BLOODY HEELS – Ignite The Sky

Titolo: Ignite The Sky
Autore: Bloody Heels
Genere: Hard Rock
Anno: 2020
Voto: 6

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I Bloody Heels arrivano dalla Lettonia e sono in circolazione dal 2012, lanciando un EP, “Summer Nights” nel 2014 e il loro primo album, “Through Mystery”, nel 2017. Adesso il quartetto di musicisti ritorna con il suo secondo platter, “Ignite The Sky”, dopo aver catturato l’attenzione della Frontiers Music e aver firmato un contratto con la label italiana. Questo nuovo disco continua dove “Through Mystery” è finito, e i ragazzi mischiano un robusto metal moderno ad un nostalgico glam / sleaze ottantiano che a tratti trascina con grande euforia ma in generale lascia molti dubbi.

La formazione è composta dal cantante Valts Berzins (in arte Vicky White), il chitarrista Haralds Avotins (in arte Harry Rivers), il bassista Gunars Narbuts (in arte Gunn Everett) e il batterista Gustavs Vanags (in arte Gus Hawk). Tra gli ospiti troviamo: Erna Daugaviete nel brano “Silhouette” e Dagnis Rozins con il sassofono in “Healing Waters”. I lettoni hanno un suono possente accompagnato dalla doppia cassa del drummer, delle chitarre pesanti e una voce con tonalità abbastanza alte.

Lo stile musicale si avvicina quasi a quello dei compagni di scuderia Crashdïet e Crazy Lixx, ma con elementi più robusti che si rifanno ai primi W.A.S.P. L’album prende il via con la titletrack che è un pezzo rock ad alta energia e con un bel coro melodico. Dopo alcuni secondi strumentali d’introduzione, la traccia decolla e secondo me è anche una delle song più belle della raccolta. La successiva “Criminal Masterminds” è al confine con l’heavy metal, come la stessa “No Matter” e, tutte e due sono ottimi esempi del miscuglio musicale generato dai Bloody Heels.

Proprio in quest’ultima traccia s’inizia ad ascoltare qualcosa d’ incompiuto perché nonostante un’ottima e forte produzione, le grandi aspettative dei primi due brani finiscono per perdersi in momenti non ispirati e canzoni con parti non molto interessanti,  assemblate male strutturalmente. Lo sporco groove in “Sugar And Spice”, fa si che emerga la grande spavalderia di questi ragazzi dell’Europa dell’Est perché riescono a riportarci prepotentemente nei mitici anni ’80!

In “Farewell Yesterday”, abbiamo un’apertura funky, dove poi la band propone un metal / hard rock moderno e molto melodico. L’ambizioso “Black Swan” presenta un assolo mozzafiato di Rivers ed intensifica le emozioni tra il fantasioso basso di Gunn Everett e il passionale spettacolo vocale di White. Il pesante e orecchiabile inno di “Stand Your Ground”, la melodia commerciale di “Thin Line” e l’energica “Streets Of Misery” sono tutti e tre buoni ma non incisivi.

“Silhouette”ha un po’di atmosfera da ballata radiofonica, grazie ad una morbida chitarra acustica, a una calda timbrica vocale e a un violoncello. Il penultimo pezzo “Healing Waters” offre un rock pesante con tracce di AOR, un bel riff di chitarra e un inaspettato assolo di sassofono che non guasta nel risultato finale e nella creatività della band. “Ignite The Sky” ha degli spunti interessanti, con alcune canzoni piuttosto pesanti, ma anche melodiche, armoniche e grandi cori.

Quello che non convince è che i quattro non riescano a fondere bene il glam classico ottantiano con il metal moderno di cui sono figli. In compenso Vicky White ha una gamma vocale e un timbro vocale impressionanti e la band è molto solida.

La produzione è poi raffinata e moderna. Il risultato finale è però deludente. Mi aspettavo di più dal quartetto lettone, dotato sì di buone e divertenti idee sul sound del disco, ma in modo molto disorganizzato e sfocato, spesso non arrivando da nessuna parte. Tuttavia c’è un ampio margine di miglioramento e le basi ci sono tutte per fare meglio già a cominciare dal prossimo lavoro in studio.

Tracce:
1. Ignite The Sky
2. Criminal Masterminds
3. No Matter
4. Sugar & Spice
5. Farewell To Yesterday
6. Black Swan
7. Stand Your Ground
8. Thin Line
9. Silhouette
10. Healing Waters
11. Streets Of Misery

Formazione:
Valts Berzins (Vicky White) – voce
Haralds Avotins (Harry Rivers) – chitarra
Gunars Narbuts (Gunn Everett) – basso
Gustavs Vanags (Gus Hawk) – batteria
Erna Daugaviete – violoncello in “Silhouette”
Dagnis Rozin – sassofono in “Healing WatersV

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