THE MONOLITH DEATHCULT – V3 – Vernedering

Titolo: V3 - Vernedering
Autore: The Monolith Deathcult
Nazione: Paesi Bassi
Genere: Progressive Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Human Detonator Records

Formazione:

Robin Kok – basso, voce.
Michiel Dekker – chitarra, voce.
Carsten Altena – chitarra, tastiere.
Frank Schilperoort – batteria.


Tracce:

01. Infowars
02. Connect the Goddamn Dots
03. Gone Sour Doomed
04. Vernedering
05. Blood Libels
06. The White Silence
07. They Drew First Blood
08. L’Ouverture de Morose


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori:
Ancora nessun voto. Vota adesso!
Please wait...

Visualizzazioni post:150

Il nuovo album degli olandesi The Monolith Deathcult viene pubblicato nel 2021 da Human Detonator Records, terza parte di un progetto che inizia con “V1- Versus” e prosegue con “V2 – Vergelding”. Una band decisamente particolare, per chi sente per la prima volta questo nome è doveroso inserire qualche parola di presentazione. La band dichiara che “il death metal ha raggiunto un tetto in termini di velocità”: per questo hanno deciso di ampliare il genere, inserendo elementi differenti. Da qui la definizione, da parte di chi scrive, di “progressive death metal” anche se ci saranno ben altre cose, che troverete in questa recensione.

Passiamo all’ascolto del disco, che mi arriva per via traverse da un redattore di HMW con la premessa “si tratta di ascolto strano e complicato”; posso forse tirarmi indietro di fronte a qualcosa di strambo e disturbato? Bastano pochi secondi di “Infowars” per finire dentro a questo che, più che un disco, sembra un film. Una bottiglia che si apre, un suono di un PC in accensione, un rutto, una voce narrante… bene, non vedo l’ora di scoprire cosa ci sarà dopo. “Connect the Goddamn Dots” picchia subito duro, un misto tra death metal ed elettronica da disco techno, sound tra i Fear Factory e S.Y.L. (dovrebbero bastare questi nomi per assegnare un voto alto d’ufficio). Non solo questo, ma anche, come da loro dichiarato, una “pomposità classica Wagneriana”; cosa vorrà dire? Ascoltate l’inizio di “Gone Sour Doomed”, e guardate anche il video, per avere idea del significato, difficilmente le parole potrebbero descrivere l’insieme di sensazioni. C’è davvero di tutto in questo disco, da assoli velocissimi a riff granitici tipici del death metal anni ’90, dalla techno dance alla musica sinfonica. Spettacolare la titletrack “Vernedering” con i continui cambi di ritmo e la voce con profondo growl mista ad effetti sonori. Altre parte cinematografica all’inizio di “Blood Libels” dove si trovano similitudine con l’epicità di band come Septic Flesh, per i sample di musica classica dall’entrata della parte suonata; una lunga parte centrale con assoli che sembrano più del progressive metal dei “grandi” piuttosto che di una band death con dei chiari disturbi di personalità, per un brano strumentale mozzafiato. Lunghi brani, tra i sei ed i sette minuti per “The White Silence” e “They Drew First Blood”, dove i TMD dimostrano capacità compositive notevolissime, riuscendo ad amalgamare cose indubbiamente complicatissime senza perdere di vista il concetto di canzone. Nei quasi TREDICI minuti della conclusiva “L’Ouverture De Morose”, la band rallenta e sfodera un riffone doom metal moderno condito con organo da chiesa. Un riff ripetuto alla noia, per far sprofondare l’ascoltatore in una sorta di veglia, evocativo e oscuro, fino all’introduzione di suoni dissonanti di chitarra, una sorta di sogno della mente di Lovecraft. Un finale spassosissimo con una sorta di intervista telefonica col gruppo.

Un disco strano, particolarissimo, ottimamente registrato e prodotto. Qualcosa di estremamente ben fatto e che merita l’attenzione non solo del popolo undeground: siamo di fronte ad una band di mattacchioni che sa fare dannatamente bene il proprio lavoro. Non tecnicismi senza capo né coda ma un disco bilanciato perfettamente, in un equilibrio che sembra tutt’altro che precario. Avranno davvero pensato a tutto? Sembra di sì. Non riesco a trovare carenze in questo lavoro, dalla composizione alla realizzazione.

Tutto questo è condito da un’immagine di ironia, umorismo nero e cattivo gusto, in combinazione con un fascino morboso per tutto ciò che è “sbagliato”. E, sì, questa frase la trovate come presentazione sul loro sito, ma non trovo parole migliori per descrivere quello che ho appena ascoltato. Meraviglioso. E terrificante.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.