CARCASS – Despicable

Carcass
Titolo: Despicable
Autore: Carcass
Genere: death metal
Anno: 2020
Voto: 6

Visualizzazioni post:266

Un mio carissimo amico – per pura coincidenza, particolarmente avverso ad EP, singoli e mini-album, nonché split in genere e dischi dal vivo – mi bacchetta spesso per via della tendenza ad avere un punto di vista, diciamo così, più soggettivo che oggettivo. « Manicheo! » mi apostroferebbe. Penso a lui e a quante bacchettate mi darebbe prima di annegare i nostri dispiaceri e le nostre idiosincrasie in un paio di robusti bicchieri di sostanze intorpidenti quanto basta e in una serie di dischi a discreto tasso di violenza. Sono altresì sicuro che, in tema del gruppo di Liverpool, il mio amico giustificherebbe d’improvviso qualunque mia eventuale imparzialità apologetica volta a dichiarare con oggettiva certezza la loro incontestabile centralità nel quadro della musica estrema degli unici due decenni che contino.

Le voluminose testate d’angolo posate dai Carcass agirono nel subconscio molto più che nel conscio. Non come quei tifoni che spazzano tutto con sé all’improvviso, bensì come un farmaco a lento rilascio (e chi più di loro annuirebbe al parallelo medicale?).

Più avanti, a proposito di interminabile ondata di rifondazioni a catena, la cosa provocò un’altra orchite fulminante però –come dire?– sarà stata l’emozione data dalla questione Owen (nel frattempo la rete aveva informato anche i profani della disgrazia che pose fine alla breve carriera degli splendidi Blackstar) e gli spazi regalatigli dai suoi amici o sarà che la storia del gruppo era finita per via – si disse al tempo – di problemi innescati dagli inciuci tra Earache e (eresia) Columbia. Fatto sta che di lì a perdonarli il passo fu breve. Surgical Steel fu poi un autentico miracolo: Steer in grandissimo spolvero, Walker con la ruggine ben grattata di dosso e il duro lavoro svolto da Dan Wilding per rispettare la memoria dell’impossibile titano che fu chiamato a rimpiazzare.

Ufficialmente, Despicable è il frutto dello zavorramento posto dal 2019-nCoV anche alla loro tabella di marcia, sfociato infine in una specie di sfogo preparatorio. Questa nozione si è tuttavia convertita nella speranza che l’EP sia in realtà una scusa per liberarsi di brani di qualità inferiore al livello medio dell’album che verrà (« Vedi, che non servono a niente? » farebbe eco il solito). Oppure il giochino si è rotto. Nessuno dei quattro pezzi è all’altezza del nome in copertina. Sì, d’accordo, se stessimo parlando di un qualche loro gretto epigone, si potrebbe forse gioire brevemente del gusto di fondo riscontrabile negli assolo e magari di un riff quasi azzeccato. Non credo che basti. Il lavoro lascia esattamente il tempo che trova. Il vuoto. Un sapore amaro che speravamo di non dover provare mai.

Vediamo cosa succederà sull’album.

Tracce
01.  The Living Dead At The Manchester Morgue
02.  The Long And Winding Bier Road
03.  Under The Scalpel Blade
04.  Slaughtered In Soho

Formazione
Bill Steer: chitarra, voce
Jeff Walker: basso, voce principale
Dan Wilding: batteria, voce
Per Wiberg: organo (ospite)
Fredrik Klingwall: altre tastiere (ospite)
Tom Draper: chitarra (turnista dal vivo; non suona sul disco)

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