LABYRINTH – Welcome To The Absurd Circus

Labyrinth
Titolo: Welcome To The Absurd Circus
Autore: LABYRINTH
Genere: Power Metal
Anno: 2021
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:318

Vi siete mai chiesti, prima di questa tremenda pandemia, in che mondo stessimo vivendo? Sicuramente no, presi come eravamo da un miliardo di cose da fare ogni giorno nelle nostre frenetiche vite. Eppure, questo brutto periodo che ancora stiamo vivendo sembra non averci insegnato nulla. Si sono rallentati i ritmi ma, nonostante il tempo a disposizione, non sono aumentate le nostre riflessioni o i nostri pensieri su come dare una svolta alla quotidianità, come se la morte e la sofferenza di migliaia di persone fossero dei concetti astratti e lontani dalle nostre esistenze. Certo non si può fare di un’erba un fascio ma, se ci pensate, a parte le restrizioni a cui siamo sottoposti, nulla sembra cambiato nella mente e nel cuore degli uomini. Le ingiustizie, le divisioni, la corruzione e gli egoismi continuano imperterriti e in questa nuova uscita discografica dei nostri Labyrinth, “Welcome To The Absurde Circus”, siamo invitati ad entrare in un circo degli orrori, assurdo per certi versi ma purtroppo reale perché si riferisce alla nostra malata società.

Nel 2017, dopo un lungo letargo che attanaglia la band e grazie ad un nuovo contratto con la nostrana Frontiers, i nostri paladini del power metal ritornano con il meraviglioso platter “Architecture Of A God”.

A questo fa seguito “Return To Live”, un set in CD / DVD registrato al primo Frontiers Metal Festival dove suonano il loro disco più popolare, “Return To Heaven Denied”, fautore – più di venti anni fa – di un meritatissimo successo internazionale che ha dato anche una grossa visibilità alla scena italiana. Questo nono album presenta la novità del nuovo e velocissimo batterista Mattia Peruzzi degli Shining Black e degli Shadows Of Steel, ma soprattutto la riscoperta di un sound che agli inizi della loro carriera ha permesso ai nostri connazionali di farsi conoscere al grande pubblico.

Proseguendo sulla scia del precedente disco, il sestetto presenta delle ottime canzoni di power metal, epiche, melodiche e con un pizzico di prog, destinate ad essere apprezzate dagli amanti del genere. Nonostante i tanti cambi di formazione, l’ossatura portante del gruppo è rimasta inalterata con il superlativo Roberto Tiranti alla voce e gli straordinari Olaf Thorsen e Andrea Cantarelli alle chitarre, custodi dell’anima e dello spirito dei Labyrinth.

I tre artisti hanno però le spalle ben coperte dallo stratosferico Nik Mazzucconi al basso, dal bravissimo Oleg Smirnoff alle tastiere e dall’abilissimo nuovo acquisto Mattia Peruzzi che subentra, a pieni voti, al tecnicissimo John Macaluso dietro le pelli. L’album presenta da subito le caratteristiche musicali della band: si parte con la rullata iniziale di Mattia in “The Absurd Circus”, potente power metal melodico dove le chitarre si scambiano perfettamente le parti soliste, accompagnate poi da un bell’ assolo di tastiera e da una eccezionale interpretazione vocale di Tiranti. La sua voce melodica, a tratti filtrata, è un crescendo di emozioni che sprigiona rabbia e disappunto, chiudendo poi la composizione con una timbrica graffiante ed infuriata. La grave pandemia mondiale è qui rappresentata con tutte le sue conseguenze e, soprattutto, con tutte le sue contraddizioni e divisioni.

Neanche il tempo di respirare che entra in gioco la successiva e devastante “Live Today”, pezzo genuino e ripescato da un’idea messa nel cassetto qualche anno fa e adesso recuperato per l’occasione: velocità diaboliche sprigionate dalle corde dei due guitar hero, indovinati cambi di tempo, un coro molto interessante, delle voci che a sprazzi si accavallano per poi portare ad un assolo tastieristico spaventoso e ad un acuto finale di Roberto semplicemente fantastico.

Questo è metal epico, figlio di una band che ha sempre messo sinceramente il cuore nelle proprie canzoni, non piegandosi mai alle mode del momento e proponendo sempre quello che sentiva creando della musica superba. Con “One More Last Chance” il sestetto lascia il pedale dell’acceleratore e apparentemente rallenta con parti più progressive, dove le corde vocali del vocalist fanno un lavoro eccezionale. Tipica song dove si contrappone la leggerezza della voce, qui Roberto ha un tono che sbalordisce, accompagnato dalla pesantezza metal dei riff e dei velocissimi assoli di chitarra di Olaf e Andrea. Sembra un lento o una semi ballata ma ancora è presto, infatti il brano cambia e cresce di intensità con il passare dei minuti ma senza diventare mai troppo pesante.

La stessa cosa si nota in “The Unexpected”, canzone che inizia in quarta con la possente batteria di Peruzzi ed un sound chitarristico decisamente speed, con dei ritmi forsennati e sostenuti dal grande basso di Mazzucconi: una traccia che sprigiona energia grazie ad una sezione ritmica perfetta che lancia le note della keyboard di Smirnoff e i riff delle dodici corde di Thorsen e Cantarelli.

Un altro grande brano è As Long As It Lasts”, una delle canzoni più riuscite del disco. Qui la potenza delle chitarre è sempre al servizio del soave e melodico refrain: il pezzo sviluppa nell’intermezzo un’atmosfera di pace e serenità grazie anche al grande lavoro tastieristico di Oleg. Il basso e la batteria sono sempre messi in evidenza, con la voce di Tiranti in grado di prendere con facilità qualsiasi tonalità. “Den Of Snakes” è invece una canzone dal sound hard rock ed anche un po’ metal, con le sue atmosfere vicine ai vecchi Maiden grazie al basso di Mazzucconi ma sempre in pieno stile Labyrinth. Accattivante metal melodico, con un bel ritornello che rimane fermo sui suoi binari senza appesantirsi e con degli assoli che sembrano uscire da un disco dei mitici Iron; i nostri connazionali lanciano anche un messaggio che dovrebbe farci riflettere sull’uso indiscriminato dei social media.

Non amo le cover, ma devo ammettere che i nostri italiani sono sempre riusciti a rivisitare bene le song pop, divertendosi a trasformarle in chiave metal senza stravolgimenti ma, allo stesso tempo, mettendoci del proprio: confesso che la versione di “Dancing With Tears In My Eyes” degli Ultravox, inserita in scaletta, è piacevole e meglio dell’originale uscita nel 1984.

Segnalo, sul finire, la puntuale ballata che in un’opera gagliarda come questa non può mancare: è il caso dell’acustica e malinconica A Reason To Survive”, interpretata in modo divino da Tiranti e ben arrangiata da Thorsen, oltre che impreziosita da un hammond settantiano e dal basso fretless di Nik.   Prima di chiudere arriva un’altra grande song, l’epica “Finally Free”, che ha un elevato ritmo e dei riff impetuosi; pezzo che con le sue sonorità melodiche crea un’atmosfera di pace e libertà ma sempre con un sound potente e moderno. Qui la caratteristica del marchio Labyrinth si sente ancora una volta a metà brano, dove la pausa strumentale rallenta il robusto suono e dà il via agli assoli di chitarra ma soprattutto mette in risalto l’ottimo assolo delle quattro corde dell’eccezionale Mazzucconi.

Il platter contiene delle veementi canzoni che colpiscono nel segno per potenza e energia senza mai perdere d’intensità. I fan del combo italico sanno già cosa aspettarsi: se  li conoscete poco o – ancora peggio! – non li conoscete, recuperate il tempo perduto procurandovi questa bellissima opera metal. Vi garantisco che non ve ne pentirete, perché questo è un gruppo di qualità e di talento che merita l’attenzione di tutti i metalheads del mondo! L’emozionante circo dei Labyrinth vi aspetta.. cosa aspettate ad entrare?

Tracce:
1. The Absurd Circus
2. Live Today
3. One More Last Chance
4. As Long As It Lasts
5. Den Of Snakes
6. Word’s Minefield
7. The Unexpected
8. Dancing With Tears In My Eyes
9. Sleepwalker
10. A Reason To Survive
11. Finally Free

Formazione:
Roberto Tiranti – voce
Olaf Thorsen – chitarra
Andrea Cantarelli – chitarra
Oleg Smirnoff – tastiera
Nik Mazzucconi – basso
Mattia Peruzzi – batteria

https://www.facebook.com/labyrinthitaly/
http://www.frontiers.it

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