SUFFER YOURSELF – Rip Tide

Titolo: Rip Tide
Autore: Suffer Yourself
Nazione: Svezia
Genere: Funeral doom metal
Anno: 2021
Etichetta: Aesthetic Death

Formazione:

Stanislav Govorukha – Voce, chitarra.
Kateryna Osmuk – Batteria.
Lars Abrahamsson – Chitarra.
Johan Selleskog – Basso.


Tracce:

01. Spit In The Chasm
02. Désir De Trépas Maritime (Au Bord De La Mer Je Veux Mourir)
03. Submerging


Voto del redattore HMW: 8/10
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Arrivano alla terza pubblicazione i Suffer Yourself, band funeral doom/death che Aesthetic Death non si è fatta sfuggire. Originari della Polonia, ma ormai svedesi di adozione, hanno di fatto trovato il perfetto bilanciamento tra la lentezza del doom e la pesantezza del death metal. Rip Tide arriva dopo Inner Sanctum, del 2014, ed Ectoplasm, del 2016. Solo tre tracce per oltre trenta minuti di musica che spinge l’ascoltatore in un turbine di sensazioni, tra passaggi pieni di atmosfera fino alla potenza e brutalità.

La prima e lunghissima “Spit In The Chasm” attraversa in poco più di venti minuti tutta la tipologia di sonorità che i Nostri sono capaci di creare. Accordi lunghi con sessione ritmica ancora più allungata nella parte iniziale fanno sprofondare l’ascoltatore fino all’arrivo della linea vocale, che trascina ancora più verso il basso, con la tonalità estremamente calda e profonda. L’evoluzione del brano, con assoli che difficilmente fanno parte del genere funeral doom, spostano l’ago della bilancia; il tutto si fa più pesante e veloce nello stesso istante, ma non solo death metal con la seconda chitarra che con accordi dissonanti rende tutto molto acido. Sprazzi di brutal death, addirittura, che lasciano senza fiato, prima di ritornare alla lentezza ed alla caduta nell’inevitabile oscurità con gli ultimi minuti di suoni che si fanno sempre più lontani.
Con “solo” otto minuti si prosegue nella splendida “Désir De Trépas Marittimo (Au Bord De La Mer Je Veux Mourir)”, passando senza stacco netto dalla precedente grazie ai suoni dell’abisso. Gli archi fanno compagnia ad una chitarra acustica dolce e sofferente, una tristezza che si unisce all’idea delle onde del mare ed al navigare verso lidi sconosciuti. Una chitarra dissonante con linee melodiche particolari accompagna il muro ritmico ed un testo parlato, molto particolare come soluzione e, sicuramente, interessante perché introduce qualcosa di diverso rispetto al primo brano.
La conclusiva “Submerging” è un insieme di effetti sonori, synth, rumori che lasciano intendere il naufragio e la discesa verso le profondità. Qualcosa di strano, inaspettato, curioso ed al tempo stesso prevedibile, degna conclusione di un lavoro decisamente particolare.

Un disco che merita attenzione, vista la complessità della proposta sonora. Un disco che va oltre i singoli generi proposti, creando qualcosa di estremamente strano e caratterizzato, mettendo i Suffer Yourself tra le band più interessanti del settore. Artwork scuro e decisamente in linea con la musica che si trova all’interno del disco, suoni perfetti per quello che devono rappresentare. Ottimo lavoro.

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