ETERNAL SILENCE – Timegate Anathema

Titolo: Timegate Anathema
Autore: Eternal Silence
Nazione: Italia
Genere: Power Metal
Anno: 2021
Etichetta: Rockshots Records

Formazione:

Marika Vanni – Vocals
Alberto Cassina – Guitar/Vocals
Alessio Sessa – Bass
Andrea Zannin – Drums
Enzo Criscuolo – Guitar


Tracce:

1. The Way Of Time 6:59
2. Edge Of The Dream 6:00
3. Ancient Spirit 5:31
4. Heart Of Lead 5:41
5. Lonely 4:51
6. Glide In The Air 4:06
7. Rain 4:36
8. My Soul Sad Until Death 5:36
9. Firefly 2:15
10. Red Death Masquerade 4:51


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 9.0/10
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Timegate Anathema degli Eternal Silence è composto da dieci tracce per una durata complessiva di cinquanta minuti, non vi è alcuna introduzione all’opera che comincia con “The Way Of Time”, un brano in stile power, curato nelle sue parti, studiato nella sua evoluzione e piacevole da ascoltare, nonostante i suoi sette minuti di durata che la etichettano come traccia più lunga del disco.

“Ancient Spirit”, singolo ufficiale dell’album uscito lo scorso giugno, è variegato nelle sue influenze e riesce così a risaltare nella scaletta: mescolando ad elementi power metal un giro che guarda al thrash, delle linee di synth decisamente industrial e un breakdown dal sapore metalcore. Di “Heart Of Lead” ho apprezzato particolarmente lo spazio dedicato alle due voci nella prima parte del brano, anche se insieme ad “Edge Of The Dream”, di cui trovo molto piacevole il ritornello, perde un po’ di tono con il progredire dei secondi.

“Glide In The Air” con il suo energico riff industrial trascina l’ascoltatore in un videogioco e rimane senza dubbio in testa. “Rain” e “My Soul Sad Until Death” conducono l’ascoltatore in un vortice spazio-tempo dalle cupe sonorità gothic che vedono la luce solo con l’aprirsi dei ritornelli. L’album ha due momenti di respiro, con “Lonely” che dà risalto alla voce maschile e farebbe la sua bella figura anche in un musical teatrale, e con “Firefly” che dà risalto alla voce femminile ed è un momento di quiete prima dell’ultimo brano.

“Red Death Masquerade” è forse il pezzo che preferisco di quest’album: trovo riuscito il connubio tra le orchestrazioni classiche, il tocco moderno dei sintetizzatori e una sezione ritmica aggressiva, perfettamente fusi con le linee vocali.

Anche se personalmente trovo alcune scelte di suono e arrangiamento non troppo originali o al passo coi tempi, è un lavoro piacevole da ascoltare nel suo complesso, a cui i ragazzi hanno sicuramente lavorato con cura e dedizione.

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