HOT CHERRY- Burnout

Titolo: Burnout
Autore: Hot Cherry
Nazione: Italia
Genere: Metal / Stoner
Anno: 2021
Etichetta: Autoprodotto

Formazione:

Jacopo Mascagni – Voce
Nicola Capitini – Chitarra
Kenny Carbonetto – Basso
Stefano Morandini – Batteria


Tracce:

01. From Zero to One
02. Fool’s Gold
03. This Song
04. Beyond
05. Universal Call
06. Underground
07. Ground on Down (Ben Harper – cover)
08. Band of People


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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La band di Livorno Hot Cherry pubblica il secondo disco “Burnout” a cinque anni dall’esordio con “Wrong Turn“. Attivi dal 2009, con un sound che mescola Metal e Stoner, propongono un genere sporco e ruvido perfetto per sbattere la testa ad un concerto come per sfrecciare su strade polverose.
Il riferimento alle corse automobilistiche del titolo dell’album non deve trarre in inganno, il discorso affrontato nel disco è molto più ampio; “Burnout” ha due significati, infatti oltre a quello già menzionato in ambito psicologico rappresenta invece quella patologia derivata da un forte stress dovuto in particolar modo ad un aumento delle richieste lavorative eccessive, creando in questo modo un calo di interesse ed impegno (ma anche di salute mentale e fisica). Il filo conduttore nel disco è quindi la corsa, in una gara contro tutto e tutti, una gara spietata dove il traguardo è probabilmente alla fine della vita.

Con questa lunga premessa, che ritengo interessante anche per comprendere meglio il disco, passiamo ad una recensione più tecnica dei brani; otto in totale tra cui la cover di “Ground on Down” di Ben Harper, durata media tre minuti e mezzo. Che dire? Certamente che i Nostri vanno diretti e non si perdono con arrangiamenti o dettagli inutili. Fin dalla prima “From Zero To One” gli Hot Cherry sfoderano tutta la loro bravura con riff immediati, una voce ruvida al punto giusto che, nelle parte più dure, diventa quasi un growl, ed una sessione ritmica perfetta per il genere. Alcuni brani spingono sull’acceleratore (ovvio no? Ricordiamoci del tema portante del disco),”Fool’s Gold”, “Universal Call” sono davvero ottime ma la conclusiva “Band of People” credo sia tra le mie preferite. Se poi si rallenta un filo, come per “This Song” la band tira fuori riff ugualmente interessanti; il basso di Kenny si ritaglia uno spazio maggiore e le parti soliste di Nik hanno una carica melodica che vi farà saltare sulla sedia. In pezzi come questi credo venga fuori l’animo B.L.S. dei nostri, come nella successiva “Beyond”. La voce sporca di Jacopo su un brano mid-tempo lo rende caratteristico ed allo stesso tempo malinconico; nonostante i molti riferimenti a band sullo stile dei Monster Magnet, i sopracitati B.L.S. o i più casinisti Orange Goblin o Fu Manchu, ecco che gli Hot Cherry rimangono con uno stile molto personale, che incarna varie sfaccettature di tante band, senza essere la copia di nessuno. Due parole vanno anche spese per l’ottima cover “Ground on Down” di Ben Harper.

Giudizio assolutamente positivo per questo lavoro, ed un punticino in più per l’ottimo lavoro circa il pacchetto per i redattori; non solo il disco, ma foto, testi e una bio in cui si trovano non solo le informazioni sulla band ma anche impressioni e sensazioni sul disco.
Prodotto, mixato e masterizzato presso il RedWall Recording Studio, questo Burnout ha tutto al posto giusto, un disco bilanciato e senza alcun difetto a livello tecnico. Artwork semplice e senza fronzoli, quello che conta qui è il contenuto. Ottimo lavoro, non aspettate altri cinque anni…ci si vede sotto il palco!

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