MOTORPSYCHO – Kingdom Of Oblivion

Kingdom Of Oblivion
Titolo: Kingdom Of Oblivion
Autore: MOTORPSYCHO
Genere: Hard Rock Psichedelico
Anno: 2021
Voto del redattore HMW: 8,5
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Dai prolifici norvegesi puoi sempre aspettarti di tutto: dagli acerbi esordi noise rock, la band ha poi passato in rassegna, nel corso di una sterminata discografia, una miriade di generi.

Se gli ultimi tre lavori erano orientati su una rilettura del progressive rock degli anni 70, con questo nuovo lavoro i tre musicisti tornano a lambire maggiormente territori più squisitamente hard-rock, pur rimanendo coi piedi ben piantati nei seventies.

Già dalle prime tre tracce s’intuisce la bontà di questo nuovo lavoro: dalla melodica cavalcata hard dell’opener (divisa in due parti, una più energica, l’altra più psichedelica), passando per le sonorità più stoner della title-track, sino al freak-folk di “Lady May 1”, il trio riesce sempre a convincere, complice un’esperienza ormai ultratrentennale. I due leader sono protagonisti assoluti tramite convincenti muri di riff, assoli ispirati e ottime melodie vocali e davvero poco è lasciato al batterista, che si limita ad accompagnare senza troppi sussulti.

Il doom, quello meno moderno e più prossimo al sabba nero, fa capolino in “The United Debased” e il brano è paradigmatico del trasformismo sonoro della band, che riesce a non essere mai troppo scontata, mescolando continuamente le carte in tavola.

Interessante la cover di “The Watchmen”, quasi un omaggio a Lemmy, essendo l’unico brano dello storico “Doremi Fasol Latido” degli Hawkwind scritto dal futuro leader dei Motörhead: la versione dei nostri, però, è decisamente più psichedelica, sperimentale e spettrale dell’originale. “Dreamkiller” parte come una deliziosa e ideale colonna sonora di una comune freak di fine ‘60, per poi dar sfogo a un riff pesantissimo, squarciato da inserti di mellotron e quindi ritornare alle sonorità iniziali, mentre “Atet” è un breve excursus strumentale dai connotati folk.

L’album quindi prosegue con “At Empire’s End”, ottimo esempio di progressive-folk psichedelico, la tulliana “The Hunt”, la spigolosa “The Transmutation Of Cosmoctopus Lurker” (che può ricordare i primi Anekdoten) e l’oscura e sognante “Cormorant”.

Se dopo tre decenni la creatività risulta ancora a questi livelli, a noi non resta che inchinarci di fronte ai Motorpsycho, tra le band retro-rock più credibili di tutta la scena.

Tracce:
01. The Waning Pt. 1&2
02. Kingdom Of Oblivion
03. Lady May 1
04. The United Debased
05. The Watcher
06. Dreamkiller
07. Atet
08. At Empire’s End
09. The Hunt
10. After The Fair
11. The Transmutation Of Cosmoctopus Lurker
12. Cormorant

Formazione:
Bent Sæther: Voce, basso, chitarra, tastiere, batteria
Hans Magnus Ryan: chitarra, basso, tastiere, mandolino, violino, cori
Tomas Järmyr: batteria

www.motorpsycho.no
https://www.facebook.com/motorpsycho.official
www. https:// Stickman-Records-1522369868033940

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