Centinex – Death In Pieces (2020)

Centinex
Titolo: Death In Pieces
Autore: Centinex
Genere: Death Metal
Anno: 2020
Voto: 5,5

Visualizzazioni post:120

Presentato dall’ennesima inutile copertina di Bahrull Marta, che ci ha abituati ad illustrazioni di imbarazzante banalità, torna uno dei migliori gruppi della seconda fascia (in compagnia di Desultory, Lobotomy etc.) di death metal svedese. Questo sottogenere è stato oggetto di fin troppi tributi e folgorazioni negli ultimi pochi lustri ed è forse quando torna qualcuno degli originali che si può fare una vera analisi, sommaria finché si vuole, del suo stato di salute.
I Centinex sono un gruppo particolare. In tempi in cui esisteva ancora un po’ di senso della vergogna, giocarono la carta dell’onestà e non fecero mai mistero di aver usato una batteria elettronica in studio dal 1994/1995 al 1999/2000: il nebuloso Kalimaa. Nello specifico, il fatto forse non era sempre e chiaramente espresso per iscritto ma non era per nulla un segreto – anzi. Molti sorrideranno o faranno spallucce, ma allora si rischiava la lapidazione. Oggigiorno, una rapida analisi dei globalmente vergognosi metodi di “registrazione” moderni evidenzierebbe tragicamente quanto tale trasparenza non debba esser data per scontata e quanto siano numerosi i libretti degli ultimi tre decenni che andrebbero rivisti.
Ma veniamo al presente. Giusto il tempo di perdere per strada l’ultimo altro vestigio della formazione pre-scioglimento e successiva rifondazione (il batterista Kennet Englund) e l’immarcescibile Martin Schulman non si guarda indietro e si precipita in studio con tre membri freschi di inserimento; strategia avventata, quella del barbuto bassista, culminata nel parto dei proverbiali gattini ciechi. Come spiegare altrimenti il fallimento che stringiamo tra le mani?
Eppure Redeeming Filth era un ritorno più che dignitoso e Doomsday Rituals forse persino superiore. A dispetto di ciò, sul nuovo album c’è come uno sforzo collettivo per affondare la nave – e stiamo prendendo per buono il libretto quando attribuisce a tutti e quattro la paternità delle composizioni. Nessuno della nuova ciurma si dimostra all’altezza della situazione, né Schulman essere un capitano seriamente obiettivo. Death In Pieces sembra scritto avendo una pistola puntata alla testa e suonato pensando agli impegni del fine settimana. L’intero operato (tutto: timbrica, linee, espressività) di Henrik Andersson è tra quanto di più scialbo sia possibile ricordare: l’unica immagine che costui proietta è quella di sé stesso impalato davanti al microfono, senza un briciolo di passione in corpo. La batteria è semplicemente inchiodata e scolastica; suonata [si spera] come di malavoglia. La chitarra arranca: i giri ogni tanto ci sono, sì, ma qualcosa non va. Non solo è stata persa, negli anni, tantissima svedesità, cosa che in sé è lungi dall’essere una mancanza – ci mancherebbe altro – ma l’atmosfera è completamente sbagliata.
E, si diceva, non traspare solo svogliatezza compositiva: qui manca il cuore, mancano i nervi, mancano l’odio e la voglia di uscire dallo studio con le mani sanguinanti. “Human Torch” e “Cauterized” sono pezzi carini ma davvero nulla più; adatti ad un gruppetto alle prime armi che sgomita per qualche ingaggio da supporto. “God Ends Here” e “Tomb Of The Dead” pure hanno delle belle partenze, ma s’impantanano di lì a poco. In bocca l’amarezza e nel cuore la nostalgia.
Ora un lungo respiro e un occhio alla realtà: il passo falso è innegabile almeno quanto lo è che una discografia ben nutrita come la loro possa assorbire egregiamente il colpo. Un capitolo inferiore non è un dramma e li lasciamo con la speranza che se ne tragga il meglio in futuro. I Centinex sono tra i fortunati a poter dire “io c’ero”. Quello che serve ora è prendersi il tempo necessario, dimenticare fretta ed eventuali pruriti contrattuali ed infine riprovarci quando il demone sarà nuovamente incontenibile. Il prossimo sarà un passo decisivo.

P.S.: il brano extra (presente solo nell’edizione in digipak) non è stato fornito ai fini della recensione.

Tracce:
01. Only Death Remains
02. Derelict Souls
03. God Ends Here
04. Tomb Of The Dead
05. Human Torch
06. Pieces
07. Cauterized
08. Beyond The Dark
09. Sacrifice
10. Skin Turning Grey
11. Break You To Debris [solamente su digipak]

Formazione:
Henrik Andersson: voce
Jörgen Kristensen: chitarra e cori
Florian Rehn: batteria
Martin Schulman: basso

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https://www.youtube.com/watch?v=lUSzKY4CbgQ

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