Novena – Eleventh Hour (2020)

Titolo: Eleventh Hour
Autore: Novena
Genere: Prog Metal
Anno: 2020
Voto: 8

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I Novena sono un nuovo gruppo di progressive metal proveniente dall’Inghilterra con al microfono Ross Jennings (Haken), Gareth Mason (Slice The Cake) anche lui alla voce, Dan Thornton (ex Haarp Machine, ex No Sin Evades His Gaze) alla chitarra, Cameron Spence (Ravenface) alla batteria, Moat Lowe (Slugdge, ex Nsehg) al basso e Harrison White alle tastiere e alla chitarra. L’EP sperimentale del 2016, “Secondary Genesis” è stata una gradevole sorpresa per questo strano e originale gruppo prog, che si affida alla bravura e all’esperienza del frontman degli Haken Ross Jennings, come voce solista. Dopo le ottime recensioni, i britannici si sono rimboccati le maniche e oggi dopo quattro anni debuttano con il primo album intitolato “Eleventh Hour”, pubblicato dalla nostra attentissima Frontiers. I fan degli Haken troveranno alcune cose familiari nel sound di questa nuova realtà, sicuramente influenzate dall’inconfondibile stile vocale del suo frontman, ma anche una propria identità con elementi moderni. In effetti, si ascolta un miscuglio di generi, con voci in stile death sparse sporadicamente, elementi di musica latina, momenti jazz, potenti tagli di heavy metal e suoni orchestrali. Il platter inizia con due brani curiosamente chiamati: “22:58” e “22:59”; il primo è solo un’introduzione dove qualcuno cammina verso la sua auto, mentre si sente un coro a distanza, mentre la seconda, più agguerrita, è un lungo viaggio radicato su armonie vocali, pesanti chitarre e un coro finale ipnotizzante, dove alla fine il suono di una campana porta a termine la song. Qui i grugniti deathcore di Gareth Mason, sono mischiati a lampi di jazz e riff di prog metal molto coinvolgenti. La traccia successiva “Sun Dance” introduce alcune chitarre acustiche, un po’ di groove latino, che troveremo in generale sull’album e, una superlativa e impressionante linea di basso di Moat Lowe. Canzone efficace, accattivante e con un pizzico di oscurità. A seguire il bel singolo “Disconnected” apre con un’abbagliante melodia vocale di Ross, con chitarre prive di distorsioni che raccolgono le sfumature commerciali della traccia precedente, dipingendo un bellissimo scenario sonoro. Con due cantanti di questo calibro, non c’è da meravigliarsi se una delle caratteristiche più importanti del cd sia lo scontro di buon gusto tra i loro stili vocali. Questo riuscito incastro si nota anche nell’’inattesa ballata “Sail Away”, che inizia con Mason che tiene un discorso tra le note di un piano, seguito dalla voce rassicurante di Ross e accompagnato da un‘atmosfera rilassante, dove quest’ultimo continua a sorprendere con la sua capacità di adattarsi a più stili musicali. La seconda metà dell’opera parte con “Lucidity”, una delle tracce più lunghe e più proggy dell’album, che comincia con un grazioso pianoforte prima di svanire e far partire la voce ringhiante di Gareth, seguita dalle formidabili tonalità del solito Ross che lancia tutto il suo essere nelle note alte che pronuncia, accompagnato da assoli frenetici di chitarra. Uno dei momenti salienti del disco è il brano intitolato “Corazon”, una delle migliori canzoni prog della scaletta, arricchita da un suono latino ricco di salsa, testi cantati in spagnolo, che farà storcere il naso ai puristi del prog metal. Nel mezzo di questa traccia si ode la più grande svolta del disco: la musica si ferma e si sente un ritmato battito di mani, che trasforma il sound in un pezzo di flamenco, con la magnifica voce femminile della cantante spagnola Luisa Santiago. Il meglio del disco, con i due brani più lunghi e pesanti, ma anche melodici è lasciato alla fine con il frenetico metal di “Indestructible” e con “The Tyrant”, che è probabilmente la traccia più vicina allo stile degli Haken e dei connazionali Muse, con assoli strabilianti e veloci cambi di tempo. La conclusiva ed epica “Prison Walls”, è un’altra traccia che porta di nuovo strani elementi nel regno del prog, come per esempio il blues mescolato a riff cadenzati e possenti di metal tradizionale. L’esibizione di Gareth qui è simile a quella di un attore teatrale, che interpreta un testo triste e angoscioso, seguita da un riff velocissimo e dai tamburi tribali di Cameron Spence. Il rischio di mescolare troppe cose e non centrare l’obiettivo è facile ma gli inglesi riescono egregiamente a evitarlo sfruttando bene i propri talenti e le proprie capacità artistiche di livello mondiale. La musica dei Novena è una nuova esperienza sonora che esplora una marea di generi diversi, con la maggior parte delle canzoni colme di un’identità personale e con melodie create per essere ricordate.

Tracce:
1. 22:58
2. 22:59
3. Sun Dance
4. Disconnected
5. Sail Away
6. Lucidity
7. Corazón
8. Indestructible
9. The Tyrant
10. Prison Walls

Formazione:
Ross Jennings – voce
Gareth Mason – voce
Harrison White – chitarra e tastiera
Dan Thornton – chitarra
Moat Lowe – basso
Cameron Spence – batteria

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