LONG SHADOWS DAWN – Isle Of Wrath

Titolo: Isle Of Wrath
Autore: Long Shadows Dawn
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Doogie White – voce

Emil Norberg – chitarra


Tracce:

01. Deal With The Preacher
02. Raging Silence
03. On Wings Of Angels
04. Star Riders
05. Hell Hath No Fury
06. Master Of Illusion
07. Hallelujah Brother
08. Steeltown
09. Never Wrote A Love Song
10. Where Will You Run To?
11. We Don’t Shoot Our Wounded


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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Isle Of Wrath dei Long Shadows Dawn è l’album di debutto del cantante scozzese Doogie White (Rainbow, Cornerstone, Yngwie Malmsteen, Tank, Michael Schenker Fest, Alcatrazz) e del chitarrista svedese Emil Norberg dei Persuader: qui possiamo apprezzare il talento e la bravura di questi fantastici musicisti che propongono un metal classico in pieno stile Rainbow, Deep Purple e MSG. Doogie diventa famoso con i mitici Rainbow pubblicando, nel 1994, Stranger In Us All, disco nel quale, grazie alle sue ottime corde vocali, diventa uno dei più grandi cantanti rock della sua generazione, mentre Emil è un abile guitar hero di power metal e grande fan di Blackmore. La Frontiers Records ha pensato bene di unire questi due artisti per riproporre lo stile dei leggendari Rainbow e raggiungere il cuore degli amanti di queste sonorità. L’idea non è malvagia ma, nel 2021, questa uscita discografica sa di nostalgico ed anche di ripetitivo per una band che ha lasciato il segno e che ha influenzato notevolmente il metal in generale.

I due musicisti, nelle undici canzoni hard rock proposte, riescono bene a riprendere il suono dei Rainbow sfornando delle buone melodie rock e attenendosi alle formule collaudate dei fondamentali eighties che portano ad un’atmosfera hard rock senza tempo. Il chitarrista Norberg, rispetto al power che suona nei Persuader, lavorando con Doogie si è molto impegnato ad ottenere un suono diverso, soddisfacente; il risultato finale è un album di rock classico, melodico e profondo.

“Da grande fan dei Deep Purple, dei Rainbow e di Yngwie Malmsteen, ho cercato di attingere a ciò che mi ha fatto amare quegli album”, spiega Norberg. “Anche se impossibile da copiare, ho provato a creare la mia interpretazione del suono di quelli che, secondo me, sono i migliori album rock mai realizzati”.

“Lavorare a questo album è qualcosa di nuovo ed eccitante e mi ha aiutato a superare l’ostacolo praticamente illeso”, afferma White. “Io ed Emil non avevamo un piano prefissato se non quello di scrivere degli ottimi brani. Siamo riusciti su alcune canzoni ad avere una visione audace del futuro, pescando rispettosamente dal pozzo del passato. I testi dovevano essere oscuri ma pieno di speranza. Tristi ma edificanti. Penso che ci siamo riusciti. Spero che tocchi l’anima delle persone”.

La velocità di “Deal With The Devil” apre le danze con un brano rock potente, melodico e con in primo piano la grande voce di White. Le influenze dei Rainbow e di Michael Schenker sono predominanti e mettono in chiaro come si svilupperanno le successive tracce. “Raging Silence” è un buon pezzo di hard rock melodico, con un bellissimo ritornello e degli stupendi riff del bravo Norberg, che dimostra tutto il proprio valore e la propria tecnica. La successiva e sfrenata “On The Wings Of The Angels” sprigiona un ritmo ossessivo e ripetitivo, sorretto da una precisa sezione ritmica (purtroppo la casa discografica non ha comunicato i nomi dei musicisti coinvolti).

Si continua con “Star Riders”, sempre dal sound rainbowiano, contenente uno stupendo assolo di tastiera e un formidabile Norberg alla sei corde. L’ugola divina di White si esalta in “Hell Hath No Fury”, brano dove i musicisti rallentano il ritmo e che sforna ottimi giri anche grazie al buon supporto della tastiera. Nella parte centrale dell’opera entriamo invece nelle armonie tipiche dei Deep Purple, come nella trascinante “Master Of Illusion”, canzone pazzesca, impostata su un forte riff di chitarra ed un ritmo avvincente che porta il pezzo ad essere uno dei migliori dell’album. Questa ascesa continua su “Hallelujah Brother” che presenta da subito un’atmosfera rock and blues ottantiana capace di smuovere tutte le parti del corpo senza alcun controllo. White si conferma ancora preparatissimo e, insieme a Emil Norberg, dà il meglio in tutti i solchi del disco.

I nostri non inventano nulla di nuovo ma  fanno sentire tutto il loro feeling e l’amore per questo genere ormai un po’ sottovalutato dalle nuove generazioni di metallari. Basti sentire il superbo lento semi-acustico di “Never Wrote A Love Song”, brano che trasmette tutta la passione e l’orgoglio di questi due sinceri musicisti.

Segnalo la robusta e veloce “Steeltown”, sulla quale Norberg è protagonista indiscusso grazie ai riff cadenzati e al potente assolo, accompagnato dalla calda timbrica melodica di Doogie che fa il resto. Si prosegue con la penultima e melodicissima “Where Will You Run To”, sostenuta da un formidabile Hammond per un rock classico tipicamente settantiano e segnata da un buon ritornello. L’ultima traccia, “We Don’t Shoot Our Wounded”, vira sull’heavy metal ed è caratterizzata dalle valide ritmiche di Emil e dalle rauche e coinvolgenti corde vocali dello scozzese.

Il piano del presidente della Frontiers, Serafino Perugino, può dunque dirsi riuscito. I Long Shadows Dawn regalano buone canzoni legate ad un passato lontano anni luce rispetto alle mode del momento. L’unica cosa che manca è quel pizzico di coraggio di proporre soluzioni che si distacchino dai mitici Rainbow o dagli insostituibili Deep Purple e che aggiungano personalità alle composizioni. Capisco che sia difficile ma occorrerebbe provare a distinguersi con qualcosa di diverso, sempre nei limiti del possibile. Il suono hard rock e heavy metal è comunque senza tempo e il messaggio di Doogie White ed Emil Norberg è proprio questo perché invitano onestamente a tornare nell’epoca dei fondamentali e importantissimi anni ’80.

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