HOODED MENACE – The Tritonous Bell

Titolo: The Tritonous Bell
Autore: Hooded Menace
Nazione: Finlandia
Genere: Death Doom Metal
Anno: 2021
Etichetta: Season Of Mist

Formazione:

Lasse Pyykkö – Chitarra e basso
Pekka Koskelo – Batteria
Teemu Hannonen – Chitarra
Harri Kuokkanen – Voce


Tracce:

1 – Chthonic Exordium                   1:17
2 – Chime Diabolicus                      8:10
3 – Blood Ornaments                      9:02
4 – Those Who Absorb The Night 5:53
5 – Corpus Asunder                         7:18
6 – Scattered into Dark                   9:05
7 – Instruments Of Somber Finality 2:46
8 – The Torture Never Stops         4:07


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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Vorrei partire dalla fine: che gran disco questo The Tritonous Bell!

Però vorrei anche fare una premessa: tengo famiglia e, normalmente, tocca anche andare a lavorare oltre che ascoltare dischi metal e collaborare con Heavy Metal Webzine.

Questo per dire che, cospargendomi il capo di cenere, non avevo idea di chi fossero gli Hooded Menace prima di ascoltare questa loro ultima fatica.

Andandomi a documentare scopro infatti che i nostri finlandesi sfornano album (e parecchi split ed EP) già dal lontano 2008, partiti con una verve decisamente più legata al mondo death metal e ad un marciume sonoro ed estetico che si confà alla suddetta scena piuttosto che legata agli stilemi prettamente doom.

Cerco anche di andare a colmare (almeno) un po’ le mie lacune, scoprendomi sempre più in difetto e ritrovando una band in forma e anche originale.

Sì perché, passando al disco, il lavoro si presenta importante e molto vario, nonostante le “sole” sette tracce. Tolte un’intro e un’outro entrambe molto belle ed evocative, il minutaggio delle tracce è particolarmente elevato e la cosa potrebbe anche risultare un po’ ostica ad un primo approccio.

Il vero valore aggiunto di quest’album è, a parere di chi scrive, la libertà totale con cui Mr. Pyykko e soci si affacciano al processo di songwriting: avvolgente e vario, estroso e variegato, nella materia death heavy doom che maneggiano sapientemente.

Posto che l’humus da cui nascono queste sette tracce è un death doom con le radici nell’ultimo decennio del secolo scorso, bisogna però dire che le contaminazioni puramente “heavy” che si sentono sono preponderanti, oltre che amalgamate in maniera perfetta. Il death è quasi più un legame che resta dalle origini, mutuato dalla parte estetica e lirica e dalle voci gutturali tipiche del genere, perché questo è un album puramente doom e le pesanti infiltrazioni heavy plasmano le tracce ad un ibrido che raramente ho sentito funzionare così bene.

Si sentono echi di vari gruppi poiché parecchie sono le influenze che generano questo Tritonous, dai Katatonia ai Paradise Lost ai Carcass, per certe aperture/intro melodiche (“Blood Ornaments”), fino agli ovvii rimandi ai fondamentali Candlemass (vero caposaldo per i finlandesi senza esserne però delle sbiadite copie). La bonus track, cover dei W.A.S.P., certifica l’ampio ventaglio di fonti d’ispirazione della band.

La produzione pulita e col giusto grado di “marcitudine” rende perfetta giustizia a dei riff che potrebbero quasi starci anche in un album dei Priest (sì, lo so, sto esagerando, ma lo faccio apposta!), finendo per avvolgere l’ascoltatore in una coperta come quella di Linus: qualcosa di diverso ma in fondo conosciuto e rassicurante.

Un lavoro promosso a pienissimi voti e che non stancherà chi mastica già queste sonorità, ma anche consigliato a chi ha voglia di esplorare, senza per questo finire nell’estrema sperimentazione.

P.S.: mi sento di abbassare di mezzo voto la valutazione in quanto ad oggi, colpevolmente, non sono in grado di mettere in relazione questo lavoro con il resto della loro discografia e sarebbe poco corretto intellettualmente, dato l’elevato numero di uscite nella carriera degli Hooded Menace.

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