LOST CENTURY – Complex Microcosm (Movement In Nine Rituals)

Titolo: Complex Microcosm (Movement In Nine Rituals)
Autore: Lost Century
Nazione: Germania
Genere: Thrash Progressivo
Anno: 1994
Etichetta: T&T Records

Formazione:

Andreas Lohse – Voci, Tastiere

Martin Bayer – Chitarra Ritmica

Jason Kubke – Batteria

Rudi Görg – Basso

Jens Schäfer – Chitarra Solista


Tracce:
  1. Descending 5:05
  2. Silent Inside 4:23
  3. Like The One Above 3:37
  4. Fallen Star 3:41
  5. Second Coming 5:56
  6. Wind In The Willows 6:17
  7. Life Itself 4:40
  8. Traverse The Veil 5:58
  9. Complex Microcosm 3:00

Voto del redattore HMW: 7/8
Voto dei lettori: 7.5/10
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Berlino, 1993.

L’urgenza di scovare un alveo più conforme alla nascente corrente melodic metal disturba già da mesi il sonno dell’ingegner Karl-Ulrich Walterbach, che procede, non senza dolore, al distacco d’una costola dall’amata Noise, al tempo volta alla protezione degli organi vitali del metal “attempato” di fine ottanta, scosso da singulti power e spasmi thrash: nasce T+T Records, grafia prontamente variata nell’inflazionato T&T.  Un vessillo essenziale non solo a livello grafico, poiché la neonata etichetta rilascerà, in poco più d’un decennio d’attività, una sequela d’intramontabili nuovi classici e darà impulso, poco prima d’eclissarsi, al rientro in scena dei rinati Europe di “Start From The Dark”(2004).

Costola si diceva, vera, non fluttuante: non custodire “Dreamspace”, “Lost” o “The Marriage Of Heaven And Hell”, solo per citare alcune pubblicazioni note, nel proprio sferragliante bagaglio discografico, equivale a trascurare una congiuntura irripetibile nel processo di rinnovamento dell’hard’n’heavy dei novanta, prima restaurazione dei caratteri forti (e deboli?) di questo imperituro genere musicale.

Sulle facciate manierate – per non dire barocche – di un catalogo in cui campeggiano Stratovarius, Elegy e i redivivi Virgin Steele, i Lost Century (assieme ai connazionali Tragedy Divine) sono una firma inattesa, irregolare, più legata ai trascorsi deraglianti della rumorosa etichetta madre. Se l‘EP profetico “Natural Process Of Progression” (1993) denuncia ancora una stretta correlazione con il thrash sghembo ed istrionico dei berlinesi Depressive Age, primattori di una mini-scena teutonica da culto postumo, nell’ambizioso “Complex Microcosm (Movement In Nine Rituals)” il quintetto di Düsseldorf scioglie il disequilibrio tra aggressione thrash/death – ancora evidente nell’approccio vocale e ritmico – e diversioni progressive, intercalando con geometria giri abrasivi e imponenti scenari acustici.

In questa forma più esclusiva, sensorialmente appagante, di power-thrash oscuro e melodico, i riferimenti alla suddetta subcultura sono stemperati a beneficio di un ermetismo espresso da misconosciute compagini coeve (chi ha detto Inferno?) e preannunciato da veri campioni del pathos metallico: impossibile non scorgere, sulle linee enfatiche dell’ex Apostasy Andreas Lohse (suoi anche i tesissimi inserti di tastiera) e fra le aperture di Bayer e Shäfer, l’ombra ferrigna di Warrel Dane (RIP) e dei Sanctuary di “Into The Mirror Black”.

Un continuum d’attimi di quiete acustica, brusche ripartenze e tormente di riff convulsi, a tal punto interconnessi da costituire un unico organismo, fedele trasposizione in note di quel microcosmo  – l’uomo – in cui vorticano pulsioni e sentimenti non sempre in armonia tra loro. Inopportuno quindi estrapolare uno o più elementi: ai fini recensori basterà citare la didascalica (per il sottogenere, s’intende) “Second Coming”, la biliosa “Life Itself” e “Fallen Star”, sorprendente prologo alle litanie future di “Praises To The War Machine”.

Seguirà, nella stessa dimora, con gli stessi residenti, il meno coeso – e meno avvincente –  “Poetic Atmosphere Of Seasons” (1995), portato del medesimo flusso compositivo, parimenti ignorato dalle masse idrofobe di metà decennio… quasi immediata la disgregazione, con conseguente dispersione degli elementi: ritroveremo Bayer, Görg e Kubke negli Zyklon X, Lohse e Schäfer nei retroprog Thought Sphere ed in svariate realtà della Vestfalia metal, nessuna delle quali rapportabile, per grado di intensità, ai “rituali” del Secolo Perduto.

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