Protest The Hero – Palimpsest (2020)

Protest The Hero Palimpstest
Titolo: Palimpsest
Autore: Protest The Hero
Genere: Modern Metal
Anno: 2020
Voto: 7

Visualizzazioni post:193

Recensire un album dei Protest The Hero è sempre un’impresa ardua perché le incognite sono sempre tantissime e anche le poche certezze musicali in ambito rock/metal che lo scribacchino di turno può avere, rischiano di crollare ad ogni nuovo brano come la torre in una partita di Jenga (credo sia la peggior metafora si potesse fare!).
Parliamoci chiaro, il combo canadese di Whitby (Ontario) dopo la fuoriuscita del bassista e fondatore Arif Mirabdolbaghi aveva perso un po’ del suo smalto, non solo musicalmente ma a livello di impatto anche lirico. Replicare la sfrontatezza quasi punk di “Kezia” (2005) o le cavalcate chitarristiche e vocali dell’immenso “Fortress” (2008), album perfetto, imbattuto nella discografia dei canadesi, era praticamente impossibile. Se già su “Volition” (2013) si intravedevano delle vaghe crepe nel sound della band, album prodotto peraltro in crowdfunding, il successivo “Pacific Myth” (2018) ha visto la band proporre le canzoni non come album standard ma in serie, una al mese per gli abbonati al loro canale. Una mossa che però ha tolto, a giudizio del sottoscritto coesione alla proposta musicale.

Aggiungiamo che dal 2018 i problemi per la band hanno iniziato ad aumentare, prima con la cancellazione del tour in Europa e soprattutto dopo con la posticipazione di tutte le registrazioni del nuovo album a causa di gravi problemi alla gola per il frontman Rody Walker, anima mattacchiona del “palinsesto” marchiato Protest The Hero. Chiaramente le aspettative per il nuovo album Palimpsest erano molto alte, ma altrettanto lo erano le paure per una prova non all’altezza.

“The Migrant Mother” introduce a pieno ritmo il sound dei Protest the Hero e subito Walker fa in modo di togliere dubbi sulla sua prova vocale, segnando punti a suo favore grazie alle eccezionali melodie del chorus, sempre su toni altissimi e agli scream infilati in mezzo al cantato pulito.

“The Canary” e “From The Sky” sono stati i due singoli apripista per l’album e potenzialmente sono i pezzi più piatti dell’intero lavoro, forse ancora mutuati dai precedenti album.
L’utilizzo più intenso delle tastiere porta ad un piccolo capolavoro che è “All Hands”, forse la canzone più solare di Palimpsest, che spicca per un lavoro chitarristico di Hoskin e Millar notevole.
“Soliloquy” racchiude l’essenza del sound che ha reso famosi i Protest The Hero, chitarre che costruiscono armonie costanti e sempre in movimento, mentre Rody Walker riesce a cambiare registri vocali con estrema facilità, passando un cantato alto e aggressivo ai cari vecchi growl dell’era “Fortress”, mentre l’impianto ritmico gioca alternando blastbeats moderatamente aggressivi a parti sincopate.

Risulta molto divertente l’approccio di “The Fireside” dove Walker si fionda in parti cantate al fulmicotone, al limite del rap, tutto sorretto da un up tempo quasi swedish della batteria, per esplodere in un chorus molto arioso.

Tornano a sprazzi le tastiere, in “Reverie” dove la sezione ritmica guidata da Ieraldi alla Batteria e McLellan (solo per lo studio) al basso fanno gli straordinari, proponendo una canzone molto tecnica e complicata.

Dal punto di vista della produzione non c’è molto da segnalare, tutto preciso e cristallino come sempre è stato per i Protest The Hero. Ma cosa non fa decollare Palimpstest nella discografia dei 4 Canadesi? A mio giudizio pur essendo un album ottimo, manca di spontaneità e “immediatezza”, che per quanto possa risultare un controsenso parlare di immediatezza in un album Mathcore quasi, era proprio la caratteristica che contraddistingueva i Protest The Hero, ovvero scrivere musica ultra complicata che però fosse immediata. Fortress era perfetto, Scurrilous ci provava, Volition e Pacific Myth avevano virato un po’ l’obiettivo. Questo nuovo Palimpsest torna sulla “retta via” e ci ripropone una band in forma con tante idee. Speriamo che l’ondata di sfortuna sia alle spalle e che ci possiamo godere di nuovo in tour questi pazzi canadesi.

Tracce:
1 – The Migrant Mother
2 – The Canary
3 – From The Sky
4 – Harborside
5 – All Hands
6 – The Fireside
7 – Soliloquy
8 – Reverie
9 – Little Snakes
10 – Mountainside
11 – Gardenias
12 – Hillside
13 – Rivet

Formazione:
Rody Walker – voce
Tim Millar – chitarra
Luke Hoskin – chitarra
Eric Gonsalves – basso
Mike Ieradi – batteria

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