Sacred Oath – A Crystal Vision (1987)

sacred oath
Titolo: A Crystal Vision
Autore: Sacred Oath
Genere: US Power Metal
Anno: 1987
Voto: 8

Visualizzazioni post:137

Ci sono situazioni nella vita che vengono segnate da singoli episodi ed il music business non è esente dal subire determinate fatalità. Nel caso dei Sacred Oath, band americana (originari del Connecticut) formatasi nel 1985, questo episodio – negativo – è stato non solo un frustrante scontro di visioni artistiche ma soprattutto il successivo fallimento della loro etichetta discografica (Mercenary Records), proprio pochi mesi dopo la pubblicazione di A Crystal Vision, loro album d’esordio. Il combo capitanato da Rob Thorne, vista sfumare la propria carriera musicale, per oltre un decennio è scomparso dalle scene.

Dai primi anni del XXI secolo è tornata attiva, prima (2001) ristampando proprio il loro full lenght di debutto (con l’aggiunta di qualche bonus track ma rimuovendo l’outro “The Reign”, presente nella versione originale del disco), poi ri-registrandolo (2005). Finalmente, dal 2007, dopo ben 20 anni di purgatorio, i Sacred Oath hanno ricominciato a sfornare dei buoni album dei quali, però, non ci occuperemo in questa sede. Per chi fosse interessato ad un punto della situazione sulla band consiglio il recente album live: Thunder Underground – Live From NYC (2019).

Torniamo ora al nostro “old but gold”. A Crystal Vision è  un album che ora viene considerato un classico, un cult del movimento power metal di stampo statunitense degli eighties, caratterizzato da una parte dall’ottimo lavoro delle due chitarre soliste – che paga un chiaro tributo alla NWOBHM – dall’altra da un potente falsetto, in pieno stile King Diamond, il tutto supportato da una solidissima sezione ritmica, come magistralmente riassunto nella opener e super catchy “Two Powers”. La cosa interessante di questo disco è che i Sacred Oath riescono a creare un ottimo disco di heavy/power metal (“Message to the Children”) caratterizzandolo con delle atmosfere squisitamente cupe (si pensi ad esempio all’inquietante inizio di “Rising from the grave” o alla sua parte centrale; ed ancora ad alcuni riff maligni presenti in “The Beginning”), attraversando i campi del trash (“Magic Son”, “The Omen” e “A Crystal Vision), il tutto senza perdere una certa epicità (“The Ferryman’s Liar” – il miglior pezzo del disco -, “The Omen”). Il cantato di “Shadow Of The Time”,  più classico (ha un certo non so che che mi ricorda Kevin Heybourne) a tratti più aggressivo  (quasi alla Coroner) è a carico di Pete Altieri . Quando il bassista si avvicenda a Thorne, specialmente nella parte finale, crea un dualismo molto interessante che forse avrebbe meritato più spazio anche in altre canzoni.

Il disco suona bene, soprattutto per essere una produzione minore di metà anni ’80. Le chitarre risaltano senza eccedere, il basso si stacca con personalità e la batteria ha dei suoni genuini (che non mi dispiacciono): certamente siamo ben lungi dalla perfezione quasi asettica degli ultimi decenni e alla quale – infelicemente – ci stiamo abituando.  Tutti i pezzi si mantengono su un buon livello, non ci sono “riempitivi”. Ben fatti gli arrangiamenti, soprattutto per le parti vocali, indice di una maturità musicale da non sottovalutare per una band composta da adolescenti.

Il mio pezzo preferito è senza alcun dubbio la title track, che ad oltre 30 anni dalla sua composizione, risulta ancora una badilata in faccia (specialmente dal vivo). Consigliato a tutti, specialmente alle nuove leve.

Tracce:
1 – Two Powers
2 – The Ferryman’s Lair
3 – Message to the Children
4 – Rising from the Grave
5 – The Beginning
6 – Magick Son
7 – Shadow Out of Time
8 – The Omen
9 – A Crystal Vision
10 – The Reign

Formazione:
Rob Thorne – voce, chitarra
Pete Altieri – basso, voce (traccia 7)
Glen Cruciani – chitarra
Kenny Evans – batteria

http://www.sacredoath.net/
https://www.facebook.com/SacredOathOfficial/
http://www.angelthorne.com/ 

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