LIGHT THE TORCH – You Will Be The Death Of Me

Titolo: You Will Be The Death Of Me
Autore: Light The Torch
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Melodic Metalcore
Anno: 2021
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Howard Jones             Vocals
Francesco Artusato     Guitars
Ryan Wombacher       Bass Guitar
Mike Sciulara              Drums


Tracce:
  1. More Than Dreaming
  2. Let Me Fall Apart
  3. End of the World
  4. Wilting in the Light
  5. Death of Me
  6. Living with a Ghost
  7. Become the Martyr
  8. Something Deep Inside
  9. I Hate Myself
  10. Denying the Sin
  11. Come Back to the Quicksand
  12. Sign Your Name

Voto del redattore HMW: 6/10
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Riecco Howard Jones!

Dopo due dischi sotto il monicker Devil You Know (2014 e 2015), i nostri cambiano nome e li ritroviamo come Light The Torch nel 2018 con Revival.

Ammetto di arrivare impreparato a questo nuovo lavoro, avendo dato degli ascolti molto distratti e parziali ai lavori sopraccitati, ma conoscendo bene il nostro Howard per il suo apprezzatissimo passato nei Killswitch Engage e, soprattutto, del chitarrista nostro conterraneo Francesco Artusato.

Di quest’ultimo ho apprezzato moltissimo il lavoro svolto negli (ormai defunti?) All Shall Perish, dove questo mostrava capacità tecniche incredibili e, più che altro, un notevole estro compositivo e molta varietà nell’interpretazione del ruolo e del genere.

Con queste dovute premesse, passiamo all’analisi di You Will Be The Death Of Me.

Purtroppo le premesse non vanno a soddisfare le aspettative che avevo.

Il disco è buono e sarei ingiusto nel dare un voto estremamente negativo ad un album che va ad incontrare le esigenze di un pubblico molto “americano” nei gusti ma, a conti fatti, risulta piuttosto innocuo.

Tutte e dodici le tracce hanno uno svolgimento abbastanza canonico (la forma canzone strofa-ponte-ritornello, per quanto da me apprezzata, varrebbe la pena che subisse delle variazioni sul tema per non finire per essere “stampinata”), aperture e ritornelli molto melodici e con ritornelli facilmente memorizzabili, la giusta dose di “riffarama” metal che si confà a questo genere e, infine, quel pizzico di malinconia arpeggiosa che serve a rendere il tutto amalgamato alla grande.

Nessun vero filler, ma nessuna killer song.

Insomma, un prodotto decisamente in “comfort zone” per gli americani, ai quali piacerà sicuramente, ma che difficilmente potrà mai arrivare a livelli tali da raggiungere un posto speciale nel cuore degli ascoltatori in generale.

Mi sarebbe piaciuto trovare un po’ più di rischio e di estro, poiché so che è nelle corde dei protagonisti di questo show, ma non riesco a trovarne nemmeno un’oncia.

Spompati.

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