SACRED OATH – Return of the Dragon

Sacred Oath
Titolo: Return of the Dragon
Autore: Sacred Oath
Genere: US Thrash/Power Metal
Anno: 2021
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:279

Questo “Return of the Dragon” è il nuovo capitolo della lunga e prolifica storia della cult band Sacred Oath, nata nel 1984 in Connecticut e capitanata da Rob Thorne,  capitolo che vede per la prima volta la registrazione di un disco in studio con una formazione a cinque e soprattutto tre chitarristi.

L’esperimento, direi, è andato a buon fine ma la grande differenza più che in fase di registrazione si era già sentita in sede live. Il nuovo disco arriva infatti a due anni dal loro album “Thunder Underground – Live From NYC” – dategli un ascolto se non lo avete ancora fatto: merita tantissimo!- e la sua release è stata preceduta da ben cinque singoli, con relativo lyrics video (basati sull’art work del disco, opera del batterista Kenny Evans): “Return Of The Dragon”, “Hammer of an Angry God”,”Empires Fall”, “Cthulhu Wakes” e “Root Of All Evil”.

Se da un lato questa promozione massiccia prima dell’uscita del disco sottolinea come la band, tanto longeva quanto indipendente a livello di contratti discografici, abbia capito le nuove regole del music busyness, dall’altra è segno della sua sicurezza in sede compositiva: non è da tutti, di fatto, avere ben cinque pezzi forti da proporre come singolo. Vi dirò di più: questo disco viaggia tutto su alti livelli e quindi ogni singolo pezzo si sarebbe facilmente prestato ad essere uno dei singoli.

“Return of the Dragon” è davvero un disco interessante, probabilmente il migliore della band, nel quale la prestazione vocale è la caratteristica che mi ha colpito di più. Gli assoli incendiari sono di fatto un loro marchio di fabbrica e chi se li aspettava non è rimasto deluso.

Abbandonati, fatti salvi alcuni brevi passaggi (per esempio “Cthulhu Wakes” e “Root of All Evil”), i falsetti che avevano tanto caratterizzato le loro prime uscite discografiche, ora la voce di Rob si dimostra più matura e riesce ad esprimere una intensità (soprattutto nelle parti doppiate, molto godibili), a tratti una “teatralità” (si pensi all’inizio molto particolare di “Last Ride of the Wicked Dead” ma anche a molti accenti e colori presenti in tutti i pezzi) , che mi ha leggermente spiazzato, soprattutto nelle parti medio-basse dove non risulta calante e in alcuni tratti, strano come il cervello faccia certi collegamenti, mi ha ricordato Olaf Hayer dei Dionysus (come nel ritornello di “Empires Fall” e soprattutto in quello di “Cthulhu Wakes”, un pezzo che rimane subito in mente, a metà fra Iron Maiden e Megadeth, ovviamente estremizzati in pieno Sacred Oath style).

Quando invece, nei registri più alti, si è lasciato andare a delle rasping vocals mi ha fatto subito pensare (con tutte le differenze di tecnica e potenza, sia chiaro) al geniale Devin Townsend.

Altra caratteristica interessante la presenza di riffs molto granitici intermezzati a passaggi di respiro più ampio: ad esempio è molto interessante nella title track come la delicata intro di piano sfoci in sonorità pesanti, per poi aprirsi in un chorus con una bella linea vocale e quindi una parte al limite del thrash. Altro esempio è l’intro aggressivo di “At the Gates” che si alterna con un arpeggio melanconico e oscuro.

Se da un lato il brano più incisivo è probabilmente l’aggressivo “Empires Fall” (vi consiglio di cercare il lyrics video e godervi il testo), dall’altro il mio preferito è sicuramente “Hammer of an Angry God”, una track molto accattivante, al limite dell’heavy-rock, unico esempio in questo disco, che mi ha ricordato molto gli Hellfueled.

Il disco non risulta per nulla scontato, grazie alle diverse sfaccettature presenti:” The Next Pharaoh” ha dei passaggi al limite del funk metal; “Primeval”, più classica, con un ritornello molto catchy; “Into the drink” con interessanti sfuriate nei soli, cambi di tempi e arpeggi distorti propri della tradizione della band.  Infine la conclusiva “Root of All Evil” caratterizzata da un delicato intro in arpeggio pulito, da una atmosfera piacevolmente maligna e da duelli chitarristici.

Essendo abituati ormai a produzioni perfette (e fredde) forse qualcuno storcerà il naso per la qualità (più che discreta, sia chiaro) di questo lavoro. Io non lo trovo un punto debole, al contrario penso che dimostri la genuinità della registrazione, la passione e il grande lavoro che ha in questo disco un ottimo risultato.

“Return of the Dragon” riassume egregiamente il percorso ultra trentennale della band, un percorso in continua evoluzione. Decisamente consigliato.

 

Tracce:
01. Cthulhu Wakes
02. Last Ride of the Wicked Dead
03. Return of the Dragon
04. At the Gates
05. Empires Fall
06. Hammer of an Angry God
07. The Next Pharaoh
08. Primeval
09. Into the Drink
10. Root of All Evil

Formazione:
Rob Thorne – voce, chitarra
Kenny “Thundarr” Evans – batteria
Bill Smith – chitarra
Brendan Kelleher – basso
Damiano Christian – chitarra

Official: www.sacredoath.net
Facebook: www.facebook.com/SacredOathOfficial

Instagram: www.instagram.com/sacredoath/
Bandcamp: sacredoath.bandcamp.com/music
Youtube: www.youtube.com/channel/UC7r6mzxQZUWRAUu6X_5pI6g
Spotify: open.spotify.com/artist/09I5h58aQgf8CGzkzW05HE

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