ECLIPSE – Wired

Titolo: Wired
Autore: Eclipse
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Erik Mårtensson – voce
Magnus Henriksson – chitarra
Philip Crusner – batteria
Victor Crusner – basso


Tracce:

CD / MC
01. Roses On Your Grave
02. Dying Breed
03. Saturday Night (Hallelujah)
04. Run For Cover
05. Carved In Stone
06. Twilight
07. Poison Inside My Heart
08. Bite The Bullet
09. We Didn’t Come To Lose
10. Things We Love
11. Dead Inside

LP
01. Saturday Night (Hallelujah)
02. Twilight
03. Ain’t No Fun
04. Dying Breed
05. Carved In Stone
06. Things We Love
07. Roses On Your Grave
08. Run For Cover
09. Poison Inside My Heart
10. We Didn’t Come To Lose


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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I fischi di un pubblico in attesa dell’esibizione dei loro beniamini, il vocio in sala e il suono degli strumenti degli Eclipse introducono il nuovo singolo “Roses On Your Grave”, una traccia ritmata e pesante che mette allegria grazie ad un ottimo e orecchiabile ritornello, come segno di speranza per una ripartenza sociale e musicale. Gli svedesi, capitanati dal frontman Erik Mårtensson (Ammunition, W.E.T.), propongono da oltre vent’anni musica ad alto livello continuando ad essere coerenti con la propria formula vincente per un hard rock melodico e adrenalinico tipico del Nord Europa. “Wired”, preceduto dal singolo e pazzesco inno rock “Saturday Night (Hallelujah)”, non fa assolutamente eccezione alla regola confermandosi quasi alla stessa stregua degli eccezionali brani di Paradigm del 2019.

Come al solito, la voce possente e pulita di Erik è uno degli elementi fondamentali e caratteristici della band ma Magnus Henriksson non è da meno con il suo modo di suonare abilmente la chitarra e sciorinare degli assoli travolgenti. Anche la sezione ritmica non scherza perché il basso e la batteria sono precisissimi e incisivi nell’esaltare le melodie folk e i riff rock delle chitarre semi-acustiche Gretsch in tutte le canzoni del disco. Basta ascoltare la rockeggiante e martellante “Bite The Bullet” per rendersene pienamente conto: caratterizzata da un lungo intermezzo musicale, senza un vero e proprio assolo, a discapito di un particolare suono delle sei corde di Henriksson in pieno stile western ma con un sound, in generale, simile a quello degli Helloween. Anche “Run For Cover” segue la stessa scia ma con un ritornello ultra melodico e predominante che si stampa fortemente in mente, caratterizzato da un assolo sfolgorante e prolungato di Magnus da lasciare a bocca aperta.

Troviamo un po’ di influenze americane, degli inimitabili Savatage o della Trans Siberian Orchestra, nell’altro singolo: “Twilight”, brano dal tocco metal e dotato di un’armonia che alla fine si trasforma, grazie ai cori molto ben riusciti, nell’ “Inno alla gioia” del musicista classico Van Beethoven. Geniale! Segnalo il robusto e divertente “Dying Breed”, classico pezzo alla Eclipse dalla grande energia metal e tutta da cantare a squarciagola, grazie al ritornello super coinvolgente. Colpisce anche il bel rock cadenzato di “Run For Cover”, ma in particolar modo l’ndispensabile ballata “Carved In Stone”, brano acustico, soave negli arrangiamenti, dalla grande atmosfera sentimentale e ben interpretato da Mårtensson.

La semi-ballata “Poison Inside My Heart” nell’introduzione riprende, con la chitarra acustica, i ritmi dolci e melodicissimi tipici dei vichinghi per poi esplodere in un ritornello irresistibile e con i massicci riff elettrici della chitarra di Magnus a sostegno. La cosa che colpisce in un disco degli Eclipse è che non ci sono riempitivi o cadute improvvise di creatività. Lo dimostra il prosieguo, con la tirata e ritmata “We Didn’t Come To Lose”, pezzo sempre convincente e contraddistinto da cori eccelsi e da un assolo micidiale sprigionato dalla chitarra elettrica. La penultima “Things We Love” è un AOR più radiofonico ma, per fortuna, con pochissime contaminazioni pop e che mostra un buon refrain melodico, contraddistinto da alcuni cambi di tempo e da una sezione ritmica grandiosa. L’opera si chiude bene con l’hard rock sopraffino di “Dead Inside”, dove il ritornello melodico è memorabile e avvincente.

Dopo i lunghi mesi di pandemia che, facendo le corna, sembra volgere al termine, “Wired” rappresenta l’inizio di una nuova era per l’hard rock ed il metal melodico guidata da un quartetto nordico che fino ad oggi non ha mai sbagliato un colpo e che si trova in cima tra le preferenze degli appassionati del genere. I mitici Europe parecchi anni fa hanno fissato l’asticella del rock melodico europeo, ma le nuove generazioni di rocker, soprattutto svedesi, come gli H.E.A.T., i Crazy Lixx e gli stessi Eclipse, l’hanno superata alla grande. Consigliato!

 

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