SÓLSTAFIR – Endless Twilight Of Codependent Love

Sólstafir
Titolo: Endless Twilight Of Codependent Love
Autore: Sólstafir
Genere: rock psichedelico, hard rock psichedelico
Anno: 2020
Voto: 7 ½

Visualizzazioni post:184

Un ghiacciaio di sabbia, come un Ókólnir a perdita d’occhio. Gelo svanito al capolinea dell’infinito crepuscolo. Quanto all’amore, quella è una lunga, lunghissima storia. Nessun obbligo di comprendere. Poche cose meritano l’usa e getta – di certo, non le parole. Lo sanno bene le labbra serrate della fjallkonan; a parlare ci pensano gli uccelli, i vulcani, le pergamene e le stelle.

Non è da tutti procedere a ritroso e risultare credibili. Il fardello metallico dei Sólstafir non è più così gravoso. Rock psichedelico e hard rock psichedelico sono le spianate spazzate da Endless Twilight Of Codependent Love, con poche eccezioni. Sembra abbastanza evidente che il viaggio non sia finito qui; ogni disco copre lunghezze mai eccessive, sempre misurate con piena consapevolezza. Registrazione assolutamente più organica. Un occhio ancora rivolto a Berdreyminn, e non potrebbe essere altrimenti, e le braci ancora tiepide dello scherzetto tirato a Guðmundur Óli Pálmason (co-fondatore, cacciato in torbide circostanze all’alba della tournée promozionale di Ottá). Meno moto, meno tastiere; forse meno aria. Non che manchi il vento – anzi, quello c’è eccome. Difficile non essere sollevati nelle trasvolate oniriche di “Drýsill” e “Til Moldar”. L’umiliata per eccellenza, la Natura, ora libera di correre, soffia vita in “Akkeri”.

Questo è uno di quei gruppi certa parte del pubblico dei quali si avvicina alla loro musica per il motivo sbagliato. Se i Sólstafir si fossero voluti far adulare, tuttavia, è confortante supporre che il pericolo sembri scampato da un pezzo. Così come sono confortanti la breve e sfacciata citazione dei Pink Floyd era ’77-’79 su “Dionysus” (dai, non fatemi dire da quale disco), l’infradiciata blues di “Or” o l’immaginaria bacchetta di Mastro Gilmour a dirigere l’ultima porzione di assolo in “Úlfur”.

Sudditanze specifiche a parte, ETOCL punta spesso a raggiungere, percorrendo un’altra rotta, gli stessi ideali, liberi traguardi tagliati da gruppi del passato più o meno recente – se più facile per tutti, diciamo, ad esempio, Kyuss e The Gathering.
Affondare mollemente e placidamente sotto il pelo dell’acqua di “Rökkur”. Con semplicità ed ingenuità. Come quel libro di vecchie fiabe islandesi… che passò da padre a figlio.

P. S.
Non sono state fornite, ai fini dell’articolo, “Hann For Sjalfu” e “Hrollkalda Þoka Einmanaleikans”, due canzoni presenti solamente su edizioni cosiddette limitate.

Tracce
01.  Akkeri
02.  Drýsill
03.  Rökkur
04.  Her Fall From Grace
05.  Dionysus
06.  Til Moldar
07.  Alda Syndanna
08.  Or
09.  Úlfur
10.  Hrollkalda Þoka Einmanaleikans   [brano presente solo su alcune edizioni]
11.  Hann For Sjalfu   [brano presente solo su alcune edizioni]

Formazione
Svavar Austmann
Hallgrímur Bárðdal (turnista?)
Sæþór M Sæþórsson
Aðalbjörn Tryggvason
[non dichiarato]: strumenti aggiunti

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