OJM – Live At Rocket Club

Titolo: Live At Rocket Club
Autore: OJM
Genere: Hard Rock Psichedelico
Anno: 2021
Voto: 6 ½

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La Go Down è un osso duro. Una di quelle etichette che ti fanno riappacificare con la musica. Innamorata di garage, proto-punk, hard rock psichedelico e tutto un certo modo di sentire sessanta e settanta; legata a filo doppio con gli OJM sin dal primo giorno. « OJchi? ». Mai sentiti, vero? Probabilmente vero, sicuramente un peccato.

Formatisi sul finire del secolo scorso, consegnarono il loro primo pacco-bomba nel novantanove e la detonazione fu esemplare: “I’m Damn” è un’apertura di carriera quantomeno invidiabile. Un muro sonoro alto settanta metri. Infatuazione istantanea. Sotto i ponti del Muson, da lì in poi, di acqua ne è scorsa parecchia. Per il momento, ci limiteremo a puntualizzare che, vediate, numi dalle fattezze di Paul Chain, Michael Davis e Dave Catching (citati in ordine di eminenza) non è che si scomodino tanto spesso per registrarvi, farvi da guida e magari da fonico dal vivo – né parliamo di fasulle amicizie telesocializzanti o mode brachicefale ratificate da mani cornute.

Tra cambi di formazione e frenesie giovanili, gli OJM passarono in rassegna più di una scalcinata via del rock, di quello tossico e sgangherato. Dall’hard rock/blues psichedelico di Extended Playing e del suo fratello maggiore – Heavy, al punk rock / garage incravattato di The Light Album, a quella miscela di primo hard rock e rabbia anni Sessanta che contraddistingue, in varie alchimie, gli ultimi due album. Il tutto, interpolato da un album dal vivo e due sette-pollici.

A marzo 2020 furono infine rinvenuti i nastri di una data effettuata in un locale bavarese, il Rocket Club, a giugno duemilaundici. Il risultato è che solo ora ci rendiamo conto di quanto ci siano mancati gli OJM, le loro sparate nevrotiche alla “Sixties” (peccato per come sfuma) o “Give Me Your Money”, i loro viaggi acidi intrapresi da “Oceans Hearts” o una dilatata “Desert”, la batteria pachidermica e spettinata di Max Ear. Un anno prima della morte di Joe South, rimase anche il tempo per un’interpretazione della sua “Hush”, offerta non secondo la versione originale (Billy Joe Royal) bensì secondo quella con cui è familiare il grosso del popolo rock – canzone che, per altro, ci ricorda che David Martin era più un urlatore di petto che a proprio agio con l’approccio melodico dell’indimenticato Rod Evans.

Per chi avrà sempre voglia di valvole.

Tracce
01.  Welcome
02.  Venus
03.  I’ll Be Long
04.  Wolf
05.  Oceans Hearts
06.  Sixties
07.  Give Me Your Money
08.  Desert
09.  2012
10.  Hush

Formazione
Max Ear: batteria
David Martin: voce
Stefano Pasky: organo, Fender Piano Bass, cori
Andrew Pozzy: chitarra

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