JASON BIELER AND THE BARON VON BIELSKI ORCHESTRA – Songs For The Apocalypse

JASON BIELER AND THE BARON VON BIELSKI ORCHESTRA
Titolo: Songs For The Apocalypse
Autore: JASON BIELER AND THE BARON VON BIELSKI ORCHESTRA
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Voto: 6,5

Visualizzazioni post:119

“Songs For The Apocalypse”- pubblicato con il moniker Jason Bieler and The Baron von Bielski Orchestra – è l’esempio migliore del fervore e dell’abilità del bravissimo musicista Jason Bieler (Saigon Kick, Talisman e Super TransAtlantic): il cantante, chitarrista, cantautore e produttore in questo platter chiama una serie di ospiti per un viaggio teatrale, interessante e nostalgico nella sua lunghissima carriera.

I tanti ospiti comprendono Todd LaTorre (Queensryche), Dave Ellefson (Megadeth), Devin Townsend e Pat Badger (Extreme), Butch Walker (ex Marvelous 3), Bumblefoot, Jeff Scott Soto (Sons Of Apollo), Clint Lowery (Sevendust), Benji Webbe (Skindred), Kyle Sanders (Hellyeah) e molti altri che aiutano il funambolo Jason in un disco non pesante nel sound, ma che contiene un gruppo di amici e musicisti di tutto rispetto.

Questa uscita in studio rappresenta il secondo album da solista di Jason, famoso per aver suonato tra le fila del gruppo glam metal americano dei Saigon Kick: le canzoni della raccolta sono un deya-vu vero e proprio dei suoni della vecchia band americana, con un pizzico di hard rock tradizionale, di prog e di classico rock’n’roll che non guasta mai.

I fan dei Saigon Kick riconosceranno immediatamente lo stile di Bieler già nella prima traccia nonché primo singolo “Apology”, una song potente con un ritornello orecchiabile e degli effetti leggermente psichedelici che danno un tocco più movimentato alla composizione, dove alla batteria troviamo l’eccezionale Todd La Torre.

“Bring Out Your Dead” possiede un bel ritornello, tipico dei brani hard rock degli anni ’80, con un grande assolo del tutto fare Devin Townsend, noto per aver partecipato a tantissimi progetti, e soprattutto colpisce la versatile ugola di Bieler, mai mediocre e mai prevedibile.

La successiva “Annalize” è strana e inquietante per degli ossessivi arpeggi di chitarra che mettono in luce l’amore mai nascosto per il prog di Jason ma, per quanto sia piacevole, dopo ripetuti ascolti questa è una song che risulta meno convenzionale ma molto coraggiosa. Lo stesso si può dire per “Crab Claw Dan”, semi ballata con ritmi stravaganti e misteriosi guidati da un ottimo pianoforte.

“Stones Will Fly”, “Down In A Hole” e “Anthem For Losers” sono tre pezzi rock di tutto rispetto che attraggono con delle atmosfere divertenti e rilassanti esaltate dalla creatività di Bieler; la strumentale “Horror Wobbles The Hippo” è invece tenebrosa e sembra fuori contesto ma contiene un ottimo lavoro di chitarra in pieno stile jazz.

Delude invece “Beyond Hope”, una specie di rap in stile reggae, dove si salvano i riff e gli assoli a intermittenza della chitarra elettrica: song troppo sperimentale che non c’entra nulla con i primi pezzi ascoltati. Per fortuna “Born In The Sun”  reintroduce delle sonorità più dure con riff sopraffini, per un brano che funzionerebbe benissimo in una band dal suono tipicamente prog metal.

Segnalo la trascinante “Alone In The World”, cantata divinamente dal mitico Jeff Scott Soto, che con la sua melodia e i suoi suoni tirati e cadenzati di chitarra richiama di nuovo e magicamente i Saigon Kick dei bei tempi. L’ultima traccia, la finale “Very Fine People”, è un ironico lento acustico dove Bieler saluta malinconicamente il suo fedele pubblico invitandolo a cercare il vero amore e ad amare ciò che piace realmente.

In conclusione, questo è un disco da prendere con le pinze poiché non è d’impatto e facilmente assimilabile: va ascoltato attentamente per coglierne tutte le sfumature e le genialità di un musicista che ha ancora tanto da dare al rock.

Naturalmente, le influenze dei defunti Saigon Kick sono enormi e Jason non nasconde la nostalgia per quella che è stata una delle band più sottovalutate e sfortunate degli anni ’90: spero vivamente in una loro reunion definitiva – magari con lo zampino della sempre attenta Frontiers – e per questo vi esorto, se amate queste sonorità, a procurarvi i primi tre album dei Saigon Kick: l’omonimo debutto del 1991, “The Lizard” del 1992 e “Water” del 1993, tre mostruosi capolavori degni di essere riportati alla luce e all’attenzione delle nuove generazioni di rockers.

Tracce:
1. Never Ending Circle
2. Apology
3. Bring Out Your Dead
4. Annalise
5. Stones Will Fly
6. Down In A Hole
7. Anthem For Losers
8. Horror Wobbles The Hippo
9. Beyond Hope
10. Crab Claw Dan
11. Born Of The Sun
12. Baby Driver
13. Alone In The World
14. Very Fine People
15. Fkswyso

Formazione:
Tutti gli strumenti e le voci sono di Jason Bieler, se non diversamente elencate di seguito:

Apology:
Drums: Todd LaTorre
Bass: Kevin Scott
Solos: Andee Blacksugar

Bring Out Your Dead:
Drums: Edu Cominato
Bass: David Ellefson
Solo: Devin Townsend

Annalise:
Bass: Kevin Scott
Stones Will Fly, My Only Hope:
Drums: Ricky Sanders
Bass: Pat Badger
Solo and extra guitars: Butch Walker

Down In A Hole:
Drums: Edu Cominato
Bass: Kyle Sanders
Extra Guitars: Stephen Gibb

Anthem For Losers:
Drums: Ricky Sanders
Bass, Piano, Guitar Twanging: Clay Cook

Horror Wobbles The Hippo:
Extra guitars solos and soundscapes: Emil Werstler

Beyond Hope:
Guest Vocals: Benji Webbe
Drums: Ricky Sanders
Bass: David Ellefson
Solo: Bumblefoot

Born Of The Sun:
Drums: Edu Cominato
Bass: Kyle Sanders
Solo: Clint Lowery

Alone In The World:
Drums: Ricky Sanders
Guest Vocals: Jeff Scott Soto

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