UNRULY CHILD – Our Glass House

Titolo: Our Glass House
Autore: UNRULY CHILD
Genere: AOR
Anno: 2020
Voto del redattore HMW: 6,5
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Negli ultimi dieci anni gli Unruly Child sono ritornati con dei buoni album senza mai farsi attirare dalle mode imperanti, producendo sempre un rock melodico raffinato e di classe. Il nuovissimo e nono album in studio, intitolato “Our Glass House”, è il naturale successore di “Big Blue World” del 2019 e sicuramente è una vera e propria prelibatezza per i supporters del combo statunitense! Il nucleo della band è sempre formato da Marcie Free alla voce, Bruce Gowdy alla chitarra e alla voce e Guy Allison alle tastiere, alle percussioni e alla voce. Jay Schellen si occupa ancora una volta della batteria e come ospite d’eccezione troviamo Tony Franklin (The Firm, Kenny Wayne Shepherd) al basso. Il disco basa le sue radici musicali nel rock melodico contemporaneo ma anche classico, ricordando ai fans che il tempo può passare ma alcune cose non cambiano mai.

La storia del gruppo è travagliata: dopo lo scioglimento nel 1992, la band torna di nuovo insieme nel 1998 e questa volta resiste fino al 2003. A quel punto, cambia la line-up con Kelly Hanson e Phillip Bardowell dietro al microfono e Ricky Phillips al basso, per poi ricadere in un periodo di prolungata inattività dal 2003 al 2010 quando, alla fine, grazie alla Frontiers Records gli elementi originari ritornano in pista, sfornando per fortuna diversi platter convincenti. Marcie Michelle Free è una delle migliori cantanti del genere rock melodico e una delle più conosciute cantanti transgender; il chitarrista Bruce Gowdy e il tastierista Guy Allison impegnati in diversi progetti nel corso degli anni, sono famosi perché hanno collaborato con artisti del calibro di Glenn Hughes (Deep Purple), Bobby Kimball (Toto), Doobie Brothers e con i World Trade insieme all’amico e batterista Jay Schellen. Purtroppo il bassista Larry Antonino non è più nel gruppo ed è stato sostituito alle quattro corde dal bravo Tony Franklin senza ripercussioni sul suono caratteristico degli Unruly Child.

Dalla riunificazione della band, gli album non sono eccezionali se paragonati alle uscite del primo periodo creativo e la stessa cosa vale per il nuovo platter che, in effetti, delude per certi versi. Nelle dieci song mancano dei momenti salienti ad eccezione delle due riedizioni, estrapolate dal loro album di debutto omonimo del 1992, aggiunte nel finale. Non ci sono melodie memorabili, sebbene i brani siano ben arrangiati e correttamente eseguiti, ma soprattutto manca il coraggio di alzare l’asticella e di rischiare qualcosina nel sound, uscendo dalla propria area di comfort. Il remake di “To Be Your Everything” fa sì che la song sia più leggera ma pur sempre una bella canzone d’amore, con una fantastica interpretazione di Marcie che ricorda nostalgicamente i tempi passati. Anche la nuova versione di “Let’s Talk About Love” è alleggerita ed è più una versione acustica rispetto alla song originale.

In scaletta, “Underwater” è una delle poche tracce che ricorda i tempi di gloria della band, con un bellissimo refrain di puro e genuino AOR di vecchia scuola. In alcune canzoni dell’opera si sente anche un benevolo tocchettino di prog e si notano anche delle strutture più complesse, accompagnate da leggerissimi synth in sottofondo. L’iniziale “Poison Ivy” è un buon modo per cominciare grazie al riconoscibile e classico marchio di fabbrica della band, con dei bei riff e l’ugola di Free che risplende meravigliosamente nelle melodie della song. Con le note di “Say What You Want” entra in gioco l’hard rock del gruppo con rigogliosi riff di chitarra, supportati egregiamente dalle corde vocali della vocalist e accompagnate da un buon ritornello: qui gli artisti mostrano come possono essere geniali, facendomi sperare invano che ci sia una continuità.

La metaforica “Glass House” è una traccia piena di armonie guidate dalla voce dell’eccellente singer, con uno stile tipico della band a stelle strisce ma che non decolla del tutto. La successiva “Everyone Loves You Whan Your Dead” è una canzone carina di rock melodico con altre interessanti melodie, capace di sprigionare emozioni e passioni, e tra le altre canzoni degne di nota ci sono le rockeggianti “Talked You Out Of Lovin Me” e “Catch Up To Yesterday” ricche di venature blues e piene di sentimento. Di “Freedom Is A Fight” piace l’introduzione acustica e ingegnosa ma possiede un ritornello mediocre che purtroppo porta il brano nell’anonimato. La conclusiva “We Are Here To Stay” chiude bene un cd che non fa impazzire per idee e melodie anche se i ritmi, a tratti, sono robusti e i ritornelli condotti bene da un’ottima tecnica strumentale. I suoni dell’opera sono quelli tipici degli eighties che non moriranno mai e che sono ormai la caratteristica dei veterani Unruly Chid.

“Our Glass House” è un disco di buon AOR che non raggiunge alti livelli, ma si inserisce bene nella recente discografia della band.

Tracce:
1. Poison Ivy
2. Say What You Want
3. Our Glass House
4. Everyone Loves You When You’re Dead
5. Talked You Out Of Loving Me
6. Underwater
7. Catch Up To Yesterday
8. Freedom Is A Fight
9. The Wooden Monster
10. We Are Here To Stay
11. To Be Your Everything 2020
12. Let’s Talk About Love 2020

Formazione:
Marcie Free – voce
Jay Schellen – batteria
Bruce Gowdy – chitarra, tastiera e voce
Guy Allison – tastiera, percussioni e voce
Tony Franklin – basso

https://www.facebook.com/unrulychildband
http://www.frontiers.it

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