JESS AND THE ANCIENT ONES – Vertigo

Titolo: Vertigo
Autore: Jess And The Ancient Ones
Nazione: Finlandia
Genere: Rock Psichedelico
Anno: 2021
Etichetta: Svart

Formazione:

Abrahammond: tastiere
Jussuf Af Grann: batteria, percussioni
Thomas Corpse: chitarra, cori
Fast Jake: basso
Jess: voce, tamburello

Mari Väliaho (ospite): cori


Tracce:

01.   Burning Of The Velvet Fires
02.   World Paranormal
03.   Talking Board
04.   Love Zombi
05.   Summer Tripping Man
06.   Born To Kill
07.   What’s On Your Mind
08.   Strange Earth Illusion


Voto del redattore HMW: 9/10
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L’album gira nello stereo da settimane, settimane e settimane. Mesi. Ancora non è facile trovare le parole per trasmetterne la travolgente bellezza e ancora viene spontaneo ringraziare che esistano gruppi con capacità compositive e comunicative di questo calibro: brillanti, complete. Vecchie da morire. Il lettore che faccia attenzione alle firme e legga con cura gli articoli, sa che questa sigla non vede di buon occhio esagerazioni fanciullesche e lodi iperboliche; ma Vertigo è praticamente un capolavoro e, bene, non ci sono altri termini in cui metterla.

Questi cinque devono per forza – per forza – aver percorso un buco di tarlo, essersi dati una scrollata dalla polvere di legno e poi messi all’opera.

La forza propulsiva delle tastiere e della voce. Questi due elementi danno vita ad impennate e torsioni che non sembrano possibili da parte di un gruppo di questo secolo. Il basso è un’istantanea degli anni sessanta.
La chitarra: una chitarra. Il Diavolo. Il batterista è così perfetto che è necessario un piccolo sforzo di memoria per aver chiaro che, sì, è lì fermo al proprio posto e sta esaltando ogni passaggio, ogni momento.

Rock psichedelico viscerale, della scuola californiana. Con accenti scuri ma mai neri, testi inclusi; taglio che ne fa dunque anche figli (nipoti!) della sensibilità britannica. “Talking Board” sembra estratta di peso da uno spettacolo di Screaming Lord Sutch e “Born To Kill” suonata da uno squadrone di zombi invasati. Ma il bello, cari voi che avete conficcati nel cuore quegli anni magici in cui tutto era nuovo e libero e possibile, è che qua sopra anche il momento meno riuscito è decisamente olimpico. Se rifioritura dev’essere, e come è in fondo inevitabile che sia, questa è una delle maniere giuste.

Per quanto riguarda queste quattro paia di orecchie, uno dei dischi dell’anno.

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