HYPNOS – The Blackcrow

Hypnos
Titolo: The Blackcrow
Autore: Hypnos
Genere: Death Metal
Anno: 2020
Voto del redattore HMW: 7
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Ora andiamo sul personale però. Nei Krabathor c’è davvero un pezzo di cuore. Quando ci fu lo scisma – da una parte Christopher e Skull che reclutarono Paul Speckmann, dall’altra Bruno e la fondazione degli Hypnos con l’allora già ex-turnista della coppia ceca, Pegas – fu la dimostrazione di un classico caso di somma maggiore delle parti. Poi vennero la fine dei Krabathor, l’insolita operazione Martyr, l’inaridimento qualitativo dei Master e lo scioglimento degli Hypnos stessi. Dalla rifondazione sono già undici anni e The Blackcrow, opera IV da allora, è disco concettualmente gemello e antitetico al precedente, il quale, visto alla nuova luce, appare ora più che mai premonitorio e preparatorio.

Ridimensionate ambizioni ed ospitate, il dio del sonno confeziona un capitolo che di sedativo ha invero poco. L’album scavalca di alcune spanne le aspettative della sottoscritta, sorprendendo per personalità ed inventiva. I richiami a terze parti sono rari e, più che probabilmente, soggettivi – forse quello scheletro un po’ alla Acheron di “Liquid Sands” e un certo non so che, ma è un attimo, di Christ Agony e/o Alastis in “Culte De La Raison”. Nessun calo di tensione, se questo è il death metal che fa al caso vostro: vecchio nel cuore prima che nelle mani, con influenze thrash metal (ovviamente) e una buona dose di eclettismo.

Tra le possibili segnalazioni, il goccio di Svezia che si fa largo in “Afterlife Disillusion / The End Of Idolatry”; la varietà chitarristica e la valentissima prova percussiva, da incorniciare per colore ed irrequietezza, che sono la colonna vertebrale di “Dawn Of The Halcyon Age”. E, ancora, “Vae Victis”: un mezzo missile sparato in un fiume di polvere.

L’ammuffita e nebulosa trama che infetta “In Grief / Too Old To Cry” pone una sorta di sigillo definitivo ad un disco che è il caso di collocare tra le spoglie scansie del death metal recente degno di essere ricordato.

Come ama raccomandare questa sigla, che questo ascolto serva da stimolo ai più giovani; per una scoperta delle radici del genere più estremo di sempre.

Tracce
01.  Vox Irae
02.  The Blackcrow
03.  Afterlife Disillusion / The End Of Idolatry
04.  Dawn Of The Halcyon Age
05.  Plunged Into Cacophony / Procession To Babylon
06.  Vae Victis
07.  Culte De La Raison
08.  Liquid Sands
09.  In Grief / Too Old To Cry
10.  In Blood We Trust

Formazione
Bruno: voce, basso
Canni: chitarra
Pegas: batteria
Vlasa: chitarra
Paul Speckmann (ospite): narrazione in “Vox Irae”
Martin Štědroň (ospite): ambientazione sonora in “Vox Irae”
[non dichiarato]: tastiere e/o effetti

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