GOJIRA – Fortitude

Titolo: Fortitude
Autore: Gojira
Nazionalità: Francia
Genere: Alternative Metal
Anno: 2021
Etichetta: Roadrunner Records

Formazione:

Joe Duplantier – voce, chitarra
Christian Andreu – chitarra
Jean-Michel Labadie – basso
Mario Duplantier – batteria


Tracce:
  1. Born For One Thing 4:21
  2. Amazonia 5:01
  3. Another Worlds 4:20
  4. Hold On 5:30
  5. New Found 6:37
  6. Fortitude 2:08
  7. The Chant 5:13
  8. Sphinx 4:00
  9. Into The Storm 5:02
  10. The Trails 4:07
  11. Grind 5:34

Voto Redazione HMW: 8

Visualizzazioni post:218

Ormai è evidente, se dici Gojira dici garanzia e nonostante siano passati 5 anni da “Magma“, la loro energica rabbia è rimasta praticamente la stessa.

Undici brani di pura e genuina ira verso il mondo che non lasciano spazio a futili parole.

Il disco apre subito con “Born For One Thing” in cui il gioco di cassa e rullante accompagnati dalla chitarra ci regala un’atmosfera suggestiva riconoscendone da subito lo stile unico, ormai un marchio di fabbrica, che parte già dalle strofe e che prosegue fino ai breakdown in cui i controtempi diventano la parte dominante.

Amazonia“, n° 2 della lista, brano molto lineare in cui la presenza di cavalcanti terzine, soprattutto nelle strofe è costante ma, allo stesso tempo anche molto dinamico, fill di batteria e riff si intersecano perfettamente nei punti giusti, per non parlare della vera originalità di questa track ovvero effetti, sia sulla chitarra sia sui bridge, che riportano con il pensiero allo scacciapensieri siciliano (ovviamente mi rendo conto che è solo una mia impressione e scusate il gioco di parole).

Another World” Quando questo brano uscì come singolo, lo ascoltai attentamente e ammetto che a un primo ascolto non ne fui troppo soddisfatto, dopo però decisi di dedicargli più attenzione e mi sono dovuto ricredere. L’intro ricorda molto il riff di “Born in Winter” (tra l’altro il mio brano preferito in assoluto della loro intera discografia), in cui il tapping alternato ai pull of è praticamente sempre presente; bello notare come la rabbia incontrollata delle strofe si sostituisce, nelle strofe, a quella quasi vana speranza che si percepisce nel ritornello, una speranza quasi malinconica che si sente, in tutti i sensi, anche nel bridge per concludere infine con outro di quasi un minuto che fa da ponte con il brano successivo.

Hold On” Cinque minuti e mezzo di pura meraviglia, non saprei in che altro modo descrivere questa canzone, l’armonizzazione dei cori iniziali che fanno da tappeto a un riff melodico, accompagnato ai quarti di cassa è a dir poco meraviglioso, un minuto e mezzo di pura suggestione, solo più tardi si inizia a percepire quella rabbia caratteristica, bilanciata perfettamente a giochi di pull of nel brigde più avanti.

New Found” Qui il gioco inizia a farsi più duro, il flanger appena presente ci da subito l’idea della strada che vuole prendere il pezzo, non c’è spazio per la dolcezza, eccetto nel bridge, dove il pull of delle chitarre , anche stavolta è il fulcro di tutto.

Fortitude” La title-track non lascia mai dubbi, soprattutto nel loro caso, forse la migliore dell’intero disco o forse, solo la mia preferita di questo album, nonostante sia un interludio a tutti gli effetti di appena due minuti. Parte un riff di basso a spianarci la strada, crescendo man mano prima con percussioni etniche e poi con i cori.

The Chant” e qui ci colleghiamo esattamente da dove avevamo lasciato, ovvero dove i cori dell’interludio precedente fungono da intro, brano sicuramente più semplice, nulla di pretenzioso, che non chiede altro che essere ascoltato, forse il più melodico dell’intero disco, con una struttura a dir poco semplicissima: Intro, strofe, ritornello e poi un breve e conciso solo di chitarra che man mano in cui va avanti, funge da chiusura.

Sphinx” Il titolo parla chiaro e non per la parola, ma per la sensazione che mi ha dato a primo impatto, se “The Chant” era un brano leggero, qui parliamo di tutt’altra pasta. Pura violenza, rabbia e oserei anche dire un minimo di “frustrazione” in alcuni punti, insomma una traccia che segue fedelmente il loro stile inconfondibile.

Into The Storm” “più arriviamo verso il capolinea più le aspettative sono alte” questo è esattamente ciò che ho pensato appena ho sentito la prima volta il riff di questo brano, strofe lineari ma dinamiche in cui i fill in jungle groove (nei punti giusti) giocano bene insieme a quelli di accompagnamento delle chitarre. Ritornello meraviglioso, melodico e incazzato allo stesso tempo, fino al breakdown, in cui ci si può lasciare trasportare dai giochi in controtempo della batteria che accompagna alla perfezione le semicrome delle chitarre.

The Trails” con la decima e penultima track, si torna a un mood decisamente più morbido, dove il riff di chitarra è il pilastro di tutto il brano, formato principalmente da triadi e pull of . Non aspettatevi breakdown o headbanging, qui si ascolta e soprattutto, si riflette.

Grind” “Volevate l’headbanging? eccovi serviti” questo pezzo è esattamente ciò che risponde, semmai vi foste chiesti al brano precedente, quando si pogava. Anche questo molto lineare, dove i riff di chitarra viaggiano come un trattore impazzito e la batteria è la suprema padrona di tutto il pezzo che con i giochi di doppio pedale, fill e stacchi in controtempo rende “Grind” decisamente particolare.

Dunque, un disco che desideravo da un po’, soprattutto in un periodo storico come quello attuale, descrivendolo in poche parole è certamente dinamico, lineare ma anche “mutevole” in cui ogni sequenza di accordi di ogni singolo brano passando (quasi sempre) inaspettatamente da riff leggeri a breakdown cupi e rabbiosi, insomma un lavoro in perfetto stile Gojira. Ma non voglio dilungarmi oltre questa volta e vi lascio quindi ascoltare uno dei dischi, forse più attesi, sicuramente meglio lavorati degli ultimi periodi.

 

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