ROBIN MCAULEY – Standing On The Edge

Titolo: Standing On The Edge
Autore: ROBIN MCAULEY
Nazione: Repubblica di Irlanda
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Robin McAuley – voce
Andrea Seveso – chitarra
Alessandro Del Vecchio – basso, tastiera e cori
Nicholas Papapicco – basso
Howard Leese – chitarra in “Supposed To Do No”


Tracce:

1. Thy Will Be Done
2. Standing On The Edge
3. Late December
4. Do You Remember
5. Say Goodbye
6. Chosen Few
7. Run Away
8. Supposed To Do Now
9. Wanna Take A Ride
10. Like A Ghost
11. Running Out Of Time


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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L’età, nella musica, non conta: se sei bravo e talentuoso puoi comporre e suonare fino all’ultimo respiro della tua esistenza. Il sessantottenne Robin McAuley è un esempio vivente di come i dati anagrafici non siano importanti per fare musica di qualità ad alti livelli: il vocalist è molto conosciuto dai sostenitori dell’hard rock melodico e del metal perché scoperto e ingaggiato dal mitico Michael Schenker per la sua grandiosa band Michael Schenker Group, e con il chitarrista teutonico, Robin ha pubblicato tre dischi fino allo scioglimento della formazione nel lontanissimo 1992. In seguito, McAuley ha dato alle stampe il suo primo album solista “Business As Usual” (1999) ma, dopo alcune apparizioni diventate sempre più rare, addirittura entra in scena in uno spettacolo teatrale: il Raiding The Rock Vault, per poi finire nei formidabili Survivor. Per la serie gli amori ritornano, il singer irlandese rientra nei ranghi della nuova band del vecchio amico Schenker, ovvero Michael Schenker Fest, incidendo due album. Nel 2020 l’italiana Frontiers lo rispolvera inserendolo nel super gruppo dei Black Swan di cui fanno parte il chitarrista Reb Beach (Winger, Whitesnake), il bassista Jeff Pilson (Foreigner, The End Machine, ex-Dokken) e il batterista Matt Starr (Ace Frehley, Mr. Big). Sempre grazie alla label italica, in questo importante 2021 di rinascita generale per tutti, l’artista ritorna dopo più di vent’anni con il suo nuovo e secondo platter solista chiamato “Standing On The Edge”, scritto durante il lookdown e che racchiude tutti gli stili musicali per cui è noto.

“Era difficile non fare riferimento alla pericolosa pandemia in cui ci troviamo ancora tutti”, afferma McAuley, “quindi ho semplicemente buttato giù quello che stavo provando. Standing On The Edge è un titolo appropriato per descrivere il clima attuale”.

Nel gruppo troviamo il nostro camaleontico Alessandro Del Vecchio alla tastiera, il connazionale Andrea Seveso alla chitarra e Nicholas Papapicco alla batteria, oltre a degli ospiti che andremo a scoprire durante la recensione. In questo platter il cantante rock irlandese dimostra tutta la sua potenza vocale, la sua creatività e tutta la sua collaudata esperienza, fortificato da un ottimo songwriting e da una produzione all’avanguardia. Comincio da uno dei tesori della scaletta ovvero “Standing On The Edge”, classico e vivace rock and roll ottantiano con una bellissima introduzione cadenzata di chitarra e una batteria che, con il basso, tiene il ritmo mentre la song prende il sopravvento, avvolta poi da un refrain melodico e caldissimo. L’ugola rauca di Mcauley è semplicemente fantastica ed emozionante, con in più un assolo di chitarra che è la ciliegina sulla torta del pezzo. La prima canzone, “Thy Will Be Done”, è comunque un buon apri pista di rock melodico molto orecchiabile e ricco di sintetizzatori dove il nostro eroe, al microfono, dimostra tutta la sua abilità vocale. “Late Dicember” è una ballata che rallenta, con la tastiera, la velocità dei primi due brani ma è comunque di grande impatto con un coro e un ritornello fantastici. In “Like A Ghost” abbiamo la splendida collaborazione, nella scrittura, con l’ex compagno di band dei Grand Prix Phil Lanzon (Uriah Heep), per una song impreziosita energicamente dalla tastiera hammond, da un bel ritmo martellante e un grande riff principale che mostra, ancora una volta, l’eccellente abilità chitarristica di Seveso. La sei corde di Howard Leese (Bad Company, ex-Heart) interviene in “Supposed To Do Now”, brano che contiene accordi di chitarra interessanti ma più spigolosi, che poi sono una delle caratteristiche di tutto l’album. La voce pulita di Robin ha un tono melodico levigante che si adatta perfettamente all’incredibile arrangiamento melodico. L’ultimo amico e ospite, lo svedese Tommy Denander, interviene in fase compositiva in “Do You Remember” e “Chosen Few”: il primo è un mordente pezzo hard rock con una intro scoppiettante, fatto di riff intermittenti seguiti da una batteria scricchiolante che porta a un grintoso ritmo e ad un groove dal gusto funky, esaltando la voce rauca del vocalist; la seconda ha un grande refrain con un indovinato ritornello che la candida ad essere una delle migliori song dell’opera. Segnalo la carina “Say Goodbye”, dove il ritmo aumenta notevolmente soprattutto per la tecnica fornita dalla sezione ritmica e da un certo Alessandro Del Vecchio alla keyboard: pezzo tirato ma ultra melodico, con un ritornello trascinante e adrenalinico. Il nostro musicista è poi ancora protagonista nella ballata “Run Away”, da lui scritta e suonata – con un grandioso McAuley dietro al microfono – e che racconta dell’infanzia del singer, uscendo per un attimo dal tema della pandemia. La passione sincera di Robin per questa sua nuova creatura è evidente in ogni solco del disco, capace di emozionare con la sua voce intatta e con dei musicisti alle spalle che lo supportano egregiamente dal primo all’ultimo secondo. In conclusione, “Standing On The Edge” è un album che sicuramente piacerà dall’inizio alla fine ed entusiasmerà tutti i fan dell’hard rock melodico e non solo.

“Forse questo disco non è tutto ciò che avrei sempre voluto dire o registrare da solista, ma è come mi sentivo in quel momento. Sono lontano dall’essere finito. Spero ti piaccia quello che senti”, dice McAuley.

Si caro Robin, anche stavolta hai fatto centro! Consigliato.

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