VANDEN PLAS – The Ghost Experiment – Illumination

Vanden Plas
Titolo: The Ghost Experiment, Illumination
Autore: Vanden Plas
Genere: Progressive Metal
Anno: 2020
Voto del redattore HMW: 8+
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Dopo più di un anno, i maestri tedeschi del prog metal sono tornati magnificamente con la seconda parte di “The Ghost Xperiment – Awakening”, dodicesimo album in studio. Questi lavori vengono dopo il trionfo delle due parti di “Chronicles Of The Immortal World”, una mostruosa saga fantascientifica prodotta in collaborazione con l’autore tedesco Wolfgang Hohlbein e, sinceramente, non avrei mai pensato che i teutonici si ripetessero ancora una volta a questi grandi livelli: riflettendoci, i Vanden Plas sono una band che ha sempre cercato di migliorare e crescere ambiziosamente senza guardare al trionfale passato, e i risultati si sono sempre visti e sentiti.

Per quanto riguarda l’ispirazione per la storia del concept, il singer Kuntz si è imbattuto nel Phillip-Experiment, un’indagine autentica e documentata (in Canada nel 1972) sulla negromanzia, per determinare se i soggetti possono comunicare con fantasmi creati attraverso le aspettative della volontà umana: un gruppo di ricerca ha provato a creare una specie di fantasma immaginario attraverso l’unione dei loro pensieri. Non credevano ai fantasmi o che gli spiriti dei morti potessero comunicare con i vivi e, con il loro esperimento, si aspettavano di dimostrare che i fenomeni paranormali sono solo un prodotto delle nostre fantasie. Con un quasi “fantasma perfettamente inventato” speravano di dimostrare che gli spiriti sono solo immaginari e non reali, ma in realtà accade proprio il contrario.

Il protagonista principale, Gideon Grace, incontra finalmente le ombre che lo perseguitano fin dall’infanzia. Così torna alla House of Rain, il luogo in cui una volta era iniziata la sua vita, per affrontare finalmente i suoi aguzzini, smascherarli e sconfiggerli. Gideon cerca la verità per trovare finalmente la pace, indipendentemente dal fatto che questa verità porti alla vendetta o alla sua morte: i tre esseri da cui si nasconde sono rivelati attraverso la sua negromanzia come un team di ricercatori che si è posta la sfida di creare un essere immaginario attraverso esperimenti parapsicologici. Una di quelle entità astrali magiche che, in situazioni estreme, può essere resa visibile diventando uno di quei rari esseri che, dopo anni passati a nascondersi nell’isolamento e nell’auto-riflessione nel cosmo metafisico, ora possiede una coscienza tutta sua, un corpo materiale e un’anima.

I testi ingegnosi e inventivi di Kuntz richiedono però un forte supporto musicale e quindi è tempo di introdurre e scrivere sulla musica di questo interessantissimo disco: i cinque artisti suonano un power metal progressivo che al primo impatto può sembrare articolato, ma sempre interessante e potente, con veloci riff, una precisa sezione ritmica, avvincenti assoli di chitarra e pochissimi arrangiamenti orchestrali rispetto al passato. Questa volta gli aspetti prog del suono dei Vanden Plas sono ancora più visibili, grazie alla seguente e collaudata line-up: Andy Kuntz alla voce, Stephan Lill alla chitarra, Günter Werno alle tastiere, Andreas Lill alla batteria e Torsten Reichert al basso. Tanti ospiti prestigiosi si aggiungono a questa incredibile raccolta: Alea dei tedeschi Saltatio Mortis che duetta ottimamente con Kuntz in “Krieg Kennt Keine Sieger”, la cantante degli Snow White Blood Ulli Perhonen che splende in “Black Waltz Death” e in “The Ghost Engineers”.

“When The World Is Falling Down” apre bene il disco con una atmosfera ostile sviluppata da un riff soffocante e con un sound incisivo: l’assolo di chitarra sembra un’occasione buttata al vento perché poteva essere più memorabile, ma in compenso gli arazzi di tastiera avvolgono benissimo il brano. La successiva e prog “Under The Horizon” ha un intro leggero e sinfonico seguito da una voce bisbigliata fino a quando una potentissima scarica di riff della guitar di Lill e dei tamburi del fratello annuncia l’arrivo di uno dei migliori groove del platter, con un bel ritornello e con la tastiera che assale la melodia del pezzo. “Black Waltz Death” si apre, invece, con una tregua acustica offrendo un’atmosfera particolare che lentamente porta ad una semi ballata melodicissima: coro celestiale, sound teatrale e trascinante, con un fantastico assolo di tastiera che fanno dei Vanden Plas una grandissima metal band internazionale. L’ottimista “The Lonely Psychogon” è adrenalina allo stato puro, con un ritornello super melodico che si allontana dall’aggressività dei riff della sei corde di Stephan Lill e con l’ottimo basso di Torsten Reichert in prima linea: una traccia un po’ lunga, con buone idee e che si conclude con un soffice pianoforte.

I panzer germanici riprendono la carica e la forza nella quasi estrema “Fatal Arcadia”, in pieno stile Dream Theater, con un suono di chitarra alla Petrucci sia nello stile che nell’esecuzione; su questo massiccio groove la tastiera di Werno entra prepotentemente in scena accompagnando la chitarra scatenata di Lill fino alla fine del brano. Come tutti gli abili narratori, Andy riesce a contrastare il dramma con momenti più teneri e riflessivi: il pianoforte e la chitarra si intrecciano quindi per raggiungere una conclusione sorprendente. I lunghissimi tredici minuti di “Ouroboros” hanno proprio questo approccio, perché il protagonista Gideon Grace capisce la sua origine e il suo maledetto destino: dopo i primi minuti cadenzati, la seconda metà di questa traccia è semplicemente irresistibile con un grande sound ed assoli velocissimi, carichi di energia e speranza. Il titolo di coda “Ghosts Engineers” conclude la trama con un pianoforte malinconico guidato dalla classe del bravissimo Günter Werno: qui il tastierista, come in tutto il platter, fornisce un meraviglioso supporto sinfonico e orchestrale che proietta in un’altra dimensione il suono della band. I Vanden Plas hanno tanta qualità che attira da subito nel loro mondo magico, dove tutto può succedere e tutte le cose sono possibili, come nell’ultima e orientaleggiante cover dei Saltatio Mortis “Krieg kennt keine”, canzone tipicamente ottantiana dal suono sopraffino alla Rainbow e con in primo piano l’ottima keyboard e la voce di Andy, sostenuta benissimo da quella del bravo cantante Alea der Bescheidene dei tedeschi Saltatio Mortis.

“The Ghost Experiment – Illumination” sviscera una storia sugli spiriti diversa dal solito e lascia ai fans una spiegazione plausibile sui fenomeni paranormali. Un altro trionfale lavoro che esplode letteralmente di fantasia, forza e superbia, per una perfetta cura di cui noi tutti abbiamo bisogno in questo drammatico momento storico. Consigliatissimo!

Tracce:
1. When The World Is Falling Down
2. Under The Horizon
3. Black Waltz Death
4. The Lonely Psychogon
5. Fatal Arcadia
6. The Ouroboros
7. Ghost Engineers
8. Krieg kennt keine Sieger feat. Alea/Saltatio Mortis (Bonus Track)

Formazione:
Andy Kuntz – voce
Stephan Lill – chitarra
Günter Werno – tastiera
Andreas Lill – batteria
Torsten Reichert – basso

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