ROBIN RED – Robin Red

Titolo: Robin Red
Autore: Robin Red
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Robin Red – voce solista, cori e basso

Dave Dalone – chitarra, sintetizzatori, cori e percussioni

Mats Eriksson – batteria

Erik Modin – percussioni

Joan Eriksson – pianoforte a coda, cori

Jona Tee – organo

Petra Eriksson – cori


Tracce:

01. Don’t Leave Me (With A Broken Heart)
02. (I’m A) Bad Habit
03. Everlyn
04. Freedom
05. Midnight Rain
06. Can’t Get Enough
07. Reason To Survive
08. Heart Of Stone
09. Nitelife
10. Head Over Heels
11. Living Dead
12. Living For


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Robin Eriksson (Degreed), in arte Robin Red, realizza finalmente il sogno di pubblicare un suo disco solista grazie all’appoggio dell’italiana Frontiers Music, allontanandosi però dai suoni moderni, alternativi e robusti della sua band ufficiale e sfornando un bell’album dal tipico stile rock statunitense e ottantiano.

“Pensavo di fare un album da solista da molti anni. È una specie di sogno che si avvera. Non mi sono mai sentito veramente pronto, almeno fino ad ora. Tornerò alle radici e lo renderò un po’ più organico. Sono molto ispirato da artisti come Jimmy Barnes e Bryan Adams, e il suono non sarà lontano da quelle cose, credo, ma sarò sempre io”, dice Robin.

Le undici canzoni sono accattivanti e melodiche, con ritornelli orecchiabili e altezzosi assoli di chitarra che impressionano piacevolmente per le influenze sonore provenienti da gruppi e artisti famosi, come Foreigner, Bryan Adams e John Waite. La ciliegina sulla torta è poi la produzione affidata all’ottimo Dave Dalone (H.E.A.T.), presente come produttore, chitarrista e co-autore per una raccolta curata nei dettagli e degna di nota. Si parte con il fantastico up-tempo “Don’t Leave Me (With A Broken Heart)”, dalle sonorità rock americane, dal refrain trascinante delle efficaci e leggere chitarre, e un finissimo coro. Ecco cosa dice Robin su questo singolo: “È stato scritto da Thomas Jakobsson e Björn Axelsson nei primi anni novanta e la famosa artista svedese Carola Häggkvist ha cantato nel primo demo. Tuttavia non è stato pubblicato, quindi in realtà ho io questo onore”. Riguardo all’album nel suo insieme, aggiunge che la mia idea era di mantenerlo il più ‘rock classico’ possibile, ahah. Pensalo come una versione del 1983! Penso che ci sentirete dentro un po’ di Foreigner, John Waite, Bryan Adams e Rick Springfield”.

La successiva “(I’m A) Bad Habit” conquista l’anima al primo ascolto ed è la migliore canzone dell’opera perché impreziosita, nella sua struttura armonica, da rockeggianti riff ed assoli di chitarra tipicamente americani e da un ritornello molto attraente. Con pezzi come “Everlyn” o “Head Over Heels” si rallenta per andare verso un AOR sdolcinato dalla prima all’ultima nota, con un gusto molto vicino a quello dei connazionali H.E.A.T. degli inizi e con assoli di chitarra superlativi. Il rock leggero di “Freedom” è pura passione per il rock melodico, sostenuto da un’ottima tastiera in sottofondo e un carino ritornello orecchiabile. Le toccanti “Midnight Rain” e l’acustica “Reason To Survive” sono pezzi che negli anni Ottanta sarebbero entrati nelle classifiche internazionali e sui quali Robin, con le sue tonalità vocali, dà il meglio di sé stesso, avvicinandosi moltissimo alla bella voce del connazionale Joey Tempest degli Europe.

Segnalo il divertimento sonoro dell’allegro hard rock di “Nitelife”, dove Robin canta con una voce più rauca del solito ma sempre incisiva, per un bel brano cadenzato e quasi, alla fine, anche soffuso a livello strumentale. Nella parte finale l’hard rock robusto prende positivamente il sopravvento nella splendida “Head Over Heels”, imperniata su precisi tocchi di tastiera, e nella ritmata “Living Dead”: due tracce azzeccate e convincenti. L’ultima “Living For” è un lento dove il nostro Scandinavo impone la sua melodiosa ugola alle chitarre, acustica ed elettrica, dell’abilissimo Dave Alone.

Se qualcuno ha dubbi sulla classe di Robin Red, ascolti questo album perché lo svedese dimostra ancora una volta di essere un grande cantante. Lo stesso vale per l’ottimo Dave Dalone che, con intelligenza ed eleganza, introduce leggermente il marchio di fabbrica dei suoi mitici H.E.A.T ed è la colonna portante di tutte le composizioni di questa buona e interessante opera musicale. In generale si può affermare che siamo di fronte a della musica senza pretese che omaggia i mitici anni ’80 ma con in evidenza la meravigliosa voce ed esibizione di Mr. Robin Red.

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