VOODOO PARK FESTIVAL: Superdownhome


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Qualcuno penserà :”Nella redazione di HeavyMetalWebzine qualcuno è impazzito, che c’entra una band che fa blues con noi metallari!?! ”

Beh, fidatevi c’entrano, c’entrano eccome! Perchè Henry e Beppe, membri della succitata band, usano il blues per scardinare le inutili discussioni che stanno alla base dei “generi” musicali e le loro distinzioni che spesso, inutilmente, portano a discussioni infinite tra i difensori di questa o quella declinazione musicale che secondo alcuni porta la musica ad essere considerata un prodotto e non un’arte. E si sa, nell’arte esiste piena libertà di espressione.

Ecco, questo è ciò che riesce meglio al combo bresciano, esprimersi. Un duo che sul palco pare essere un quintetto, tanto riempiono di essenzialità le melodie dei loro pezzi. Strumenti vari a corda e una batteria, e la musica si accende, ti entra dentro, ti riempie e percorre ogni singola cellula portando ossigeno vitale. Non sono metal? E chi lo dice? Tu, che nemmeno li hai mai ascoltati? Loro si definiscono fautori di un blues rurale, contadino, casereccio, come il buon pane appena sfornato, quello di una volta, quello che profuma di legna quello che lo copri con un telo e rimane fresco per una settimana e più. La base affonda le radici nella musica poetico-musicale degli uomini che, da liberi, vennero ridotti in schiavitù  da chi pretendeva di essere superiore a loro solo in virtù di un colore. Quello della pelle. E sulla pelle di questi uomini nasce, partendo dal gospel, la musica che più di tutte ha ispirato il corso delle sette note dell’ultimo secolo.

I Superdownhome prendono tutta la sofferenza e voglia di libertà di quegli uomini e la plasmano sulla loro, di pelle. Ne nasce un sincretismo di tale intensità emotiva che valica ogni confine nel quale, oggi come allora, gli stolti stanno abbarbicati a convinzioni becere ed inutili. Beppe ed Henry sono blues inside, sono rock, sono stoner, sono punk, sono metal, sono folk… Sono Superdownhome. E se volete un consiglio, ascoltateli prima di formulare commenti. Premesso ciò, passiamo a parlare della serata al Voodoo Fest di Verolanuova, dove i nostri si sono esibiti nella serata di sabato 3 luglio. L’attacco è di quelli che lasciano il segno, energia e volume a palla; i due stanno al palco come il guanciale alla Carbonara (e chi usa la pancetta che il Dio del Rock’n’Roll lo fulmini!), sono sul loro terreno naturale. Henry con la sua miriade di strumenti a corda (chitarre, banjo, cigar box artigianali) e Beppe con la sua cassa e rullante. Riempiono l’aria di note, tanto che l’impatto sonoro è notevole fin dai primi brani che scorrono via veloci, uno dopo l’altro con ritmo e corpo, senza soluzione di continuità; Henry si lancia in virtuosismi, Beppe mantiene la strada maestra con fermezza, precisione ed una buona varietà di colpi. Ogni pezzo viene accolto con favore e la loro versione di “I’m Your Hoochie Coochie Man” di Willie Dixon viene premiata con un’ovazione. Purtroppo lo show viene interrotto da Giove Pluvio proprio mentre si apprestano a salire sul palco due ospiti speciali che, a causa della pioggia non potranno essere parte dello spettacolo. L’esibizione dura in totale 43 minuti e spicci, ma posso assicurarvi che per intensità, qualità ed emozione è valso molto più di live set di band che salgono sul palco solo per timbrare il cartellino e portare a casa il cachet.

 

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