OPHIDIAN I – Desolate

Titolo: Desolate
Autore: Obsidian I
Nazione: Islanda
Genere: Technical Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Season Of Mist

Formazione:

Ragnar Sverrisson – Drums
Daníel Máni Konráðsson – Guitar
Simon Thorolfsson – Guitar
Þórður Hermannsson – Bass
John Olgeirsson – Vocals


Tracce:
  1. Diamonds                                      04:35
  2. Spiral to Oblivion                        03:31
  3. Storm Aglow                                 04:12
  4. Unfurling the Crescent Moon   02:53
  5. Sequential Descent                     04:31
  6. Captive Infinity                            03:43
  7. Enslaved in a Desolate Swarm 04:05
  8. Dominion Eyes                            03:13
  9. Jupiter                                           04:01
  10. Wither on the Vine                     04:07

Voto del redattore HMW: 7,5/10
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Piacevolissima sorpresa questi Ophidian I. Veramente piacevolissima.

Arrivano dalle lande gelate dell’Islanda, dove siamo abituati a collocare realtà più legate a sonorità black metal o generalmente più delicate o “raffinate” (Sigur Ros e Bjork). E in questo senso, potremmo rimanere già spiazzati nel non vedere una bandiera a stelle e strisce dietro alle menti di questo progetto.

Progetto che dal 2012 era in silenzio e che arriva come una mazzata in questo 2021.

Cosa buttano nella ricetta questi ragazzi?

La tecnica non è in discussione (già il genere identifica perizia e velocità), ma sono gli aspetti più puramente legati al gusto e alle capacità compositive a sorprendere il vostro povero recensore.

Perché troviamo certo una media di circa 10.000 note al secondo, ma non si può non rimanere ben impressionati nel notare che i nostri lancino un attacco al fulmicotone condito però di tutto quello che rende un genere del genere (nonostante tutto) fruibile e piacevole.

Sono diversi i momenti in scaletta in cui si “rallenta” un pochino e in cui si enfatizza una certa dose di atmosfere, quasi a bilanciare tutto il repertorio di sfuriate funamboliche che ci si aspetta da un platter di questo tipo.

L’unico difetto che posso riscontrare risiede proprio nel fatto che i momenti di pausa sono forse meno di quelli che un ascoltatore meno avvezzo potrebbe necessitare per riposare un po’ le orecchie e rifiatare in vista del pezzo successivo. Che riporta anche all’altro appunto, cioè il fatto che da un disco simile si fa fatica a tirar fuori dal mazzo una canzone che sovrasti le altre in termini di riuscita o compiutezza, con il rischio di scadere nel piattume.

Se però siete già delle “idrovore impazzite” e masticate questo genere, sapete a cosa andate incontro.

E, secondo me, finirete per apprezzare molto questo lavoro che coniuga la iper-tecnica con un gusto e una capacità, senza arrivare ai picchi di aristocrazia degli Obscura o nemmeno a sfociare nella becera violenza fine a se stessa.

In definitiva un ottimo lavoro, consigliabile sia ai fan del genere, sia a che voglia tentare qualcosa di nuovo, senza perdere melodie e forma canzone.

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