SIGILLUM S & MACELLERIA MOBILE DI MEZZANOTTE – Blues And Doped Flowers From Twenty Three Years After Eschaton

Titolo: Blues And Doped Flowers From Twenty Three Years After Eschaton
Autore: SIGILLUM S & MACELLERIA MOBILE DI MEZZANOTTE
Nazione: Italia
Genere: Electro Dark
Anno: 2021
Etichetta: Subsoundrecords

Formazione:

Sigillum S:
Eraldo Bernocchi: chitarre, elettronica
Paolo L. Bandera: elettronica, campionamenti
Bruno Dorella: elettronica, chitarre, synth

Macelleria Mobile di Mezzanotte:
Adriano Vincenti: campionamenti, sound morphing tools
Lorenzo Macinanti: synth, batteria elettronica, effetti
Riccardo Chiaretti: synth, tastiere
Pierluigi Ferro: sassofono


Tracce:

01. Part 1
02. Part 2

https://www.facebook.com/SigillumS
https://www.facebook.com/macelleriamobiledimezzanotte


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Eraldo Bernocchi è un pioniere italiano della sperimentazione elettronica: attivo dall’ormai lontano 1985, ha collaborato, nel corso della sua carriera musicale, con terroristi sonori del calibro di Bill Laswell e Mick Harris (sì, proprio l’ex Napalm Death e Scorn), ma pure con Harold Budd, Robin Guthrie dei Cocteau Twins, Thomas Fehlman (Orb) e Colin Edwin (ex Porcupine Tree). Tra gli innumerevoli progetti dei quali ha preso parte, i Sigillum S sono quelli più annosi: nati nel 1985, sono stati la sua prima esperienza musicale, coi quali ha pubblicato, a oggi, più di una trentina di album, tra live, studio ed ep.

Il trio, del quale fanno parte anche il co- fondatore Paolo Bandera e Bruno Dorella (quest’ultimo attivo anche con OvO, Bachi da Pietra e Ronin), ha sempre portato avanti un discorso musicale basato sulla sperimentazione, tra derive dark-ambient e industrial. Oggi li ritroviamo in uno split assieme a una band più recente, anche se comunque con un’ esperienza ormai ultraventennale, come i Macelleria Mobile di Mezzanotte, quartetto dedito a un singolare ibrido doom-jazz. Quello che ne scaturisce è un album composto da due estese tracce di un’apocalittica colonna sonora electro-dark di un ipotetico docufilm sulla pandemia, girato da un David Lynch in acido.

Tra synth sinistri, alienanti tappeti percussivi e ammorbanti campionamenti, i sette ergono un impalcatura sonora fatta di desolazione e abbandono.
Da ascoltare di notte, illuminati da una fioca lampada al neon.

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