SWEET OBLIVION Feat. GEOFF TATE – Relentless

Titolo: Relentless
Autore: SWEET OBLIVION Feat. GEOFF TATE
Nazione: Italia / USA
Genere: Heavy Metal
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Geoff Tate – voce
Aldo Lonobile – chitarra
Luigi Andreone – basso
Antonio Agate – tastiera
Michele Sanna – batteria


Tracce:

1.Once Again One Sin
2. Strong Pressure
3. Let It Be
4. Another Change
5. Wake Up Call
6. Remember Me
7. Anybody Out There
8. Aria
9. I’ll Be the One
10. Fly Angel Fly


Voto del redattore HMW: 6,5
Voto dei lettori:
Ancora nessun voto. Vota adesso!
Please wait...

Visualizzazioni post:293

Nati due anni fa, gli Sweet Oblivion sono un gruppo costruito in casa Frontiers Music per dare a Geoff Tate – a livello commerciale – un collegamento e una continuazione al sound dei suoi ex Queensrÿche: questo “Relentless” rappresenta il secondo album per la band dell’ex cantante della storica band americana. L’omonimo album di debutto, uscito nel 2019, ha suscitato molto interesse perché è stato scritto e prodotto benissimo da Simone Mularoni dei DGM, le cui straordinarie capacità hanno permesso di ripristinare quell’elemento mancante nei precedenti lavori del cantante americano.

Questo è il progetto migliore del vocalist dal 1995, con riff aggressivi e ritornelli molto melodici eseguiti in chiave moderna ma sempre vicini al suo glorioso passato. In questa nuova fatica, invece, la responsabilità principale della produzione, della scrittura e del suono è affidata al chitarrista Aldo Lonobile, mente degli italiani Secret Sphere, membro dei Death SS, degli Archon Angel e pure degli Avalon di Timo Tolkki.

Oltre ad Aldo, protagonista alla chitarra, al basso troviamo Luigi Andreone, il tastierista Antonio Agate e il batterista Michele Sanna. Questa volta, Tate è stato più coinvolto nella scrittura delle canzoni e ha chiesto a Lonobile di redigere una canzone particolare da cantare in italiano. La traccia include anche le chitarre di Walter Cianciusi e Dario Parente, che fanno parte dell’altra band di Tate chiamata Operation Mindcrime: idea lodevole, ma “Aria” non è purtroppo la canzone migliore della scaletta per via soprattutto dell’accento di Tate.

L’opera in generale suona un po’ più oscura e più teatrale rispetto al primo disco ma è sempre legata al prog ottantiano della vecchia band di Geoff. Le strofe delle canzoni danno tanto energia, i ritornelli sono ben costruiti e gli assoli di chitarra hanno quell’ardore che le canzoni dell’utimo progetto dell’americano Operation Mindcrime non hanno. L’album inizia bene con “Once Again One Sin”, traccia di prog / symphonic metal molto energica e a tratti aggressiva ma con un’introduzione di alcuni secondi che non aggiunge niente di interessante. Le canzoni più belle sono la successiva “Strong Pressure” e “Another Change” entrambi lanciate come singoli, caratterizzate dall’ottima ugola del singer, da dei bei ritornelli e dagli straordinari assoli di chitarra del nostro Lonobile che qui porta molte influenze dei suoi Secret Sphere.

“I’ll Be The One” ha una atmosfera particolare con il suono del pianoforte mischiato con quello elettrico e acustico della sei corde di Aldo per un lento emozionante che si distingue comunque dalle altre tracce. L’equilibrio sonoro dei pezzi è abbastanza equilibrato in termini di qualità e di tono ma sempre con un sound vicinissimo ai nemici Queensryche. Ne è un esempio il robusto e tenebroso groove di “Wake Up Call” ma anche l’interessante ambiente sonoro creato dal pezzo “Anybody Out There” con le sue armoniose chitarre, il grande ritmo del basso e le possenti corde vocali dello statunitense, che guida brillantemente la composizione.

La raccolta si chiude con la ballata acustica e un po’ anonima “I’ll Be The One” ma, per fortuna, anche con un bel brano hard rock, ovvero “Fly Angel Fly” che chiude in bellezza con lampi metallici di tastiera e veloci riff, dove anche le corde vocali e operistiche di Tate tuonano fortemente concludendo un platter piacevole. “Relentless” è un album suonato benissimo e con una formidabile produzione gestita egregiamente da Aldo Lonobile, che riesce a trasportare nostalgicamente ai primi giorni dei mitici Queensrÿche. L’opera non apre a nuove frontiere, ma segna un bel ritorno per il bravissimo Geoff Tate a uno stile che lo ha reso celebre insieme al suo ex gruppo.

L’artista canta bene e soddisfa lo zoccolo duro dei fans che negli ultimi anni sono rimasti delusi dai dischi mediocri del loro beniamino.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.