DARKTHRONE – Eternal Hails

Titolo: Eternal Hails
Autore: Darkthrone
Nazione: Norvegia
Genere: Black, Doom, Punk
Anno: 2021
Etichetta: Peaceville Records

Formazione:

Fenriz: Batteria, Basso, Chitarra
Nocturno Culto: Voce, Chitarra, Basso


Tracce:

01 – His Master’s Voice
02 – Hate Cloak
03 – Wake Of The Awakened
04 – Voyage To A North Pole Adrift
05 – Lost Arcane City Of Uppakra


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.8/10
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Carissimi amici di Heavy Metal Webzine, sono estremamente onorato di recensire la diciannovesima fatica discografica dei norvegesi Darkthrone. Una delle autentiche icone del panorama black metal che, sin dal 1986, anno della prima formazione, portano sempre alto il vessillo della nera fiamma e che tutti coloro che amano la musica con la “M” maiuscola, che siano blackster semplici oppure puristi del genere, non possono non aver ascoltato ed adorato. Siamo dinanzi ad un’autentica mazzata di 41 minuti che sprizza malvagità, aggressività ed oscurità da ogni singola micro traccia.

La devastazione parte subito in quarta, con la velocissime ed inquietanti “His Master’s Voice” e “Hate Cloak”, due autentiche perle sempre in bilico, grazie alle ritmiche che variano continuamente di intensità senza mai toccare punti di lentezza che possano scadere nella monotonia, tra black, death e doom e che sembrano quasi un tributo ai vecchi fasti  di Autopsy, Celtic Frost, Saint Vitus e Candlemass. Le orecchie del malcapitato ascoltatore vengono letteralmente annientate da “Wake of the Awakened”, un letale e velocissimo mix di black, punk e doom che riporta alla mente i vecchi fasti di Saint Vitus, Candlemass e Celtic Frost, grazie a riff assassini e taglienti che fanno da tappeto sonoro per l’arrivo dell’impetuosa “Voyage To A North Pole Adrift”, altra mazzata doom che, grazie a dei continui e repentini cambi di tempo e velocità e ad un potentissimo e devastante assolo di chitarra, si conferma un autentico tributo al metal degli anni ‘80. La chiusura di questo piccolo e breve capolavoro spetta alla granitica, atmosferica, cadenzata, malefica ed apocalittica “Lost Arcane City of Uppakra”, un’altra pesantissima e psichedelica mazzata doom black che, grazie a degli sgraziati ma micidiali inserti di moog e mellotron, proietta l’ascoltatore in un viaggio onirico ed allucinante in cui si riesce a toccare con mano la sensazione di abbandono.

Siamo dinanzi ad un lavoro che, pur discostandosi dai clichè del classico stile black, possiamo considerare la definitiva consacrazione e maturazione della svolta doom della band che, sin dagli anni 2000, ha caratterizzato le produzioni dei nostri demonietti e che dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che è possibile miscelare perfettamente ed in maniera a dir poco geniale la violenza del black metal, l’aggressività e la spudoratezza del punk, la malvagità del doom, la potenza dell’epic e la grandezza dell’heavy degli anni ‘80. Posso affermare, senza il minimo dubbio di smentita, che i Darkthrone incarnano la quintessenza della libertà artistica, del genio e della sregolatezza.

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