Blue Oyster Cult – Heaven Forbid (2020)

Heaven Forbid
Titolo: Heaven Forbid
Autore: Blue Oyster Cult
Genere: Hard Rock
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:385

Quest’anno l’etichetta Frontiers ha deciso di puntare fortemente sulla rinascita dei mitici Blue Oyster Cult pubblicando due album dal vivo e una ristampa dei loro migliori successi. Naturalmente si cerca di sfruttare al massimo la recente collaborazione con gli statunitensi, pubblicando in breve tempo svariate uscite che riguardano la storica rock band americana. Dopo “Hard Rock Live Cleveland 2014” e “40th anniversary Agents Of Fortune live 2016”, adesso tocca alla versione rimasterizzata di “Heaven Forbid”, dodicesimo disco in studio pubblicato originariamente nel 1998.  Facendo un passo indietro e, precisamente nel 1988, i Blue Oyster Cult pubblicano l’album “Imaginos”, che ottiene dei buoni consensi  ma vende poco. Per dieci lunghissimi anni gli americani vanno in tournée senza registrare o stampare del nuovo materiale. L’unica eccezione sono due brani per il film “Bad Channels” nel 1992 e la compilation “Cult Classic” nel 1994, rimasterizzata di recente dalla stessa Frontiers e contenente i loro successi principali. Alla fine degli anni ’90 la band firma un accordo con la Sanctuary Records e pubblica il tanto atteso ritorno: “Heaven Forbid”. Ai tempi i critici non hanno accolto calorosamente l’album perché accusato di eccessiva pesantezza, mancanza di uno stile progressive e troppe canzoni commerciali. In realtà il trio principale, formato da Eric Bloom, Buck Dharma (voce principale nella maggior parte delle tracce) e Allen Lanier, affiancati dal bassista Danny Miranda e dall’ex batterista degli Rainbow Chuck Burghi, sfornano un buon prodotto rock che meritava più visibilità. Un altro ex batterista dei Rainbow, Bonny Rondinelli, suona le pelli ed esattamente in “Live For Me”. La band ha co-scritto otto delle dieci canzoni dell’album con lo scrittore di fantascienza e horror John Shirley, mentre l’undicesima canzone della scaletta è invece una versione live di “In Thee”. L’opera è un esempio classico di hard rock con arrangiamenti intricati, testi provocatori e assoli di chitarra da pelle d’oca. Il disco ha alcune buone song che hanno superato la prova del tempo, tra cui l’iniziale con intro blues “See You In Black”, che è un frenetico e classico hard rocker. Grande canzone per aprire il platter, che mostra che la formazione è ancora fresca e stagionata. La seconda “Harvest Moon” è una fantastica traccia malinconica, scritta da Roeser che combina una varietà di stili e ha un suono più leggero, rispetto alla prima song. La successiva “Power Underneath Despair” è una traccia minacciosa, con un coro epico, una voce pulita e nitida e, abbellita da strumenti finemente ben suonati. “X-Ray Eyes”, è invece bizzarra, con una grande linea di basso e di batteria che la rendono molto progressive. La possente e piacevole “Hammer Back” ha le sue radici saldamente piantate nel metal moderno ma conserva lo stile classico dei Blue Oyster Cult e il lavoro della solita chitarra di Roeser. La stessa cosa si può scrivere per la robusta “Damaged, che si apre con il suono di un aeroplano e regala un gustoso suono di hammond eseguito dal compianto Lanier, mescolando l’hard rock dei seventies con un tocco di funky. Non convince l’assillante e poco debole “Cold Grey Light Of Dawn”. Degna di nota è anche l’accattivante “Real World”, che non permette di stare fermi un minuto e difficilmente si toglierà dalle teste metalliche, anche qui grazie al super lavoro del guitar hero Roeser. Da segnalare Live For Me che ritorna allo stile classico della band, con accordi semplici e ripetuti. Ha un’atmosfera delicata ed è molto orecchiabile. Sul finire la metal “Still Burnin” è un pezzo frenetico con un riff piuttosto robusto che è purtroppo attenuato dalla seconda chitarra suonata con un sound più blues, che alla fine abbassa la pesantezza della song. La conclusiva e acustica “In Thee” (tratta dal disco Mirrors uscito nel 1979) suonata in sede live è la ciliegina sulla torta che chiude questa fatica discografica con un ritmo leggero che porta l’album a una fine delicata, lasciando contento l’ascoltatore e collegando così quest’opera a quelle del glorioso passato. Insomma, un bel modo di terminare! Uscire con un disco del genere, dopo dieci anni dall’ultimo lavoro in studio e in un periodo di forti cambiamenti nella musica rock con l’arrivo del grunge e del metal alternativo non era assolutamente facile. I Blue Oyster Cult nel 1998, non erano, in effetti, nelle migliori condizioni per farsi notare e apprezzare ma nonostante il periodo storico gli statunitensi sono stati capaci di realizzare un disco hard rock molto convincente e soprattutto sincero, mantenendo delle buone melodie e unendo magnificamente l’heavy metal al rock melodico. Si sente comunque la mancanza dei fratelli Bouchard che tanto avevano dato al combo nei dischi precedenti e in effetti nel classico suono della band manca quel pizzico di follia e creatività che li aveva caratterizzati soprattutto negli anni’70. Non so cosa porterà il futuro a questi incredibili artisti ma mi auguro che possano pubblicare al più presto della nuova e grande musica.

Tracce:
1. See You In Black
2. Harvest Moon
3. Power Underneath Despair
4. X-Ray Eyes
5. Hammer Back
6. Damaged
7. Cold Gray Light Of Dawn
8. Real World
9. Live For Me
10. Still Burnin’
11. In Thee

Formazione:
Eric Bloom – chitarra, tastiera e voce
Buck Dharma – chitarra, tastiera e voce
Allen Lanier – chitarra e tastiera
Danny Miranda – basso e cori
Chuck Bürgi – batteria e cori
Bobby Rondinelli – batteria in LFM
Jon Rogers – basso e cori in HM, PUD e SB
Tony Perrino – tastiera aggiuntiva
George Cintron – voce aggiuntiva

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