Need Them Here
05. Destination Unknown
06. Angel Of Dawn
07. Damn Nation
08. Wave Of Fear
09. Guess How I Hate This
10. Scenery Of Hate
11. Rusty Cadillac
12. You Don´t Walk Alone

Formazione:

Jan Manenti: voce
Jogi Sweers: basso
Michael Ehré: batteria
Stefan Ellerhorst: chitarra
Henjo Richter: chitarra
Sascha Onnen: tastiere

https://www.unity-rocks.com/
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https://www.facebook.com/steamhammerofficial

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