NAPALM DEATH – Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism

Napalm Death
Titolo: Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism
Autore: NAPALM DEATH
Genere: Grindcore, noise, thrash metal
Anno: 2020
Voto: 9

Visualizzazioni post:253

Imbattibili. Inattaccabili. Insostituibili. Ineguagliabili. Quanti gruppi possono raccontare, senza sapere di mentire, di aver mantenuta una tale incrollabile credibilità, grazie alla loro pulizia d’intenti, la loro visione musicale, il loro rigore artistico, la loro costante ed arguta denuncia sociale? E non importa che in quasi quarant’anni le formazioni si siano succedute e i pentagrammi contorti; neppure che ci siano state forzature artistiche – pur se passate in sordina per via della cocciuta cecità di larga frangia del loro pubblico. Loro sono stati parte di quel fenomenale, bramoso caleidoscopio che fu la Earache, hanno goduto gli straordinari talenti di veri e propri giganti visionarî, hanno strapazzato il punk fino a farne poltiglia e coniare il termine stesso del genere musicale di cui sono solidi e riconosciuti alfieri. Procederono ad architettare quell’inarchitettabile pazzia a nome Fear, Emptiness, Despair ed a concepire l’inconcepibile “Greed Killing“, blasfemissima fusione tra il noise di strada degli Helmet e il grindcore. Sotto i ponti del tempo sono scorsi altri anni di miscelati noise (fino a Words From The Exit Wound), incessanti tournée ai limiti dell’ubiquità e, se affatto possibile, il perfezionamento finale del loro inimitabile dono di scrivere e suonare un pezzo. I Napalm Death non hanno mai sbagliato un secondo di musica. Mai. Come tutti i reali colossi, la loro immensità risiede nell’avere uno stile proprio; e, nel loro caso, uno stile che al contempo cristallizza ed espande un genere.

TOJITJOD è forse il lavoro più al di fuori dei loro supposti confini; a partire dalla copertina, più in linea con alcuni dei loro singoli ma così diversa dagli album ed EP precedenti. L’antico amore per i riff dissonanti fa capolino spesso, così come la quasi mai sopita tendenza al giro di scuola Celtic Frost a velocità falsata ed una ritrovata devozione al punk che fu dei loro nastri pre-Scum. Immancabili le spietate, classiche lame alla Napalm – si vedano “That Curse Of Being In Thrall”, “Zero Gravitas Chamber”, “Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism” o anche “Acting In Gouged Faith”. Nel frattempo, il thrash primordiale di cui sopra infradicia “Contagion” poco prima che un intermezzo grind la sbranchi esattamente al momento giusto.

Con un titolo che dirà qualcosa ai vecchi punk inglesi, il primo parto bastardo è “Joie De Ne Pas Vivre”: basso ondulatorio, nessuna chitarra (pare), rumoracci assortiti, vocalizzi isterico-posseduti e un Herrera fortemente irrequieto, con quel bello stile che rende le sue parti sempre così naturali. Il gemello segreto di Geordie Walker squarcia il silenzio con “Amoral”, la quale poi prosegue in pesante vena Ministry periodo buono (vogliamo dire Animositisomina?). Ultima dell’ideale, spurio trittico è anche l’ultima in scaletta: “A Bellyful Of Salt And Spleen”, dicitura alternativa per “colata di cemento impastato nelle antiche betoniere appartenute alle famiglie Zeni Geva e Swans”.

Due pezzi a sé, ognuno straniante a proprio modo, sono “Invigorating Clutch” – tormento cupo e geometrico – e “Fluxing Of The Muscle” – Treponem Pal velocizzati, giri prima death metal poi grindcore, cantato ora paranoico ora straziato ora declamatorio.

Note per i veri appassionati: il dodici pollici ha una traccia in più; il CD in confezione a libro ha tre tracce in più – ma non quella del vinile -, di cui due sono reinterpretazioni di brani altrui, la natura dei cui autori (mi si lasci dichiarare amore per entrambi gli interpreti originarî) sarà significativa una volta di più alla luce del successo artistico di questo ennesimo, irrinunciabile capolavoro.

I Napalm Death, Signore e Signori. I Napalm Death.

Tracce:
01.  Fuck The Factoid
02.  Backlash Just Because
03.  That Curse Of Being In Thrall
04.  Contagion
05.  Joie De Ne Pas Vivre
06.  Invigorating Clutch
07.  Zero Gravitas Chamber
08.  Fluxing Of The Muscle
09.  Amoral
10.  Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism
11.  Acting In Gouged Faith
12.  A Bellyful Of Salt And Spleen

Formazione:
Shane Embury: basso, voci occasionali, rumori varî
Mark ‘Barney’ Greenway: voce principale
Mitch Harris: chitarra
Danny Herrera: batteria
John Cooke: chitarra (ospite)
Russ Russell: rumori varî (ospite)

 

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