BE’LAKOR – Coherence

Titolo: Coherence
Autore: Be'lakor
Nazione: Australia
Genere: Melodic Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

John Richardson – Basso
Shaun Sykes – Chitarra
George Kosmas – Chitarra e Voce
Steve Merry – Tastiere, Piano, Sample
Elliott Sansom – Batteria


Tracce:

01. Locus            10:49
02. The Dispersion       01:53
03. Foothold             07:19
04. Valence              09:10
05. Sweep Of Days        05:17
06. Hidden Window        08:24
07. Indelible            04:59
08. Much More Was Lost   12:11


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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Sono un sincero fan dei Be’lakor sin dalla prima ora. Sin da quando nel 2008 mi giunsero alle orecchie i primi vagiti del loro album d’esordio “The Frail Tide”. Ancora un po’ acerbo, devo dire, però si faceva ascoltare e lasciava presagire un buon potenziale.

È la combo successiva che me li fece amare notevolmente di più e li fece anche conoscere ad un pubblico più ampio. Se con “Stone’s Reach” aprirono le porte del loro stile con un album scorrevole e molto valido, il successivo “Of Breath And Bone” li consacrò definitivamente.

Il quarto lavoro, “Vessels”, è un album che, a parer mio, è di difficile comprensione e che non sono mai riuscito a digerire. Fatico sinceramente a trovare la melodia accattivante, il riff intrigante, la canzone che spicca, pur non potendo dire che i pezzi sono brutti, in qualche modo il mio cervello ha rifiutato le composizioni presenti in quel disco. Entrano in gioco i gusti, credo, e non saprei spiegarmi meglio.

Arriviamo quindi a questo “Coherence”, a cinque anni di distanza dal precedente, e la prima cosa che ho pensato è stata “speriamo che la copertina non sia un brutto presagio”. Non so quanto l’effetto sia voluto, ma l’ho trovata incoerente al titolo… bella ma disordinata.

Detto questo, la scaletta si presenta importante e potrebbe impaurire chi già non conosce i nostri. Sono otto le tracce, tutte con un minutaggio non certo da punk rock e, sapendo che il melodic death metal che presentano è sicuramente qualcosa di elaborato, intricato e tecnico, potrebbe spaventare nonostante la loro tendenza a mantenere una certa dose di presa sull’ascoltatore grazie alle belle melodie.

Questa è la ricetta, ancora vincente, dei Be’lakor.

In fondo siamo di fronte a un death melodico che sfocia quasi nel progressive, date le numerose digressioni e gli spazi che vengono dati a certi riff. Il tutto utilizzando la melodia come componente fondamentale in ogni momento, non potendo usare lo strumento “voce” come tale.

Il risultato, questa volta, è decisamente meno ostico di Vessels, più diretto e più à la Opeth per certi versi, cosa che è apprezzabile e sicuramente colma un po’ del vuoto lasciato dagli svedesi in questi ultimi anni. I pezzi sono buoni, scorrono alla grande e sono in pieno stile Be’lakor, la produzione è ottima (come sempre), tutte le sfaccettature del loro sound escono in maniera ottimale (ecco forse avrei dato un po’ più di tiro alla batteria, con un suono meno educato e più d’impatto, specialmente alla cassa, ma son gusti personali), i cambi di tempo, le aperture melodiche, i riff più cupi e gli intermezzi strumentali e i loro riff più tipici ci sono tutti.

Un disco completo, alla fine, tutto quello che ci si dovrebbe aspettare dai Be’lakor e al meglio della loro forma.

Gli unici difetti che posso riportare sono minimi; a voler essere puntigliosi, la voce, pur cercando di variare con elementi diversi, è un po’ troppo ancorata ad un growl molto chiuso e cupo, che ben si adatta alle necessità della band, ma che alla lunga può risultare un po’ monocorde; inoltre vorrei puntualizzare il fatto che i nostri non abbiano cercato di andare oltre, buttare il cuore oltre l’ostacolo e si siano limitati a creare un gran bel disco, ma senza tentare strade sconosciute. Si sono attenuti ai propri canoni e hanno prodotto quanto nelle loro corde, al meglio delle loro possibilità e con un buonissimo risultato.

In conclusione, sicuramente promossi e, direi anche, bentornati!

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