CRUZH – Tropical Thunder

Titolo: Tropical Thunder
Autore: Cruzh
Nazione: Svezia
Genere: AOR
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Alex Waghorn – voce e cori

Anton Joensson – chitarra solista e ritmica, chitarra acustica e cori

Dennis Butabi Borg ­– basso e cori

Matt Silver – batteria, percussioni e cori

+

Erik Wiss – tastiera e pianoforte


Tracce:

01. Tropical Thunder
02. We Go Together
03. Turn Back Time
04. Are You Ready?
05. Cady
06. New York Nights
07. All You Need
08. Line In The Sand
09. Moonshine Bayou
10. Paralyzed
11. N.R.J.C.


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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La Svezia è ormai nella vecchia Europa, la patria dell’AOR e dell’hard rock melodico, dato che sforna tantissimi gruppi rock, validi e qualitativamente interessanti. Non fanno eccezione gli scandinavi Cruzh gìà sotto contratto con la nostra Frontiers dal 2016, i quali tornano con il nuovo disco “Tropical Thunder” ed una new entry, il bravo cantante Alex Waghorn. Il singer è stato presentato per la prima volta ai supporter nel 2019 con l’uscita di una versione acustica della canzone “Aim For The Head”. Il nome di Waghorn si aggiunge a quelli di Dennis Butabi Borg al basso, Anton Joensson alla chitarra e Matt Silver alla batteria. La storia della band nasce dopo la scomparsa del gruppo svedese di glam rock TrashQueen, dove suonavano sia Anton Joensson sia Dennis Butabi Borg. Successivamente i due, amanti del melodic rock, uniscono le forze con Tony Andersson, che in precedenza ha lavorato come musicista in studio con gli amici dei TrashQueen, e formano i Cruzh. Nel 2015, proprio quando questa nuova creatura si sta preparando per pubblicare un nuovo EP, sono avvicinati dall’italiana Frontiers Records che li inserisce velocemente all’interno del proprio catalogo. Il debutto omonimo è pubblicato nel 2016, accompagnato dagli entusiasmi della critica e dagli amanti del rock melodico. Adesso l’attesa è terminata grazie alla seconda incisione dei vichinghi, pronti così ad allargare i propri orizzonti.

“Volevamo più grinta, più attitudine e semplicemente più rock ‘n’ roll rispetto al nostro debutto”, afferma il chitarrista Anton Joensson. “Le canzoni di Tropical Thunder danno sicuramente un’immagine più vera di cosa siano i Cruzh. Abbiamo avuto il tempo di tornare alle nostre radici e direi che il processo di scrittura e registrazione è andato liscio, anche se ero scettico prima delle sessioni di missaggio, che dovevano essere fatte a prova di CoViD. Significava che Alex poteva partecipare, dato che vive nella stessa città del nostro produttore, ma il resto di noi doveva inviare mix e commenti avanti e indietro. Tuttavia, il risultato finale è stato fantastico e abbiamo sfruttato al meglio la situazione”.

Già dalla title track si sente che questo è un gruppo esperto e le composizioni migliorano andando avanti nell’ascolto. La veloce traccia, dallo stile ottantiano, rumoreggia grazie ai suoi granitici giri di chitarra e a una splendida voce accompagnata da ottimi cori che creano una melodia molto trascinante. L’intensità non diminuisce in “We Go Together” e in “Turn Back Time”, molto coinvolgenti a livello melodico, grazie ai synth di sottofondo, alla voce armoniosa di Alex e alla ritmata chitarra di Anton che riesce a creare refrain sorprendenti ed emozionanti. L’ottima produzione e i buoni arrangiamenti mettono in risalto la chitarra, la tastiera e soprattutto i cori dei quattro ragazzi – che rappresentano obiettivamente l’arma in più del combo nordico.

Del primo singolo del disco, “We Go Together”, il bassista Dennis Butabi Borg aggiunge: “È una canzone sul passato e sul futuro. I testi sono basati sulla mia crescita in un piccolo villaggio nel sud della Svezia e parlano dei momenti spensierati ed emozionanti che si avevano da bambini, quando le vacanze scolastiche sembravano così lunghe che si pensava che non sarebbero mai finite e l’unica cosa che contava erano le avventure e le scappatelle coi propri migliori amici nelle caldi notte d’estate. Sto parlando della sensazione di invincibilità e forza di un’amicizia infinita e penso che il tema della canzone si fonda perfettamente con la musica. Ascoltate e dimenticate per un po’ la realtà, a volte travagliata. Fate un viaggio nella memoria. Questa canzone è per tutti voi. È per tutti noi. Noi siamo per sempre. Noi andiamo insieme.”

Il trio di canzoni iniziale è buono ma molto simile a ciò che si ascolta in altri gruppi rock melodici nord europei. Quindi niente di nuovo sotto il sole? Niente affatto perché il meglio deve ancora venire. Il quarto brano, “Are You Ready”, vira verso un sound britannico alla Def Leppard e presenta soluzioni orientaleggianti che di certo non guastano. Grandi cori e le corde vocali filtrate del singer creano un’atmosfera rock particolare e suggestiva. La canzone successiva, “Cady”, è una ballata AOR senza pretese ma efficace per il soave suono del pianoforte e per la voce ammaliante del convincente Waghorn, supportato da un coro assolutamente magnifico. I sublimi sintetizzatori fanno partire in quarta la piacevole “New York Nights”, strutturalmente sostenuta da bellissimi cori e da un ritornello orecchiabile che colpisce per la splendida prestazione vocale. Lo stesso sound è ripetuto senza infamia e senza lode in “All You Need”, dove sono apprezzabili, oltre agli indovinati cori, i giri chitarristici e il perfetto assolo della sei corde di Joensson. Il suono tipico degli inglesi Def Leppard ritorna prepotentemente in “Line In The Sand” ma con un arrangiamento più cupo e con delle tonalità vocali più basse rispetto ai pezzi precedenti. Questo moderno mid-tempo attira per il ritornello non scontato e meno prevedibile rispetto alle caratteristiche del gruppo, con riff e cori quasi ossessivi ed ipnotici. Il prosieguo con la scanzonata “Moonshine Bayou” dà un tocco di brio in più all’opera grazie al basso e ai synth che riescono a creare un’atmosfera singolare poi sovrastata dalla chitarra e dalla voce allegra e spensierata del frontman che chiude alla fine con un ringhio vocale inatteso e spaventoso. Insomma, baldoria allo stato puro che dal vivo sarà una vera propria bomba sonora!

La penultima, “Paralyzed”, è un sincero omaggio a mitici Bon Jovi dei primi anni ’80, col suo rock melodico sostenuto prevalentemente dalla tastiera, da una sezione ritmica martellante e da un ritornello che rimane subito in testa al primo ascolto. La conclusiva e acustica “N.R.J.C.” non è altro che una dolce ballata ben ritmata che chiude benino un disco che non aggiunge nulla di nuovo ad un genere super-saturo, ma mette in mostra la bravura di questi quattro artisti svedesi, vogliosi di dire la loro e, chissà, un giorno essere uno dei gruppi protagonisti dell’hard melodico europeo.

Canzoni da ascoltare rigorosamente in auto con il volume e l’aria condizionata a palla in questa rovente estate musicale.

 

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