THE END MACHINE – Phase2

Titolo: Phase2
Autore: THE END MACHINE
Nazione: USA
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

George Lynch – chitarra
Jeff Pilson – basso, tastiera e cori
Steve Brown – batteria e cori
Robert Mason – voce


Tracce:

1.The Rising
2. Blood And Money
3. We Walk Alone
4. Dark Divide
5. Crack The Sky
6. Prison Or Paradise
7. Plastic Heroes
8. Scars
9. Shine Your Light
10. Devils Playground
11. Born Of Fire
12. Destiny


Voto del redattore HMW: 7,5
Voto dei lettori:
Ancora nessun voto. Vota adesso!
Please wait...

Visualizzazioni post:646

I fenomenali The End Machine – composti dagli ex Dokken George Lynch alla chitarra e Jeff Pilson al basso, alla tastiera e ai cori, insieme al cantante Robert Mason (Warrant, Lynch Mob) e al batterista Steve Brown che sostituisce il fratello Mick – tornano a grande richiesta con il secondo album intitolato “Phase2”. Questa volta il gruppo va oltre il rock and blues del primo disco spingendosi verso il metal melodico dei vecchi e indimenticabili Dokken. La nuova fatica è un hard rock melodico dove le sei corde di George Lynch giocano ancora un ruolo importante, infiammando con il loro calore tutti i brani ma senza dominare la scena e mettendosi al servizio dell’intero gruppo. Come scritto prima i quattro musicisti prendono la strada di un suono tipicamente rock’n roll e simile allo stile dei Dokken dei tempi d’oro.

Naturalmente l’ex band di Lynch e Pilson è stata una delle band rock e metal più famose degli anni ’80 con a capo il leader carismatico Don Dokken, dietro al microfono, e che ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo. George Lynch grazie a quella fantastica esperienza si è consacrato come uno dei migliori guitar hero al mondo, creandosi un suo stile e non nascondendo la voglia di realizzare un nuovo e ultimo album con il vecchio Don. Ritornando alla nuova uscita, la voce di Mason è perfetta in tutti i solchi del disco, il nuovo batterista Steve Brown batte sulle pelli come il vecchio fratello Mick mentre il tuono del basso di Jeff Pilson è, come sempre, semplicemente mostruoso. La produzione moderna, forte e nitida del platter mantiene poi le sonorità semplici senza l’aggiunta di inconcludenti sovraincisioni.

“Abbiamo deciso di creare le migliori canzoni possibili e siamo più che entusiasti di come è andata a finire”, dice Pilson. “Inoltre, non avevamo paura di lasciare che alcuni elementi del suono Dokken uscissero forti e chiari. Di conseguenza, non solo è stato un processo molto organico e collaborativo, ma è stato anche molto divertente! Sento che queste sono alcune delle migliori canzoni che abbiamo mai scritto e sono sbalordito da tutte le performance”.

 

Si parte con l’intermezzo “The Rising” che apre le porte al nuovo corso degli americani e dove si ascolta un assaggio dell’epico suono di chitarra di Lynch.  “Blood And Money”, è un up tempo con enormi riff, un trascinante ritornello e una melodia vivace che si basa su un sound hard-rock trascinante con in evidenzia il suono passionale e ben definito del mitico George. La successiva “Dark Divide” è una song hard rock and blues tipica degli eighties con un piacevole ritornello e con la perfetta estensione vocale di Mason, che armonizza benissimo tutta la composizione; Brown dietro alle pelli è preciso e convincente ma Lynch, ancora una volta, dimostra tutta la sua abilità con la sua guitar.

“We Walk Alone” con il suo lento ritmo e i sintetizzatori retrò, il classico rock melodico di “Crack The Sky” e la semi-ballata dal coro blues “Scars” sono i brani migliori della scaletta perché rappresentano un hard rock istantaneo e tecnico, dove l’abilità di Lynch la fa da padrona. Le somiglianze con i Lynch Mob ed il classico suono Dokken è evidentissimo ma non dispiace perché l’album è molto robusto e la chitarra solista è sempre protagonista. L’ultima in scaletta “Destiny” cambia le carte in tavola con un suono hard-rock moderno e, sinceramente, è una vera e gradita sorpresa. Suscitano interesse in successione anche l’oscura “Prison Or Paradise” dalle tendenze rock alternative e la grande orecchiabilità di “Plastic Heroes”.

Colpisce in positivo anche la bella “Shine Your Light” che richiama il periodo d’oro degli anni ’80, dove Lynch e Pilson erano i migliori artisti del momento. Lo straordinario ritmo dato dal basso e dalla batteria, più l’assolo della chitarra e lo spensierato coro valgono il costo del platter e ne fanno un pezzo da sciorinare obbligatoriamente dal vivo appena la situazione sanitaria lo permetterà. “Phase2” è decisamente un passo in avanti rispetto all’album di debutto dei The End Machine che farà contenti gli amanti dell’hard rock tradizionale, anche se può sembrare un non convincente passo indietro o un conveniente ritorno alle origini. In effetti in quasi tutte le tracce risuona la musica più venduta e trionfale degli anni ’80 legata ai Dokken ma, sinceramente, non è un male risentirli così in forma suonando qualcosa di già collaudato, vincente e poco autentico.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.