TOKYO MOTOR FIST – Lions

Titolo: Lions
Autore: Tokyo Motor Fist
Genere: Hair Metal
Anno: 2020
Voto: 8

Visualizzazioni post:171

“Lions” è il secondo album dei Tokyo Motor Fist, band statunitense di hard rock melodico composta dal cantante Ted Poley (Danger-Danger), dal chitarrista / tastierista / cantante Steve Brown (Trixter), il bassista Greg Smith (Rainbow, Joe Lynn Turner, Tyketto) ed il leggendario batterista Chuck Burgi (Rainbow, Billy Joel, Joe Lynn Turner, Meatloaf, Michael Bolton). Ted e Steve agli inizi della loro carriera suonano in gruppi simili che calcavano i palchi degli stessi locali, rispettivamente con i Danger Danger e i Trixter. Nel corso degli anni, hanno un ottimo rapporto personale e l’idea di fare un disco insieme è nei loro cuori, fino a quando la nostra Frontiers Music realizza finalmente il loro progetto.

Questo nuovo platter sfacciatamente retrò, con un suono melodico legato a un glorioso hard rock degli anni ’80 e dei primi anni ’90, evoca i bei ricordi di un’America diversa, dove impera il glam e l’hair metal e un’epoca in cui la vita era in qualche modo molto più semplice. Liricamente, prevalgono naturalmente le canzoni d’amore e quindi nulla di faticoso per l’ascoltatore navigato e vaccinato, che si trova proiettato indietro nella propria giovinezza. Ottima produzione, grazie a Steve Brown e al bassista dei Danger Danger, Bruno Ravel, che con i suoi  nuovi The Defiants ha creato da qualche anno una competizione amichevole con l’amico Ted.

Il debutto nel 2017 dei Tokyo Motor Fist è stato tra i migliori dell’anno e ” Lions ” in questa strana e bollente estate, non delude le aspettative perché è così dolce e leggero che lo rende immediatamente irresistibile per gli appassionati dell’ hard rock melodico. Un esempio è la superba titletrack , che regala un assolo di tastiera del leggendario Dennis DeYoung e  possiede un messaggio positivo sulla sopravvivenza in questi tempi difficili, portando entusiasmo e, nostalgia per il rock melodico ottantiano. Esperienza e cooperazione tra i membri della band sono i cardini su cui il disco è costruito.

Basta ascoltare la geniale traccia AOR di apertura “Youngblood “, apparentemente strappata da un passato radiofonico e lanciata in un presente inaspettato, con un po di Def Leppard nelle chitarre. La contagiosa “Monster In Me”, ad esempio, sembra uscita dal primo album dei Danger Danger. Grande ritmo, una dolcissima chitarra, un fantastico ritornello, armonie meravigliose e riff vincenti catturano da subito l’attenzione. La veloce “Around Midnight” è una scintilla frenetica e gocciolante di pura melodia, sistemata vicino alla traccia “Mean It”,  un altro pezzo energico con un affascinante lavoro di chitarra di Brown e un forte tono di basso di Smith.

È una canzone che tele-trasporta in un periodo in cui il rock era divertente e non c’era internet o i cellulari e ogni sforzo giornaliero diventava memorabile perché non avevamo il supporto tecnologico che abbiamo adesso. La già citata “Lions” presenta un’introduzione al pianoforte, archi e testi più profondi, ma anche uno stravagante assolo di snyth e una straordinaria esibizione di Poley. Questa è una lenta contemplazione costruttiva dell’attuale stato del mondo, ma anche un canto di speranza meravigliosamente orchestrato ed è quasi un momento per riflettere sui tempi in cui viviamo prima di tornare al divertimento nella song successiva! “Decadence On 10th Street” è stupefacente, a cominciare da un grosso riff quasi estremo, percorrendo tutto il pezzo con influenze musicali legate ai Trixter e ai Tyketto.

La successiva “Dream Your Heart Out” offre un tocco leggermente più duro nelle chitarre e combina uno dei riff più difficili dell’album con alcune voci tipicamente melodiche di Ted Poley, singer dotato di grande maturità e esperienza. La seconda metà dell’album è più zuccherosa con “Blow Your Mind” provvista di più consistenza per una ballata di evasione meravigliosamente leggera. Segnalo la bella “Sedona”, avvalorata da una chicca rappresentata dal sax di Mark Rivera (Billy Joel, Ringo Starr). Questo è un brano di classe, con toni più sensuali, ricco di calore e profondità e dove i musicisti mostrano tutta la loro versatilità, facendo un grande passo indietro rispetto all’atmosfera delle altre canzoni.

Finiamo con altre due rilevanti tracce: “Look Into Me”, semi ballata con un grande ritornello e “Winner Takes All”, carica di melodia, che si stampa nel profondo del cervello. Radicato in profondità nella scena AOR degli anni ’80 con delle venature occasionali di glam metal, “Lions” intrattiene bene e suscita senza sforzo allegria e buon umore.  Di contro però, su questo lavoro, non c’è nessuna originalità, ma un mixaggio pulito, equilibrio negli arrangiamenti e una buona produzione.

Nonostante la poca inventiva, i Tokyo Motor Fist sfruttano al meglio i propri talenti con un album incredibilmente raffinato riuscendo a mantenere interesse e positività dall’inizio alla fine.  Le corde vocali di Poley sono fatte su misura per questo tipo di musica e si fondono perfettamente con la voce e i riff di Steve Brown. Non sono di meno le fantastiche linee di basso di Smith e il robusto rullante di Burgi dietro le pelli. Per fortuna il rock degli eighties è ancora vivo e ruggisce ancora!

Tracce:
1. Youngblood
2. Monster In Me
3. Around Midnight
4. Mean It
5. Lions (feat. Dennis DeYoung)
6. Decadance On 10th Street
7. Dream Your Heart Out
8. Blow Your Mind
9. Sedona (feat. Mark Rivera)
10. Look Into Me
11. Winners Takes All

Formazione:
Ted Poley – voce
Steve Brown – chitarra, voce e tastiera
Chuck Burgi – batteria
Greg Smith – basso e cori

https://www.facebook.com/TMFband
http://www.frontiers.it

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