JINJER – Wallflowers

Titolo: Wallflowers
Autore: Jinjer
Nazione: Ucraina
Genere: Extreme metal
Anno: 2021
Etichetta: Napalm records

Formazione:

Tatiana Shmayluk – Voce
Roman Ibramkhalilov – Chitarre
Eugene Abdukhanov – Basso
Vlad Ulasevich – Batteria


Tracce:

01. Call Me a Symbol
02. Colossus
03. Vortex
04. Disclosure!
05. Copycat
06. Pearls and Swine
07. Sleep of the Righteous
08. Wallflowers
09. Dead Hands Feel no Pain
10. As I Boil Ice
11. Mediator


Voto del redattore HMW: 8/10
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A meno di due anni dal precedente – e fortunato – Macro, i Jinjer tornano alla grande con il quarto capitolo della loro ormai corposa e crescente discografia il quale risponde al nome di Wallflowers, corredato di splendida copertina in bianco e nero che un po’ ricorda gli artwork in voga in alcuni sottogeneri di musica dura negli anni ’90.

Com’era lecito attendersi da artisti di assoluto valore tecnico e compositivo, dediti sin dagli albori della loro carriera ad un continuo desiderio di sperimentazione, si assiste ad un’opera del tutto unica che, per mettere immediatamente le cose in chiaro, non può essere assimilata se se ne usufruisce in maniera superficiale e disattenta. L’opener “Call Me A Symbol” è il giusto esempio di quanto appena detto grazie alle sue interessanti e repentine variazioni ritmiche e di atmosfera all’insegna di un assalto sonoro decisamente fioccante.

Le undici canzoni vivono di momenti in cui la malinconia e una maggiore intimità fanno breccia nell’ascoltatore ma anche di esplosioni di dinamismo e aggressività, alternanza in grado di generare riuscitissime miscele sonore addirittura all’interno delle singole tracce. Alla prima categoria appartengono brani come “Pearls And Swine”, “Vortex”, primo singolo dell’album, e la titletrack, caratterizzata dagli intrecci vocali creati dalla frontwoman Tatiana Shmayluk, abilissima a destreggiarsi sia sulle parti pulite sia in quelle sporche e in growl.

Nella seconda troviamo invece “Disclosure!”, “Copycat” e “Mediator”. Quest’ultima vincitrice della palma del pezzo più pesante, con quel suo cambio a metà canzone inaspettato e furioso che lascia libere le briglie dei quattro musicisti verso velocità elevate abilmente sostenute da una sezione ritmica Abdukhanov-Ulasevich in stato di grazia e dalla chitarra di Ibramkhalilov incaricata di distribuire cascate di note di grande gusto.

Wallflowers rappresenta un passo in avanti di grande importanza nella produzione del combo ucraino, lanciatissimo verso la fama a livello internazionale e forse mondiale. Nonostante l’offerta sia ostica di primo acchito e certamente non adatta a chi si affacci alla scoperta del gruppo senza averne avuto un assaggio precedente, è indubbio come questo lavoro possa distinguersi nella marea di uscite musicali odierna e possa venir preso ad esempio di un certo modo di intendere la musica, progressivo ma cupo, furioso ma affine ai sentimenti più delicati. In una parola: estremo.

 

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