RESURRECTION KINGS – Skygazer

Titolo: Skygazer
Autore: RESURRECTION KINGS
Nazione: Stati Uniti d'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Chas West – voce
Craig Goldy – chitarra, tastiera, basso
Vinny Appice – Batteria
Alessandro Del Vecchio – produzione, basso e tastiera


Tracce:

01. Skygazer
02. World’s On Fire
03. Tears
04. Fight Against Our Pride
05. Angry Demons
06. Savior Of Souls
07. Don’t Blame Our Love
08. Is This The End
09. Troubled Soul
10. Set Me On Fire
11. Calling All Angels


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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“Skygazer” è la seconda uscita dei Resurrection Kings, band formata da musicisti noti per aver suonato con Ronnie James Dio e, come potrete immaginare, con un sound simile a questo leggendario artista. Capisco che sta diventando sempre più difficile inventare qualcosa di originale, ma è anche vero che suonare quasi a fotocopia non è il massimo: nonostante tutto, i Resurrection Kings sono un gruppo con gli attributi e non una delusione come potrebbe sembrare da queste prime righe. Alla chitarra il cantautore Craig Goldy (Dream Child) non ha bisogno di presentazioni – oltre a suonare con il compianto Dio, ha anche suonato con i Dokken e con i Giuffria – alla batteria lo stesso Vinny Appice (Last In Line) ha suonato dietro le pelli del frontman statunitense. Entrambi hanno preso sulle spalle l’eredità dell’ex Rainbow e Black Sabbath in modo da lasciare vivo il ricordo e, se possibile, avvicinare i giovani all’heavy metal classico.

“Abbiamo tutti portato il nostro A-game alla realizzazione di questo album”, dice Goldy. “Con la libertà di utilizzare la musica siamo stati tutti influenzati da ciò che ha dato il via ai nostri sforzi musicali. Si spera che li abbiamo ampliati in un modo che, a sua volta, ispirerà un’altra generazione di ascoltatori a iniziare un viaggio simile”.

Il californiano Chas West (ex Foreigner) completa il combo dietro al microfono, ma la novità assoluta di questo secondo capitolo sta nella collaborazione, voluta dalla Frontiers, con il nostro Alessandro Del Vecchio (Revolution Saints, Hardline, JORN) alla produzione e che ha anche contribuito con alcune parti di basso e tastiera alla composizione di questi nuovi brani. Il produttore italiano riesce a dare un pizzico di freschezza a un genere un po’ datato ma estremamente divertente e di genuino rock and roll.

Come scritto prima, nei solchi del disco non c’è nulla di nuovo: i riff e le parti di batteria ricordano le sonorità settantiane dei Black Sabbath di Dio, ma sostenute benissimo dalle ottime tonalità di Chas West che portano il sound anche agli anni ’80 dei mitici Whitesnake o dei grandi e sottovalutati Giuffria ed il lento “Don’t Blame Our Love” è un grande esempio di come i nostri eroi seguano le orme di questi fantastici gruppi rock; il pianoforte e la chitarra elettrica trascinano il pezzo, con la pacata e sicura voce del singer americano e con uno stile che riporta a un grande passato in modo soddisfacente. La traccia “Skygazer” è un pezzo musicale interessantissimo con una formidabile linea di basso, un refrain fantastico e un West straordinario che mette in campo, in tutta l’opera, le sue grandi qualità vocali. La successiva e veloce “World’s On Fire” parte con una batteria martellante, una chitarra elettrica cadenzata, un assolo incantevole di Goldy ed un sound in generale vicino alla NWOBHM degli esordi. In “Tears” ed in “Star Fight Against Our Pride” troviamo più ritmo, melodia e soprattutto più personalità: qui il cantante tira fuori una grande linea vocale, dando forza e solidità alle song. “Angry Demons” è uno dei migliori brani e contiene un ottimo assolo, teatrale e pompato quanto basta per ritornare prepotentemente indietro nel tempo, quando l’hard rock e il metal dettavano legge in tutto il mondo. Si continua con un pezzo alla Rainbow ed alla Deep Purple: “Saviour Of Our Souls”, interpretato benissimo dai tre musicisti ma piatto nell’armonia e sufficiente nel ritornello. Verso la fine dell’opera il buon Goldy si accende ancora di più suonando con più passione e sentimento, il vocalist Chas dimostra ampiamente quanto vale ed il veterano Appice non sbaglia un colpo, mostrando di essere sempre un macigno dietro le pelli. In ordine segnalo le ultime tre tracce: il robusto hard rock di “Troubled Soul” con un sound ossessivo e ipnotico, ed il classico rock e un po’ blues di “Set Me On Fire” e di “Calling All Angels”, brano quest’ultimo che ha un altro assolo strepitoso, dove l’anima hard rock ottantiana della band riemerge prepotentemente con un interessante coro, indovinati riff e con l’abbinamento di sorprendenti sintetizzatori che sono la ciliegina sulla torta della migliore song del platter.

La band suona divinamente proponendo bei riff, potenti assoli di chitarra e uno spirito hard rock tradizionale ed ottantiano che si riflette in ogni brano, riportando volutamente alla mente gruppi fondamentali per il metal come Dio, Black Sabbath, Rainbow, Deep Purplee e Whitesnake. Qui c’è il rovescio della medaglia perché, sebbene il platter sia divertente e molto tecnico, è l’identità del gruppo a stelle e strisce che latita. Troppo passato e troppi ricordi frenano un supergruppo che potrebbe superare benissimo la sua zona di confort buttandosi su qualcosa di più attuale e innovativo. La mossa di Del Vecchio piazzato appositamente dalla label italiana ha già dato i suoi frutti, rispetto al primo disco d’esordio. Speriamo nel futuro perché il trio merita tantissimo perché saldamente attaccato alle proprie radici musicali in un mercato dove il metal classico non vive un buon momento di salute.

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