EVERGREY – Escape Of The Phoenix

Evergrey - Escape Of The Phoenix
Titolo: Escape Of The Phoenix
Autore: Evergrey
Genere: Prog Metal
Anno: 2021
Voto del redattore HMW: 8,5
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Tornano sul mercato mondiale gli Svedesi Evergrey con il nuovo album Escape Of The Phoenix.

Gli Evergrey sono un’estensione della mente del mastermind Tom Englund, i cui testi riflettono da sempre stati d’animo personali, ma che possono essere facilmente interiorizzati da chiunque ci si rifletta. Sono testi che vivono di empatia fra il musicista compositore e l’ascoltatore e quando questa empatia avviene, esplode in una connessione che trascende la musica. Escape Of The Phoenix segue l’album The Atlantic, del 2019 (QUI la nostra recensione) che fu la terza parte di una trilogia iniziata con “Hymns For The Broken” nel 2014 e proseguita con “The Storm Within” nel 2016. Sono stati tre album musicalmente ottimi, come ci hanno abituato ormai da più di 20 anni i cinque svedesi, ma chiudeva l’arco testuale sul passaggio di analisi dei propri demoni e attraversamento metaforico dell’oceano dell’anima.

Tom Englung ho dichiarato apertamente in più riprese, anche in un video con Floor Jansen (cantante dei Nightwish), di esser stato sull’orlo di una crisi emotiva che lo stava allontanando dalla musica. L’abbandono della band nel 2010 da parte degli storici compagni Johnas Ekdahl (batteria) e Henrik Danhage (chitarra) furono una batosta durissima per gli Evergrey e per Englund. La sua salvezza, oltre al rientro degli stessi nel 2014 dopo l’album “Glorious Collision non eccezionale) è stata un percorso di studi in supporto psicologico, dove ha imparato a capire se stesso per poter aiutare gli altri (partendo da persone malate di cancro) in un percorso di crescita e consapevolezza psicologica.

Ed ecco che la fuga della fenice assume sfumature molto introspettive, dove nei testi si trova la consapevolezza personale già citata, in cui sembra che finalmente ci sia un posto nella vita, nella società per chi canta i testi. Testi sempre oscuri, personali, ma finalmente lasciano balenare un barlume di luce. Manifesto di questi pensieri è l’opener e primo singolo “Forever Outsider” che dichiara al mondo che si, sono un outsider, un estraneo, ma se prima ero spezzato dentro ora sono completo e so chi sono.

E questa sensazione si ripercorre in tutte le canzoni, dove l’armonia malinconica si amalgama perfettamente alle sensazioni descritte da Englund.

E la musica? Il riffing tipico della band svedese di Göteborg è sempre presente, con chitarre ribassate e parti ritmiche a volte serrate in unisono fra cassa, basso e chitarre, a volte più aperta, che lascia respirare. Tutto l’impianto si basa sull’opera vocale di Tom Englund, ispirato ed estremamente emotivo in ogni frangente, sia rabbioso come nella title track che nella struggente “You From You”. Rikard Zander alle tastiere sembra sempre in secondo piano rispetto alla potenza ritmica, ma in ogni album il suo apporto è sempre fondamentale per creare il mood e l’atmosfera che sia con un pianoforte (“Stories”), sia che produca suoni sintetici moderni (“Dandelion Cipher”). Spezzo poi una lancia a favore del già citato Henrik Danhage, il cui gusto solista alla chitarra lo rende un musicista unico nell’ambito metal. Non un chitarrista alla ricerca della tecnica perfetta, comunque presente, ma che infonde pathos nelle sue note, miscelando parti veloci con ricerca armonica di bending difficilmente ritrovabili nel panorama metallaro. Unico accostamento che mi viene in mente è il gusto blues di Eric Clapton. Forse è un paragone esagerato ma con le dovute proporzioni rende l’idea di quanto lo stile di Danhage sia propedeutico all’atmosfera delle composizioni Evergrey.

Per i fan del prog metal poi troviamo l’ospite d’eccezione: James LaBrie dei Dream Theater. Il suo duetto con Englund nella canzone “The Beholder”. Onestamente la voce di LaBrie non aggiunge nessuna variante all’interpretazione già ottima di Englund, sebbene il risultato sia comunque piacevole.

L’album scorre via in maniera fluida e attira su di sè spesso l’attenzione, soprattutto sul secondo singolo “Eternal Nocturnal”, una delle canzoni più vicine allo stile classico degli Evergrey, con la doppia cassa costante e martellante che apre su un ritornello armonico e melodico, ma con sempre un fondo di malinconia su cui spiccano i due assoli di chitarra di Englund e Danhage.
In generale le canzoni di questo album sono più lineari e se vogliamo anche semplici rispetto a ciò che la produzione marchiata Evergrey ci ha proposto, soprattutto i singoli scelti sono le canzoni più dirette di tutto il platter. Questa scelta può esser forse ricercata nella nuova forma mentis di Englund, post caduta depressiva.

La produzione di Escape Of The Phoenix è affidata a Jacob Hermann ai Top Floor Studios, Svezia, anche se Jonas Ekdahl e lo stesso Englund hanno partecipato al mixing.

Ultima nota da segnalare è lo stupendo artwork del greco Giannis Nakos di Remedy Art Design, che ultimamente si sta affermando come uno dei migliori artisti per copertine metal. Seguite i suoi social per trovare conferme sul suo stile particolare.

Avevamo lasciato la band svedese con un grandissimo album, il ritorno non è da meno e conferma lo stato di grazia compositivo degli Evergrey e di Englund anche in piena pandemia. Le ali della fenice possono alzarsi in volo ancora, auspicando di poterle vedere dal vivo quanto prima.

Tracce:
1. Forever Outsider
2. Where August Mourn
3. Stories
4. A Dandelion Cipher
5. The Beholder
6. In the Absence of Sun
7. Eternal Nocturnal
8. Escape of the Phoenix
9. You From You
10. Leaden Saints
11. Run

Formazione:
Tom S Englund – Vocals, Guitars
Henrik Danhage – Guitars
Rikard Zander – Keyboards
Jonas Ekdahl – Drums
Johan Niemann – Bass

Sito Ufficiale: http://www.evergrey.net
Facebook: https://www.facebook.com/Evergrey/
AFM Records: https://www.afm-records.de/en/

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